I tribunali frenano le iniziative del Dipartimento di Giustizia sul voto, mentre Donald Trump affronta gli ultimi giorni della campagna per le elezioni di metà mandato con sondaggi sfavorevoli. In gioco ci sono le maggioranze repubblicane alla Camera e al Senato.
In California, il governo ha chiesto di fermare oltre 20mila schede di elettori sospettati di non avere la cittadinanza americana. Le autorità statali hanno contestato gli elenchi federali, sostenendo che rischiassero di escludere cittadini con pieno diritto di voto.
Il giudice David O. Carter ha respinto la richiesta. Una decisione confermata anche dalla Corte d’Appello del Nono Circuito, che ha richiamato il ruolo centrale degli Stati nella gestione delle elezioni.
A San Francisco, la giudice Trina Thompson ha inoltre vietato ai dipartimenti di Giustizia e Sicurezza interna di minacciare i funzionari elettorali o costringerli a interrompere lo scrutinio. Il provvedimento resta valido fino al 16 novembre. L’amministrazione ha annunciato ricorso.
Intanto, secondo l’Election Lab dell’Università della Florida, oltre 49 milioni di americani hanno già votato, contro circa 46 milioni nelle precedenti elezioni di metà mandato. Il dato, da solo, non indica quale partito sarà favorito.
Per i repubblicani i segnali più difficili arrivano dai sondaggi. Emerson College rileva un gradimento di Trump al 37% e un vantaggio democratico di dieci punti nelle intenzioni di voto per il Congresso: 52% contro 42%. Resta decisiva la scelta degli indipendenti.
Il presidente continua a denunciare brogli, senza presentare prove di frodi diffuse. Il Dipartimento di Giustizia sostiene di agire contro il voto illegale dei non cittadini e ha annunciato quasi 200 incriminazioni in 22 Stati, che non equivalgono a condanne.
Sul voto pesa anche la possibilità di nuovi contenziosi. Il Dipartimento ha chiesto agli Stati di conservare registri e documentazione elettorale, avvertendo di possibili conseguenze legali in caso di inadempienza.
