Nessuna bomba, e non è un caso: non deve esserci.
Scuole il 19 ottobre e il 2 novembre, aerei il 3, il 5 e il 6, redazioni di Dublino venerdì.
Chi manda questi falsi allarmi non vuole terrorizzarci: sta facendo all’Europa quello che nella sicurezza informatica si chiama penetration test. Bussa a una porta alla volta per vedere chi apre, quanto ci mette e chi avvisa.
Gli indizi sono nei dettagli. Il 2 novembre le mail sono arrivate a centinaia di scuole, molte chiuse per i defunti: a chi scrive non importa chi legge, importa che se ne parli.
Le firme cambiano a ogni ondata, dalla Sharia a un movimento misogino che la Russia stessa ha messo fuorilegge.
Un gruppo vero vuole il suo nome sui giornali, chi conduce un test no. E secondo le prime ricostruzioni una parte dei messaggi è partita da caselle compromesse.
Da qualche parte, magari, c’è un’azienda, uno studio o un ufficio che ha spedito un allarme bomba a un aeroporto e non lo sa ancora.
Cosa misurano?
Quanto ci mettiamo a reagire: ogni caccia che decolla rivela basi, tempi, catene di comando.
Quanto ci parliamo: ogni ora che passa prima che un Paese scopra che la stessa mail è arrivata anche agli altri finisce sul taccuino. E quanto ci spaventiamo: ogni diretta che elenca voli e dirottamenti è il report del test, consegnato gratis. Il pericolo non è la bomba che non c’è, è la mappa dei nostri riflessi nelle mani di qualcun altro.
E l’ultima mail ha già indicato la prossima porta: treni e metropolitane.
Chiedersi chi sia stato serve a poco, perché l’operazione è costruita apposta perché la risposta non arrivi.
Quando arriva, come per le scuole ceche e slovacche nel 2024, porta a un presunto esecutore che secondo l’intelligence di Praga era con ogni probabilità pagato dalla Russia.
Se non puoi punire chi attacca, devi rendere inutile l’attacco. Vuol dire valutare in minuti invece di evacuare per riflesso, come Heathrow e Birmingham, che hanno giudicato non credibili le minacce e sono rimasti aperti.
Vuol dire mettere in comune le impronte, perché la stessa mail in trecento caselle è rumore. E vuol dire raccontare senza fare da tabellone segnapunti.
Poi c’è la regola di ogni collaudo: si comincia dove costa meno.
Un aeroporto ha artificieri, protocolli e caccia pronti in dieci minuti. Un’azienda di dieci persone ha una casella info@ e qualcuno che apre tutto.
Per chi attacca sono due righe dello stesso foglio Excel: la prima è il bersaglio, la seconda è il mezzo per arrivarci.
Vale anche per i Paesi.
San Marino resta fuori dal coordinamento europeo, che riunisce gli Stati membri, e ha scuole, uffici pubblici e una televisione con indirizzi pubblicati online come chiunque.
In compenso è abbastanza piccolo da decidere in dieci minuti: un solo numero da chiamare, una sola valutazione, una sola voce che parla. Gli basta un filo diretto con chi in Italia vede le stesse mail nello stesso momento, e un po’ di disciplina, perché qui una voce fa il giro dei gruppi Facebook prima che qualcuno abbia aperto la posta.
Piccoli si può essere in due modi: il banco di prova di qualcun altro, o il posto dove il collaudo fallisce. Conviene deciderlo prima che bussino.
Osservatorio Strategic
