Riportiamo integralmente l’intervento di Emanuele Santi (Rete) in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni.
Emanuele Santi (Rete): Anch’io mi associo ai migliori auspici per il vostro semestre e vi ringrazio per il discorso di apertura, per i messaggi che ci avete lasciato in quest’aula, dei quali cercheremo di fare tesoro. Non posso che partire dalla firma dell’accordo di associazione. È un traguardo, un passaggio storico per il nostro Paese, un passaggio che Rete già fin dal 2013 aveva auspicato. Quando ci fu il referendum sulla piena adesione noi fummo contrari, ma dicevamo che per San Marino era auspicabile un accordo di associazione, un accordo ad hoc. È poi la strada che è stata intrapresa e che noi abbiamo sostenuto. Credo che anche dalle dichiarazioni dei segretari di Stato intervenuti oggi ci sia la piena consapevolezza che il tempo dei festeggiamenti e dei brindisi è finito. Bene che si siano fatti, ma oggi bisogna assolutamente iniziare a lavorare, perché in questi tre anni di tempo se n’è perso molto. Non più tardi di una settimana fa, nelle Commissioni prima e seconda congiunte, il segretario Beccari ci ha portato una lista delle leggi da fare. Noi avevamo più o meno un’idea che fossero quelle. Oggi abbiamo nero su bianco che dovremo apportare almeno venti modifiche legislative per essere compliant con la normativa. Alcune richiederanno anche diversi decreti attuativi. Siccome era già noto da tempo che questi provvedimenti sarebbero stati necessari, penso che si sia perso molto tempo, troppo tempo. Molti provvedimenti dovevano essere già pronti. Invece siamo ancora lì: sono state date consulenze, per carità necessarie, ma a settembre 2026. Segretari di Stato, forse si potevano dare un po’ prima, cominciare a studiare la normativa e fare gli atti propedeutici. Noi siamo fiduciosi e, se le normative che arriveranno andranno nell’ottica dei nostri principi e dei nostri valori, non avremo nessun limite a sostenerle. Però dell’accordo di associazione non si può dire soltanto che è una potenziale opportunità. Le opportunità dell’accordo di associazione bisogna coglierle e, per coglierle, bisogna cominciare ad accelerare. Sull’informazione si è fatto pochissimo. Ancora oggi le persone ci fermano per strada e non sanno cosa si è andato a firmare. Questo è grave. Noi, nel nostro piccolo, siamo una forza di opposizione e ci abbiamo provato; altre forze di governo ci hanno provato. Però si è fatto troppo poco, questo ce lo dobbiamo dire. Nella popolazione non è ancora ben chiaro che cosa sia questo accordo. Quindi l’obiettivo deve essere cominciare tutti insieme a fare qualcosa di più rispetto alla comunicazione, che è stata a dir poco scadente, se non irrilevante. Rispetto alla situazione del Paese credo ci sia poco spazio per i trionfalismi e poco da brindare. Abbiamo il tema dell’emergenza casa, che sta diventando un’emergenza sociale. Le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese. Il costo della vita è aumentato in maniera esponenziale in questi giorni e avrà ancora degli aumenti. Vediamo cosa sta succedendo in Italia: fermi dei mezzi di trasporto, la benzina arrivata alle stelle. Su questi temi bisogna cominciare a confrontarsi e soprattutto portare iniziative e idee, che noi porteremo nel breve. Bisogna cominciare, non dire soltanto che l’accordo ci dà opportunità: non le stiamo cogliendo e abbiamo problemi da risolvere oggi, che sono lì sulla carta. Comprare una casa per una giovane coppia è diventata un’impresa, per non dire impossibile, con prezzi alle stelle sia per l’acquisto sia per gli affitti. Noi siamo molto preoccupati della situazione e mi sembra di vedere un governo più impegnato negli elogi e nell’autoincensarsi che nel risolvere i problemi dei cittadini. Non mi è piaciuto l’intervento del segretario Gatti, ma questa non è una novità. Un segretario di Stato che viene qui a riferire sulla Giochi del Titano e sulla questione della nave ci fa due interventi nei quali minimizza la portata di quello che è successo. Io non l’accetto. La Giochi del Titano è un’azienda al cento per cento dello Stato, che dà più di venti milioni di euro all’anno di entrate e nella quale lavorano più di cento dipendenti. È un’azienda che va preservata. Però ci si può dire che ci sono tutti i presidi? Sì, ci possono essere tutti i presidi, ma se l’accusa è che potenzialmente qualcuno sia riuscito a riciclare sette milioni e mezzo, vuol dire che qualche presidio non funziona. Quindi bene l’audit, ma bisogna cominciare a