Riportiamo integralmente l’intervento di Giulia Muratori (Libera) in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni.
Giulia Muratori (Libera): Anch’io non posso esimermi dal commentare la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. È un passaggio storico per la nostra Repubblica che credo meriti di essere riconosciuto per il suo valore politico, ma anche per le prospettive che apre al nostro Paese. Non voglio nascondere la mia personale emozione, ma vorrei evidenziare anche l’emozione di tutte le persone che hanno partecipato al momento della firma organizzato dal Congresso al Kursaal. È stato un evento storico, un momento che rimarrà nella memoria della nostra Repubblica. Un risultato che arriva dopo anni di lavoro, attraverso legislature e governi differenti, grazie anche all’impegno di tante persone che, pur partendo da sensibilità politiche diverse, hanno creduto nella possibilità di costruire un rapporto nuovo con l’Unione europea. Ho sentito nel dibattito chi ha rivendicato il proprio contributo e il proprio impegno, permettetemi, mettendosi forse anche un po’ troppo in mostra. Potrei farlo anch’io, ricordando quanto Libera si sia sempre collocata nella posizione di sostenere convintamente questo percorso e quanto abbia creduto, fin dalla sua nascita, nell’opportunità dell’accordo. Ma non credo che oggi serva stabilire chi possa rivendicare una parte maggiore di questo risultato. Credo invece sia importante riconoscere il lavoro svolto nel tempo da persone, forze politiche e istituzioni diverse, senza trasformare un traguardo del Paese in una gara. Questo è un risultato del Paese. È il frutto del lavoro di governi diversi, del contributo delle forze politiche che lo hanno sostenuto, ma anche delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria e delle rappresentanze economiche e sociali che hanno accompagnato questo percorso, riconoscendone l’importanza per il futuro della Repubblica. È qui la cosa importante: si è fatto sistema davanti a un’opportunità per il nostro Paese. Il mio personale ringraziamento va anche a loro e credo che questa capacità di costruire una prospettiva condivisa, al di là delle appartenenze politiche, rappresenti uno degli aspetti più significativi di questo traguardo. San Marino ha scelto di guardare avanti, di rafforzare la propria presenza internazionale, di investire nella cooperazione e nel multilateralismo. Anche questo non è scontato, soprattutto per il momento storico che stiamo vivendo, superando quindi una visione di isolamento che oggi sarebbe sempre meno sostenibile. Ma proprio perché questo risultato è così importante, credo sia necessario spostare subito lo sguardo su ciò che ci aspetta. La firma è certamente un risultato politico. L’attuazione dell’accordo sarà la vera prova della nostra capacità di governare l’accordo stesso. È su questo che da oggi dobbiamo concentrare il nostro lavoro. Abbiamo davanti una fase estremamente impegnativa, che richiederà una programmazione rigorosa del recepimento dell’acquis comunitario e un adeguamento progressivo del nostro ordinamento. Per questo ritengo, e riteniamo, indispensabile definire quanto prima una vera e propria roadmap normativa, passatemi il termine, articolata settore per settore, che individui con precisione gli interventi da realizzare, le scadenze negoziate, le responsabilità e i tempi di approvazione dei provvedimenti. Serve necessariamente una programmazione che coinvolga il governo, ma soprattutto le strutture amministrative e il Consiglio grande e generale, con un calendario legislativo definito e strumenti di verifica periodica dello stato di avanzamento. Ma il vero nodo, a mio avviso, è un altro: la preparazione della pubblica amministrazione. Qui credo che dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che un po’ in ritardo siamo. Non possiamo continuare a parlare genericamente della necessità di prepararci all’accordo. Questo lavoro avrebbe dovuto essere avviato e strutturato già da tempo, indipendentemente dalla data della firma, e deve essere avviato immediatamente. Sapevamo da anni quale sarebbe stata la direzione del nostro Paese ed è proprio per questo che dobbiamo recuperare quel tempo. Le professionalità nella nostra pubblica amministrazione ci sono. Il punto è metterle nelle condizioni di lavorare, valorizzarle e organizzarle in maniera efficace. Dobbiamo sapere chi fa cosa, quali uffici sono chiamati a intervenire, quali competenze devono essere rafforzate e come queste strutture debbano dialogare tra loro. Era stata depositata dalle Segreterie di Stato agli Interni e agli Affari esteri una