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«Ringrazia che hai un lavoro»: sotto l’inchiesta sui giovani pagati meno di quattro euro l’ora c’è una parte di San Marino che giustifica la paga da fame, e come redazione ci dissociamo

L’articolo sulle buste paga da meno di quattro euro lordi l’ora finite sotto la lente di USL e USOT ha prodotto, in poche ore, la cosa più istruttiva della vicenda: i commenti. Non le repliche delle sigle, non i comunicati. I commenti. Perché accanto a chi ha chiesto controlli è comparsa una parte di opinione pubblica che quelle cifre le difende, con l’argomento più vecchio del repertorio: ringrazia che qualcuno ti dà da lavorare.

Ecco, no. E lo scriviamo da redazione, senza girarci attorno.

La gratitudine non è una voce del cedolino. Un contratto collettivo erga omnes non è un consiglio, è una norma: si applica a tutte le aziende del settore, non solo a quelle di buon umore. Se un minimo tabellare viene rispettato, il ragazzo non deve ringraziare nessuno; se non viene rispettato, non è severità educativa, è un’irregolarità.

E su questo, va detto, USL e USOT hanno detto la stessa cosa: chi paga sotto i minimi va individuato e regolarizzato. Curioso che siano più d’accordo il sindacato e gli operatori turistici di quanto lo sia il pubblico dei social.

Poi c’è la variante nostalgica: una volta i giovani si mandavano a imparare un mestiere. Vero. Ma imparare un mestiere ha un nome tecnico, ha un contratto, ha una retribuzione e ha un tutor che risponde di quello che insegna.

Non è un tirocinio quando l’unica cosa che si impara è che il tuo tempo vale poco. La formazione, quando c’è davvero, è un costo per l’azienda e un investimento sul ragazzo. Quando invece serve a giustificare la tariffa, si chiama in un altro modo.

Un dettaglio che nel dibattito è già saltato, e che invece conta: la cifra contestata è lorda, non netta. Confondere i due piani fa comodo a chi vuole gridare e a chi vuole minimizzare, in direzioni opposte.

Nel merito, il contratto di alberghi, ristoranti, bar e mense prevede regole precise: la categoria d’ingresso 1/B è già fissata all’80% della 1/A e non è ulteriormente decurtabile, e per le altre categorie la riduzione oraria non può superare il 10%.

Esistono poi sgravi contributivi fino al 70% per certe assunzioni di studenti: agevolazioni pensate per far entrare i ragazzi nel mercato del lavoro, non per finanziare uno sconto sulla loro busta paga.

Va riconosciuto che non tutti, sotto quel post, hanno scelto la scorciatoia. C’è chi ha spiegato, con una lucidità che manca a parecchi dibattiti ufficiali, che le mansioni “invisibili” — il frigo riempito, i tavoli apparecchiati, il pane tagliato — sono esattamente ciò che tiene in piedi un locale, e che vanno pagate come lavoro perché lavoro sono.

Resta aperta la domanda vera, quella che nessuno ha ancora quantificato: quanti sono i giovani pagati sotto i minimi a San Marino? Una manciata di casi o un metodo? Finché non ci saranno numeri verificati, la parola resta agli organismi di controllo.

Ma su un punto Insider non aspetta i numeri.

Chi giustifica lo sfruttamento non sta difendendo le imprese: le sta danneggiando, perché mette sullo stesso piano l’azienda che rispetta il contratto e quella che ci marcia. Da questa visione ci dissociamo, integralmente.

Il lavoro di un ragazzo di diciotto anni non vale meno del lavoro. Vale il lavoro.