Christina Koch ha ritirato a Oviedo il Premio Princesa de Asturias per la Concordia, uno dei riconoscimenti internazionali più importanti assegnati in Spagna. È l’astronauta della NASA che lo scorso aprile ha volato attorno alla Luna con la missione Artemis II, la prima donna nella storia ad essersi spinta tanto lontano dalla Terra. La cerimonia si è tenuta venerdì 23 ottobre al Teatro Campoamor, alla presenza dei Reali di Spagna.
La giuria l’ha indicata come un’ispirazione per le generazioni che verranno, e in particolare per le donne, e come il simbolo di una capacità umana di superare gli ostacoli che passa dal lavoro, dalla collaborazione e dall’empatia. Lei ha aperto il discorso dividendo il premio con tutti quelli che quel viaggio lo hanno sentito proprio.
Quello che ha detto a Oviedo

Il motto che l’equipaggio si era scelto, ha raccontato, era “una missione di tutti e per tutti”. E la prova le è arrivata mentre era a quattrocentomila chilometri da casa, durante una videochiamata con il marito: le ha raccontato che giù sulla Terra la gente si stava unendo attorno a quel volo senza distinzione di politica, provenienza, studi o soldi. Succedeva nei giorni in cui lei vedeva il nostro pianeta rimpicciolire fuori dall’oblò.
Da lì è arrivata la frase che ha fatto il giro dei giornali spagnoli: non aspettate la prossima missione sulla Luna, ha detto alla platea, “per capire che i vostri simili sono i vostri compagni di equipaggio”. Ha chiuso con tre indicazioni, fidatevi, siate grati, mostratevi vulnerabili, e con una frase che vale più del premio: la realizzazione non sta nel ricevere, ma nel dare.
In un’intervista prima della cerimonia aveva detto una cosa che spiega perché un premio per la pace sia finito a un’astronauta. Le manca la Luna, ha ammesso. Ma il regalo più grande di andare così lontano, ha spiegato, è capire quanto la Terra sia perfetta e quanto sia fragile.
Cosa ha fatto
Artemis II è partita il 1° aprile e ha portato quattro persone attorno alla Luna e ritorno: insieme a Koch c’erano Reid Wiseman, Victor Glover e il canadese Jeremy Hansen. L’equipaggio ha stabilito il record di distanza mai raggiunta da esseri umani, 406.771 chilometri dalla Terra, e Koch è la prima donna ad essere uscita dal campo magnetico terrestre, la bolla che ci protegge dalle radiazioni.
Non era la prima volta che il suo nome finiva nei libri. Il 18 ottobre 2019 aveva fatto con Jessica Meir la prima passeggiata spaziale interamente femminile, cinquant’anni dopo il primo uomo sulla Luna. L’anno dopo era rientrata da 328 giorni consecutivi in orbita, record di permanenza per una donna.
Perché riguarda anche San Marino
Perché il programma che ha portato Koch attorno alla Luna è lo stesso a cui la Repubblica ha aderito poche settimane fa. A settembre San Marino ha firmato gli Accordi Artemis, l’intesa internazionale che fissa le regole con cui i Paesi partecipano all’esplorazione lunare: uso pacifico dello spazio, assistenza reciproca agli equipaggi, condivisione dei dati scientifici.
Per un Paese che non ha un’agenzia spaziale significa soprattutto una cosa: sedersi al tavolo dove quelle regole si scrivono. E il volo che Koch ha raccontato a Oviedo è il primo pezzo di quel programma ad avere avuto delle persone a bordo.
