Completare e attuare un sistema IVA moderno, semplice e con poche eccezioni. È una delle richieste centrali rivolte a San Marino dagli esperti del Fondo monetario internazionale al termine della missione condotta dal 26 ottobre al 5 novembre. Il miglioramento dei conti pubblici viene riconosciuto, ma per il Fondo deve essere accompagnato da riforme capaci di rendere più solide le entrate e più efficace la spesa.
L’indicazione sull’IVA è precisa: il sistema dovrà essere conforme alle migliori pratiche internazionali e dell’Unione europea, limitare le esenzioni e i trattamenti differenziati, contenere i costi del passaggio e ridurre le possibilità di elusione.
Il punto riguarda quindi sia le regole dell’imposta sia il modo in cui saranno applicate. Un sistema con numerose deroghe e regimi particolari può diventare più complicato da gestire per gli operatori e da controllare per l’amministrazione. La direzione indicata dal Fondo è quella di una struttura più uniforme, con meno spazi per aggirare gli obblighi fiscali.
Non vengono indicate aliquote, una data di entrata in vigore o categorie da assoggettare a un trattamento specifico. Le conclusioni della missione fissano un indirizzo di riforma, senza definire quanto pagherebbero famiglie e imprese. Non consentono quindi di quantificare eventuali effetti sui prezzi, sui singoli settori o sul gettito.
Anche il richiamo ai costi di transizione ha un peso concreto. Il Fondo chiede di ridurre al minimo gli oneri del cambiamento: la semplicità dovrà riguardare il funzionamento ordinario dell’IVA e la fase necessaria per arrivarci. Tempi, procedure e capacità degli uffici saranno dunque elementi decisivi per tradurre la riforma in pratica.
L’IVA viene inserita tra le priorità della politica di bilancio, mentre l’attuazione dell’Accordo di associazione con l’Unione europea è affrontata anche su un piano distinto, quello dell’allineamento normativo e del rafforzamento delle istituzioni. Il Fondo non presenta l’introduzione dell’imposta come un automatismo conseguente alla firma dell’Accordo.
La richiesta arriva dopo una valutazione positiva della riforma dell’imposta sul reddito attuata nel 2026. Secondo gli esperti, questa ha ampliato la base imponibile, migliorato il rispetto degli obblighi fiscali e rafforzato la progressività. L’IVA rappresenta un altro intervento prioritario nel percorso di revisione del sistema tributario.
Il quadro di partenza è quello di un debito pubblico sceso al 59,8% del PIL. Nel 2025 San Marino ha registrato il quarto avanzo primario consecutivo: il saldo tra entrate e spese, prima degli interessi e al netto del sostegno al settore bancario, è arrivato al 3,8% del PIL.
Per proseguire nella riduzione del debito e mantenere risorse disponibili in caso di difficoltà, il Fondo raccomanda un avanzo primario intorno al 2,5% del PIL nel medio periodo. Il miglioramento fiscale deve quindi accompagnarsi al controllo della spesa, lasciando spazio agli investimenti.
Un contributo alla stabilità è arrivato dall’Eurobond da 350 milioni di euro emesso nell’aprile 2026, con durata quinquennale e cedola intorno al 3,6%. L’operazione ha assicurato in anticipo le risorse per il titolo in scadenza a gennaio 2027, riducendo il rischio di dover reperire finanziamenti a ridosso del rimborso e allungando la scadenza al 2031.
L’economia continua però a crescere a ritmi contenuti. Dopo il +1,5% stimato per il 2025, il FMI prevede un aumento del PIL dell’1,3% nel 2026 e dell’1% nel 2027. Nello stesso tempo, l’inflazione media è attesa al 2,5% quest’anno e al 3,5% nel prossimo.
Il Fondo riconosce che gli aiuti sui carburanti hanno attenuato l’impatto dei rincari, ma osserva che i sostegni generalizzati hanno sottratto risorse ad altre priorità. Chiede quindi prestazioni più mirate e una revisione di sussidi, agevolazioni fiscali e trasferimenti, per individuare somme da destinare a interventi con maggiori benefici economici o sociali.
Tra gli investimenti da sostenere figurano le infrastrutture sanitarie e l’energia, con particolare attenzione alla produzione solare e, potenzialmente, alle batterie di accumulo. I progetti dovranno avere costi calcolati con rigore e restare compatibili con la discesa del debito.
Un’altra pressione arriva dall’invecchiamento della popolazione. Secondo la missione sarà probabilmente necessaria un’ulteriore riforma delle pensioni, per evitare l’esaurimento delle riserve. Tra le possibilità indicate ci sono interventi sull’età pensionabile, sulle penalizzazioni per l’uscita anticipata e sui parametri delle prestazioni, salvaguardando l’adeguatezza degli assegni.
Anche l’integrazione europea richiederà risorse. Il Fondo chiede di calcolare e inserire nella programmazione di bilancio i costi amministrativi e istituzionali dell’Accordo, prevedendo assunzioni mirate e investimenti nelle competenze e nei sistemi informatici.
Sul fronte bancario, liquidità e qualità degli attivi sono migliorate, ma restano fragilità. I crediti deteriorati sono ancora elevati e alcune banche dispongono di riserve patrimoniali e di liquidità limitate. Gli esperti chiedono di rafforzare il capitale, ridurre i costi e risolvere le criticità degli istituti alla ricerca di nuovi investitori, facendo ricorso principalmente a risorse private.