relazione che qui in Consiglio abbiamo discusso, una relazione che dava già delle proposte, delle soluzioni. Su quelle proposte e su quelle soluzioni adesso dobbiamo decidere quali intraprendere e portarle a termine. Per questo ritengo anche indispensabile rendere pienamente operativa una cabina di regia, dotata di responsabilità precise e di un sistema di monitoraggio delle attività. Credo che questo debba essere, a oggi, un obiettivo prioritario per il governo, sul quale non possiamo permetterci ulteriori rinvii. Cambio argomento. Vorrei velocemente anch’io soffermarmi sulla vicenda della Giochi del Titano, anche alla luce di quanto riferito dal segretario di Stato Gatti e dal segretario Fabbri. Credo sia importante che una vicenda di questa complessità venga affrontata dalle istituzioni con la necessaria attenzione e responsabilità. Il governo ha intrapreso iniziative per seguire la situazione ed è importante che questo lavoro prosegua con serietà. Credo però sia necessario distinguere due aspetti. Il primo riguarda gli eventuali profili di rilevanza penale, sui quali certamente spetta alla magistratura fare piena chiarezza. Il secondo riguarda invece la gestione e il funzionamento della società. È su questo terreno che il governo si è attivato, ovviamente attraverso gli organi competenti, che dovranno svolgere tutti gli approfondimenti necessari per verificare se vi siano anomalie nei processi organizzativi, nei controlli interni e nelle modalità di gestione. Sulle cariche anch’io condivido quanto sostiene chi ritiene che forse cariche troppo lunghe vadano ripensate. Le responsabilità, quando ci sono, devono certamente essere accertate senza sconti per nessuno. Passo a un argomento totalmente diverso, quello dell’audizione del Comitato esecutivo dell’ISS, avvenuta recentemente in Commissione, che ho trovato particolarmente importante e anche molto positiva e dalla quale sono emersi alcuni elementi di novità importanti. Mi riferisco in particolar modo all’attenzione dedicata alla medicina territoriale e domiciliare, temi che consideriamo fondamentali per il futuro del nostro sistema sanitario e che nella relazione del precedente Comitato esecutivo, e qui devo metterlo in evidenza, non avevano trovato la stessa centralità. È un cambiamento di impostazione che noi di Libera riteniamo particolarmente significativo. Da tempo sosteniamo che la sanità non possa essere pensata soltanto attorno all’ospedale, alle prestazioni specialistiche e alla gestione delle emergenze. La sanità deve essere capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, dalla prevenzione alla cura, fino all’assistenza domiciliare e alla non autosufficienza. È proprio questa la concezione più profonda della sicurezza sociale sulla quale è nato il nostro Istituto e credo che oggi sia importante recuperare pienamente questa visione. La medicina territoriale, le cure di prossimità, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e anche il ruolo dell’infermiere di famiglia rappresentano elementi fondamentali per costruire un sistema più vicino ai bisogni delle persone. Una sanità territoriale forte non è un’alternativa a un ospedale efficiente: è una delle condizioni per permettere all’ospedale di funzionare meglio. Credo che su questa strada si debba continuare a investire. Sempre in materia sanitaria, vorrei infine affrontare anche la discussione che si è sviluppata nelle scorse settimane sul tema delle mammografie, un tema che ci sta particolarmente a cuore. Ritengo sinceramente che il modo con cui si è affrontata questa vicenda sia stato profondamente scorretto. Si è arrivati ad alimentare preoccupazioni e allarmismi su un tema estremamente delicato, che riguarda la salute delle donne e la fiducia delle cittadine nei programmi di prevenzione. Si è parlato di possibili tagli e di riduzione degli screening quando non risultava assunta alcuna decisione. In questo senso, fortunatamente, sono intervenuti pubblicamente anche professionisti sanitari, di recente con un comunicato congiunto insieme al direttore sanitario, per fare chiarezza e riportare la discussione sul terreno corretto, quello delle evidenze scientifiche. Credo che questo sia un passaggio importante. La prevenzione è fondamentale, ma deve essere costruita sulla base della scienza, non delle polemiche politiche. La politica deve certamente vigilare sull’efficacia dei programmi di prevenzione, chiedere che siano adeguatamente finanziati e costantemente aggiornati, ma non può sostituirsi ai professionisti sanitari e soprattutto non può trasformare una richiesta di approfondimento scientifico in una notizia.
