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Attualità

Presunti marchi falsi tra Rimini e San Marino, chieste dieci condanne

Oltre 37 anni di carcere per dieci imputati, oltre a sanzioni per tre società e confische per milioni di euro. Sono le richieste della Procura di Rimini nel processo “Eden Brand”, sul presunto commercio di abbigliamento e accessori contraffatti tra la Riviera e San Marino.

La pubblico ministero Paola Bonetti ha chiesto sei anni e sei mesi per il principale imprenditore coinvolto e cinque anni e sei mesi per un altro imputato. Per due posizioni è stata invece sollecitata la chiusura per prescrizione.

Al centro dell’accusa c’è un presunto sistema di produzione e vendita di articoli con marchi di aziende internazionali, tra cui Prada, Balenciaga, Adidas, Nike, Vans e Dior. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, contraffazione, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio e reati tributari.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo avrebbe sfruttato le differenze nella registrazione dei marchi tra Italia e San Marino. Alcuni nomi già noti sarebbero stati registrati sul Titano e utilizzati per realizzare prodotti destinati al mercato italiano, anche attraverso negozi e boutique.

L’indagine della Guardia di Finanza era partita nell’autunno 2017. Nel febbraio successivo erano scattate centinaia di perquisizioni, con accertamenti anche a San Marino attraverso una rogatoria internazionale.

Sul Titano furono individuati cinque capannoni e una tipografia. I sequestri riguardarono complessivamente circa 500mila articoli ritenuti contraffatti, per un valore stimato superiore a sei milioni di euro.

Nel maggio 2019 arrivarono due arresti domiciliari e sequestri preventivi per circa 18 milioni di euro, tra aziende, quote societarie, immobili, un’imbarcazione e disponibilità finanziarie. Gli investigatori trovarono anche oltre 1,6 milioni in contanti in cinque cassette di sicurezza.

Ora la Procura chiede sanzioni superiori a 25mila euro ciascuna per tre società e la confisca di immobili, denaro e partecipazioni societarie per diversi milioni.

Le difese contestano la ricostruzione dell’accusa e sostengono la liceità delle attività. Per i legali, i capi riportavano marchi volutamente modificati, combinati o reinterpretati in chiave parodistica, distinguibili dagli originali e senza inganno per i consumatori.

Le arringhe difensive sono previste alla fine di febbraio 2027. Spetterà poi al collegio giudicante decidere sulle accuse e sulle richieste di confisca.