Paolo Diana è fuori dal Rallylegend 2026. Non per le gomme — quelle aveva già accettato di cambiarle — ma perché gli organizzatori gli hanno imposto di cancellare il marchio Kumho dalla macchina e perfino dalla tuta da gara. Lui ha detto no, l’iscrizione non è stata accettata, e nel giro di poche ore il post con cui l’ha annunciato si è trasformato nella più grande figuraccia pubblica che il Legend ricordi: centinaia di commenti, tutti dalla stessa parte, molti dei quali dicono la stessa identica cosa. Quest’anno il biglietto non lo compro.
“Che vergogna”. “Fate schifo, quest’anno stiamo a casa”. “Un Legend senza Paolo Diana non è un Legend”. “Questo non è più rally, è business”. “Non si dovrebbe presentare nessuno”. “Autogol clamoroso”. C’è chi scrive di aver già prenotato l’albergo e di essersene pentito, chi ricorda i 600 chilometri fatti ogni ottobre solo per vederlo, chi dice che alla manifestazione non va da tre anni e adesso ha “un motivo in più”.
E non è solo Italia: commenti in portoghese, tedesco, inglese, ungherese, con inviti a correre a Madeira, in Portogallo, ovunque tranne che a Serravalle.
Il fatto, in due righe. Il regolamento del Rallylegend impone pneumatici Pirelli, partner storico dell’evento: su quello Diana era disponibile a adeguarsi. Il muro è arrivato dopo, sugli adesivi. Ha proposto — d’accordo con Kumho, di cui è ambassador dal gennaio 2025 — di sostituire alcune lettere del logo con degli asterischi, pur di partire. Risposta negativa. “Sono stati irremovibili”, scrive. E il pilota che più di ogni altro riempie le scarpate del Titano resterà a casa dall’8 all’11 ottobre.
Non è nemmeno la prima volta quest’anno. Ad aprile era già successo alle Canarie, round del Mondiale dove il fornitore unico è Hankook: stessa richiesta, stessa risposta, stessa rinuncia. La differenza è che le Canarie non campano su Paolo Diana. Il Legend un po’ sì.
Perché il timing è quello che è: edizione numero ventiquattro, quarant’anni del Gruppo B, ritorno del Memorial Bettega, vendite online già al doppio rispetto all’anno scorso, oltre 110.000 presenze nel 2025. Un’edizione costruita per essere la più grande di sempre, che a due mesi e mezzo dal via si ritrova a gestire una piazza inferocita per una questione di vinile adesivo. E dall’organizzazione, finora, silenzio totale.
La posizione tecnica sarebbe pure difendibile: il regolamento è pubblico, l’esclusiva del fornitore è la norma nel motorsport, e un evento che vive di partner non può fare eccezioni a chiamata. Il problema è un altro, e i commenti lo hanno formulato meglio di qualsiasi comunicato: si è tutelato un contratto e si è perso il pilota che porta la gente. Due voci sulla stessa bilancia. Qualcuno ha deciso quale pesava di più.
Le iscrizioni chiudono il 10 settembre. Se a Serravalle qualcuno volesse ripensarci, la finestra è ancora aperta — ma ogni giorno che passa senza una parola pubblica, quella pagina Facebook continua a riempirsi.