dire che in questo Paese probabilmente i provvedimenti e la normativa lasciano le maglie abbastanza larghe affinché qualcuno possa infilarsi e fare ancora certe pratiche che noi vogliamo debellare. Se è successa questa cosa, e verrà accertato in sede penale, noi come politica ci dobbiamo interrogare: ci sono maglie troppo larghe oppure amministratori o persone infedeli che lavorano lì e hanno cercato o trovato la scappatoia? Non possiamo dire che va tutto bene, perché poi ci rimette lo Stato, l’immagine dello Stato. Non siamo noi a dire che va tutto male. L’immagine del nostro Paese, per questo fatto, è stata lesa e non è colpa dell’opposizione. Noi non sapevamo niente, è venuta fuori questa indagine, siamo stati coinvolti in un’indagine forse anche più grande di noi, però quei sette milioni e mezzo sarebbero stati riciclati lì. Quindi occorre accertare le responsabilità e forse anche cominciare a interrogarsi se, in certi ruoli apicali, dopo un certo numero di anni, sia necessario un po’ di turnover. Non vogliamo fare accuse, però su questo non possiamo arrivare qui e dire: i controlli ci sono, facciamo l’audit. Il problema è serio, perché parliamo di sette milioni e mezzo riciclati. E poi, se sono solo quelli, perché noi sappiamo di quelli; se ce ne sono altri non lo sappiamo. Se qualcuno aveva trovato la via, lì non girano soltanto pochi milioni di euro: parliamo di centinaia di milioni di euro che potenzialmente sono esposti a questo rischio. Quindi non scherziamo, segretari di Stato, su questa vicenda, non minimizziamo. Bisogna andare fino in fondo e cercare le responsabilità e la verità. Se c’è una maglia troppo larga bisogna intervenire, perché non possiamo pensare di andare in Europa e che qualcuno sfrutti ancora il nostro sistema per fare i giochini. L’altro tema: qui passa tutto in cavalleria, va tutto bene. Da quattro anni abbiamo periodicamente vicende che riguardano le navi. Due o tre anni fa una nave, sempre nel Mar Nero, è stata colpita da un drone e non si è saputo più niente. Sei mesi fa, nelle acque internazionali di fronte a Israele, una nostra nave battente bandiera sammarinese è stata sequestrata dalla Guardia nazionale israeliana e non si è saputo niente. Oggi sappiamo che un altro drone colpisce una nave. Il segretario Gatti ne parla come se fosse un fatto normale. Per carità, le navi girano nel mare, ma ci vogliamo chiedere come mai queste navi sono sempre nel Mar Nero, sempre nelle zone di guerra, e sono sempre le nostre a essere colpite? In proporzione, segretario, ci sono duecento Paesi, ci sono stati quattro attacchi e hanno preso sempre noi. È un caso? Bisognerà cominciare a interrogarsi sul perché. Bisogna fare un approfondimento su cosa gira nel registro navale, su dove queste navi solchino i mari e soprattutto su quali interessi facciano, perché non vorrei che anche qui qualcuno, attraverso queste navi, facesse qualche giro strano, magari con il petrolio. Ultimo tema, mi rimane poco tempo: le mammografie. Ancora qui qualcuno viene in aula e dice che l’opposizione fa terrorismo. Io leggo questo documento: “Obiettivo: screening mammografico secondo le linee internazionali più aggiornate. Azione: appropriatezza prescrittiva della mammografia per screening, rimodulando la frequenza del controllo a due anni. Risultato: riduzione delle mammografie di almeno il 25% rispetto al 2025”. Questo non è qualcosa che mi sono inventato io: sono gli obiettivi del Comitato esecutivo. Quindi il Comitato esecutivo aveva preso una decisione, quella di ridurre lo screening da un anno a due anni, riducendo le mammografie. Una decisione presa, solo che è stato preso con le mani nella marmellata e adesso è dovuto tornare indietro. Io me le ricordo: sono venuti anche qui, in quest’aula, a difendere questa scelta e a dire che avevamo esposto le nostre donne a un rischio con troppe mammografie. Ce lo ricordiamo bene. Allora non facciamo demagogia su queste cose. Qui c’era una scelta che qualcuno aveva fatto sulla pelle delle nostre donne, è stato fortunatamente sgamato e adesso è tornato indietro. Quindi non è l’opposizione brutta e cattiva: è l’opposizione che rivela cose e decisioni prese. Poi, casualmente, si viene a sapere che un’azienda privata sammarinese aveva comprato il mammografo. Chiaramente è tutto lecito, le cliniche private fanno quello. Hanno comprato il mammografo, con tanto di assunzione di personale nello stesso periodo. Quindi da una parte creiamo il disagio nel pubblico per spostare nel privato. Per noi è inaccettabile.
