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Attualità

Fine vita, San Marino approva la legge: 39 sì e nessun voto contrario

San Marino ha una legge sul fine vita. Il Consiglio Grande e Generale ha approvato venerdì mattina, in seconda lettura, il progetto di legge di iniziativa popolare sulle disposizioni anticipate di trattamento sanitario e sulle decisioni relative alle cure delle persone affette da malattie invalidanti o nella fase finale della vita.

Il risultato della votazione è stato di 39 favorevoli e nessun contrario, su 46 consiglieri presenti. Un’approvazione arrivata dopo un lungo confronto tra maggioranza e opposizione, con alcune modifiche concordate proprio nelle ultime ore.

La novità principale riguarda la possibilità, per ogni persona, di stabilire in anticipo quali trattamenti sanitari accettare e quali rifiutare, nel caso in cui un domani non fosse più in grado di esprimere la propria volontà. È il principio alla base delle disposizioni anticipate di trattamento sanitario, le cosiddette DATS.

La legge disciplina inoltre il consenso informato, il rapporto tra medico e paziente, la pianificazione condivisa delle cure e il ricorso alle cure palliative. Restano invece escluse espressamente l’eutanasia e il suicidio medicalmente assistito.

Il testo nasce dall’iniziativa dell’Associazione Emma Rossi ed è arrivato al voto dopo un percorso di mediazione che ha coinvolto le diverse forze politiche. Il Movimento Rete ha ritirato la propria proposta per favorire l’approvazione di quella popolare, mentre all’interno della maggioranza il confronto ha permesso di superare le differenti posizioni, soprattutto sui temi etici.

“Nessuno può decidere per gli altri”, ha sottolineato Paolo Crescentini (Psd), parlando di “un avanzamento civile e giuridico”. Per il consigliere, però, il lavoro non finisce con il voto: “i diritti non vivono soltanto nelle leggi approvate, ma soprattutto nella loro concreta applicazione”. Sulla stessa linea Tomaso Rossini (Psd), che ha ricordato come il compromesso raggiunto con la Democrazia Cristiana abbia portato a escludere espressamente eutanasia e suicidio assistito.

“Mediare non significa necessariamente rinunciare alle proprie convinzioni”, ha osservato.

Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto) ha insistito sulla necessità di accompagnare le scelte individuali con un’assistenza adeguata. “un’autodeterminazione senza un contesto di cura e di assistenza rischia di diventare solitudine, mentre una tutela senza ascolto rischia di trasformarsi in imposizione”, ha affermato.

Michela Pelliccioni (Gruppo Misto) ha invece richiamato il ruolo dell’iniziativa popolare nel riconoscimento di nuovi diritti, accostando questo percorso a quello che aveva portato alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. “È la seconda volta che mi sento onorata di far parte, in qualche modo, della storia del nostro Paese”, ha dichiarato.

Soddisfazione anche dai banchi di Rete. Giovanni Maria Zonzini ha parlato di “questo passo di civiltà per il nostro Paese”, auspicando che San Marino possa affrontare in futuro anche il tema dell’eutanasia.

Gian Matteo Zeppa ha definito il provvedimento uno strumento utile anche per i familiari delle persone malate, spesso chiamati ad affrontare decisioni difficili.

Per Luca Lazzari (Psd), il risultato dimostra che il confronto politico può portare a una soluzione condivisa: “questa volta mi pare che ci siamo riusciti”.

Non sono mancate le riserve. Fabio Righi (Domani Motus Liberi) ha riconosciuto i miglioramenti introdotti durante l’esame della legge, ma ha chiesto maggiori garanzie per i pazienti più fragili.

“La vera autodeterminazione non consiste soltanto nel riconoscere il diritto di rifiutare una cura, ma consiste anche nel garantire che quella scelta non sia determinata dalla paura, dalla sofferenza evitabile e dall’assenza di alternative”, ha spiegato.

Tra i punti contestati, la verifica della capacità decisionale dei pazienti, le eventuali pressioni esterne, il sostegno psicologico e le disposizioni riguardanti minori e donne in gravidanza.

