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Attualità

L’accordo di associazione: passaggio d’epoca (di Michele Chiaruzzi)

La tradizione europea di San Marino è antica quanto l’Europa e la Repubblica stessa, ma le discussioni politico-parlamentari sull’integrazione nella Comunità Economica Europea si sono sviluppate a partire dal 1973.

Il 1° aprile 1979 Altiero Spinelli, considerato uno dei «padri fondatori» dell’Europa unita, tenne l’orazione ufficiale in occasione dell’insediamento dei Capitani Reggenti.

Il processo d’integrazione prese avvio nel 1983, con l’instaurazione delle relazioni ufficiali tra la Repubblica e la Comunità Economica Europea.

Da allora ha coinvolto diverse generazioni e, nell’ultimo quindicennio, ha assunto un’importanza senza precedenti per l’opinione pubblica sammarinese.

Una data cruciale è il 20 ottobre 2013, giorno del referendum propositivo nel quale la maggioranza dei votanti si espresse a favore dell’avvio della procedura di adesione all’Unione Europea.

Il referendum, svoltosi nel rispetto dei principi di legalità e costituzionalità, è rimasto privo di effetti giuridici per il mancato raggiungimento del quorum, ma ha prodotto effetti politici.

Da allora, l’integrazione nell’Unione Europea è diventata uno dei maggiori temi della nostra vita politica, se non il maggiore.

Per questo il 19 ottobre 2026 è un’altra data cruciale: segna, esattamente tredici anni dopo, l’approdo di una comunità politica a lungo impegnata a riflettere sul proprio destino europeo e a cercare il proprio posto in Europa.

Questo approdo prende forma nell’accordo di associazione, un trattato multilaterale che trasforma la Repubblica da Stato «terzo» a Stato associato.

Si tratta di un traguardo collettivo, frutto di un compromesso, conseguito in uno dei periodi più difficili della storia sammarinese, attraversato dapprima da un’inedita crisi economica, causata da attacchi esterni ed errori interni; poi da una pandemia, affrontata in quasi totale solitudine; infine da guerre e crisi internazionali provocate anche da grandi potenze irresponsabili.

Di fronte a questa crescente insicurezza, la risposta è stata la ricerca di maggiore sicurezza attraverso l’integrazione europea.

Una risposta fondata su tre elementi: mantenimento dell’unità nazionale, difesa dell’interesse generale e affermazione del multilateralismo.

La Repubblica ha mantenuto per oltre un decennio una fondamentale continuità nella propria politica europea.

Ciò è avvenuto nel quadro del pluralismo democratico: il Parlamento, il Governo e l’opinione pubblica hanno riconosciuto nell’integrazione europea mediante l’accordo un interesse generale sammarinese.

Altrimenti, il 19 ottobre non sarebbe una data storica degna di essere incisa sulle pareti della Sala delle Udienze di Palazzo Valloni.

Lo è perché rappresenta un trionfo del multilateralismo, principio fondante della politica estera sammarinese, inteso come orientamento a perseguire politiche comuni e coordinate anziché unilaterali o solo bilaterali.

Lo è perché la sua importanza nella nostra storia plurisecolare è pari a quella delle tappe rappresentate dall’ingresso nel Consiglio d’Europa e nelle Nazioni Unite.

Lo è, infine, perché porta a compimento l’impegno di generazioni dedite all’affermazione dei valori e degli interessi sammarinesi.

Dal 2013 si sono succedute quattro legislature sammarinesi e quattro europee, con maggioranze politiche differenti, tutte favorevoli all’accordo.

Queste rappresentanze democratiche hanno conferito al processo una costante legittimazione popolare, fino alla conclusione del negoziato.

D’altronde, l’accordo sancisce anzitutto, su base reciproca, un principio di non discriminazione e garantisce le quattro libertà fondamentali dell’Unione Europea.

Il sostanziale superamento dello status di «extracomunitari» rappresenta una liberazione ed è soprattutto su questo principio che le organizzazioni sociali più rappresentative, come quelle dei lavoratori e degli industriali, hanno fondato il proprio consenso o sostegno all’accordo.

Siamo giunti così alla firma, un successo internazionale della Repubblica, dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, tutti democratici.

Il passaggio da Stato «terzo» a Stato associato è un passaggio d’epoca e una creazione di futuro.

L’accordo, però, crea le condizioni per il futuro senza determinarlo.

La sua concreta attuazione, dopo l’entrata in vigore, sarà nelle mani dei sammarinesi.

Richiederà un impegno rinnovato e ancor più corale per tradurre le sue ambiziose prospettive in realtà.

Se ciò avverrà e i sammarinesi ne saranno soddisfatti, il prossimo passaggio potrebbe essere l’adesione negoziata all’Unione Europea.

Se falliremo, avremo sprecato noi stessi.

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Michele Chiaruzzi, docente di Storia del pensiero politico e Relazioni internazionali all’Università di Bologna e direttore del Centro di ricerca per le relazioni internazionali dell’Università di San Marino

L’accordo di associazione: passaggio d’epoca (di Michele Chiaruzzi)