L’ambasciata americana a Ottawa accusa il Canada di tentare di influenzare le elezioni di metà mandato di novembre. Al centro delle contestazioni ci sono i contatti con esponenti democratici e le proposte di colpire con dazi di ritorsione alcuni Stati politicamente importanti per l’amministrazione Trump.
Washington richiama le parole della ministra dell’Industria Mélanie Joly, che, interrogata sulle prospettive commerciali in caso di vittoria democratica, avrebbe dichiarato: “È esattamente per questo che sto incontrando così tanti governatori e potenziali candidati alla presidenza”.
Le accuse coinvolgono anche il premier dell’Ontario Doug Ford, favorevole a contromisure commerciali rivolte alle importazioni da Stati rilevanti per il consenso dell’attuale amministrazione americana.
Il primo ministro Mark Carney ha respinto le contestazioni, sostenendo che sia stata Washington ad aprire lo scontro con i dazi. Le misure canadesi, ha spiegato, servono a proteggere lavoratori, imprese ed economia nazionale.
La replica è arrivata durante la presentazione di un pacchetto di aiuti da quasi 9 miliardi di dollari canadesi, destinato ad attenuare le conseguenze delle tariffe statunitensi.
Ford ha negato di voler interferire nelle elezioni, rimarcando che la scelta spetta agli americani. Joly ha invece spiegato che i suoi incontri negli Stati Uniti puntano ad attirare investimenti in Canada.
Le tensioni investono anche l’ambasciatore americano Pete Hoekstra, che aveva annunciato una stretta sorveglianza sui politici canadesi per individuare eventuali ingerenze. Una petizione per chiederne la rimozione ha superato le 280mila firme.