Uno dei passaggi più discussi della mattinata ha riguardato i costi delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Gaetano Troina (D-ML) ha sollevato il rischio che il ricorso al notaio e le formalità di registrazione potessero comportare una spesa minima di 70 euro. “Ci vuole davvero tanto a togliere da questo articolo la figura del notaio e a eliminare di conseguenza l’obbligo di registrazione?”, ha chiesto.

Anche Emanuele Santi (Rete) è intervenuto sul tema, mentre Maria Luisa Berti (Ar) ha precisato che rivolgersi al notaio sarebbe comunque rimasta una possibilità e non un obbligo.

La discussione ha portato a una sospensione dei lavori e alla ricerca di una soluzione condivisa. Alla ripresa è arrivato l’accordo di tutti i gruppi: le DATS saranno esenti dall’obbligo di registrazione, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta o tassa. Resta la possibilità di rivolgersi a un notaio, soluzione che Alessandro Scarano (Pdcs) ha difeso soprattutto per le persone impossibilitate a raggiungere gli uffici pubblici.

“Il notaio può recarsi anche presso il domicilio della persona”, ha ricordato.

L’intesa è stata accolta anche dalle opposizioni. “Ringraziamo la maggioranza per aver accolto l’osservazione che avevamo formulato”, ha dichiarato Righi.

Nicola Renzi (Repubblica Futura) ha commentato: “Credo che sia proprio questo il modo corretto di affrontare il lavoro legislativo”. Rimane invece aperta, secondo Domani Motus Liberi, la questione di un registro unico delle DATS, che permetta di individuare con certezza l’ultima volontà espressa da una persona.

Il prossimo passaggio sarà la predisposizione del modulo attraverso il quale i cittadini potranno indicare le proprie volontà. Il Segretario di Stato alla Sanità Massimo Andrea Ugolini ha confermato che la Direzione Generale dell’ISS avvierà il lavoro dopo l’approvazione e la pubblicazione della legge.

Il decreto delegato dovrà essere adottato entro 60 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale. Ugolini ha assicurato che ci sarà un confronto con i proponenti e che la proposta sarà trasmessa alle forze politiche.

Durante l’esame è stato infatti eliminato il riferimento espresso al confronto preventivo con l’Associazione Emma Rossi, ma è rimasto l’impegno politico a coinvolgerla.

Il dibattito ha toccato anche il ruolo dei minori nelle decisioni sanitarie. Sara Conti (Repubblica Futura) ha chiesto maggiori possibilità di ascolto per i ragazzi di 16 e 17 anni sufficientemente maturi per comprendere le proprie condizioni di salute. “Sono ragazzi che hanno tutto il diritto di essere coinvolti e ascoltati”, ha affermato.

La consigliera ha inoltre sollecitato interventi per rendere concretamente possibile la donazione degli organi.

Ugolini ha spiegato che è già in corso un lavoro sull’accreditamento del Centro Trasfusionale e che successivamente potrà essere affrontata anche questa questione.

Ampio spazio è stato riservato alle cure palliative e alla realizzazione dell’hospice sammarinese. Vladimiro Selva (Libera) ha ricordato che nei primi sei mesi del 2026 il servizio di Medicina del Dolore, Cure Palliative e Hospice dell’ISS ha preso in carico 41 nuovi pazienti. Tra gennaio 2025 e giugno 2026 sono stati complessivamente 144 i pazienti e le famiglie assistiti.

Il progetto dell’hospice prevede una prima sistemazione all’Ospedale di Stato e, successivamente, una struttura dedicata alla Fiorina.

“Una vita non vale di meno perché è fragile”, ha sottolineato Selva.

Nelle dichiarazioni di voto, Repubblica Futura ha annunciato la propria astensione. Renzi ha riconosciuto che la legge rappresenta “un punto di partenza”, ribadendo però le perplessità del gruppo sulle garanzie per alcune categorie di pazienti e sulla necessità di rendere rapidamente disponibili gli strumenti per applicarla.

Il voto finale, con 39 sì e nessun contrario, ha sancito l’approvazione definitiva della legge e la chiusura della sessione consiliare di ottobre e novembre.