L’Italia si è fermata venerdì 30 ottobre per lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base contro il carovita, i salari fermi e la spesa militare.
Le piazze sono state più di sessanta, dai picchetti davanti ai varchi dei porti all’alba fino ai cortei del pomeriggio, e il sindacato ha parlato di oltre un milione di persone, stima che nessun conteggio indipendente ha potuto verificare. Una mobilitazione costruita e organizzata dal sindacato, che si è svolta in modo pacifico nella quasi totalità delle piazze.
Chi c’era
Lo slogan che compariva sugli striscioni da nord a sud era lo stesso: “la guerra non la paghiamo noi, abbassate le armi e alzate i salari”. In piazza sono scesi lavoratori pubblici e privati, studenti, precari, pensionati, movimenti per la casa, gruppi pro Palestina, i sindacati di base e anche gli agricoltori, che dal Sud portano avanti da settimane la loro protesta sul prezzo del gasolio e sui prezzi pagati alla produzione.
Hanno aderito settori interi, dalla scuola al cinema e all’audiovisivo.
I numeri città per città: Milano, Roma e Bologna attorno alle 50mila persone ciascuna, Napoli oltre 20mila, Livorno 15mila, Firenze, Genova e Padova almeno 10mila. A Roma l’USB ha parlato di centomila persone al corteo arrivato sotto il ministero guidato da Matteo Salvini. A Livorno è intervenuta anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite.
La giornata era cominciata prima dell’alba sulle banchine. I portuali hanno presidiato i varchi a Genova, a Trieste e a Livorno dentro una mobilitazione internazionale contro il traffico di armi che ha toccato oltre cento porti in diciassette Paesi. A Genova e a Napoli studenti e lavoratori sono entrati nelle aree portuali senza alcun incidente.

I manifestanti e i poliziotti
C’è poi un episodio che racconta il clima di questi cortei meglio di molte analisi.
A Milano, dentro un corteo di oltre cinquantamila persone, uno studente universitario si è rivolto direttamente a poliziotti e finanzieri in assetto antisommossa: “non ce la facciamo ad arrivare a fine mese e la vostra situazione non è così diversa”, ha detto, e poi “cosa ci vuole a farvi scendere in piazza con noi”, aggiungendo “non vi chiedo una rivolta violenta, ma pacifica”. A Torino un manifestante ha regalato dei fiori agli agenti schierati.

Sono manifestanti che si rivolgono a chi li inquadra riconoscendolo dalla stessa parte del problema, con gli stessi stipendi fermi e la stessa spesa che sale. Un fatto politico che per chi governa è meno rassicurante di una piazza arrabbiata.

A Roma non sono tornati a casa
Al termine del corteo romano una parte dei manifestanti, dell’USB e del Coordinamento Lotta per la Casa, non si è sciolta: ha piantato le tende in via dei Fori Imperiali annunciando di restare fino a domenica, quando è convocata un’assemblea nazionale. È il segnale che la mobilitazione non si considera chiusa con la giornata di sciopero, e che il prossimo appuntamento è già fissato.
