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Varano, l’inchiesta che devastò le banche sammarinesi finisce archiviata dopo 18 anni. E nessuno pagherà – di Sonia Tura

In un Paese che non ha memoria, ricordare una vicenda che parte a luglio del 2008 rischia di essere un mero esercizio stilistico. Eppure è da lì che comincia la devastazione del sistema bancario sammarinese, in primis di Cassa di Risparmio, l’Istituto di credito più importante del Titano.

In quel luglio di 18 anni fa, un furgone portavalori con a bordo 2 milioni e 600mila euro, prelevati dalla Banca d’Italia e diretti a San Marino, viene stoppato dalla polizia di Forlì. Quel carico, secondo i pm Fabio Di Vizio e Marco Forte, era frutto del riciclaggio e dell’evasione fiscale di cittadini italiani che detenevano conti correnti in Repubblica. L’indagine venne ribattezzata “Varano” e portò all’arresto di 5 dei 40 indagati, tra loro i vertici di Cassa di Risparmio. Le immagini degli arresti in piena notte vennero trasmesse in esclusiva dalla trasmissione Rai “Report”, che alla vicenda del gruppo Delta dedicò diverse puntate.

Il 24 gennaio 2014, per l’Operazione Varano vengono rinviate a giudizio 28 persone fisiche e tre giuridiche. Le accuse sono pesantissime: associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all’abusivismo bancario, false comunicazioni inviate a Banca d’Italia e ostacolo all’organismo di vigilanza. Sembrava un maxi processo. Il gruppo Delta venne ritenuto il “braccio italiano” della Cassa di Risparmio di San Marino nella presunta attività malavitosa.

Tutto si dissolve 17 anni dopo, senza le telecamere di Report a raccontare la fine. Il terremoto del sistema bancario romagnolo-sammarinese si chiude con l’archiviazione. L’ha deciso il tribunale di Forlì, su richiesta della procura stessa: “Insussistenza di elementi per promuovere l’azione penale e chiedere il rinvio a giudizio degli indagati”.

Già nel 2008, la Cassazione aveva espresso forti dubbi sulla sussistenza del reato di riciclaggio ma, dopo una lunga gestazione, la procura di Forlì decise comunque per il rinvio a giudizio nei confronti degli indagati, decisione che nel dicembre 2021 venne clamorosamente bocciata dal tribunale perché, a distanza di tredici anni, non erano chiare le accuse mosse ai danni degli indagati. Come se non bastasse, la procura di Forlì ha atteso altri tre anni prima di avanzare la richiesta di archiviazione per tutti gli indagati “perché il fatto non costituisce reato”.

Qualcuno pagherà per questo incredibile calvario giudiziario? No. Fin quando resterà in vita la clausola che esonera i magistrati dalla responsabilità per l’interpretazione delle norme o la valutazione dei fatti e delle prove, sarà impossibile chiedere loro conto degli errori commessi.

Questa la cronaca. Nel frattempo il gruppo Delta, commissariato, è fallito bruciando mille posti di lavoro e 700 milioni di euro che erano stati investiti dalla Cassa di Risparmio di San Marino. Secondo il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti c’è stato un danno diretto di 880 milioni alla Banca, che nel frattempo è diventata interamente di proprietà dello Stato. A questo si somma la sanzione da 61 milioni decisa dall’Agenzia delle Entrate alla Cassa di Risparmio, oltre alla partita dei circa 300 milioni dei crediti di imposta.

Delta merita una riflessione a parte. Quando eravamo ricchi, i depositi in Cassa di Risparmio erano altissimi e pressoché inutilizzati. Il presidente Mario Fantini, anche lui indagato e morto nel 2011, era un manager coi fiocchi. Per mettere a frutto tutto quel denaro lo investì in Delta, un gruppo per il piccolo prestito al consumo che prosperava e che continuò a incassare addirittura durante il commissariamento. L’errore di Fantini, con il senno di poi, fu caso mai quello di non differenziare gli investimenti. Per questo il crollo di Delta trascinò a fondo anche la Cassa.

A fare il resto, consentitemi l’ironia, ci pensò la politica sammarinese, nominando “salvatori” ai vertici di Cassa e di Banca Centrale, di cui ancora oggi portiamo i segni.

Sonia Tura
Giornalista, già caporedattrice centrale di San Marino RTV ed ex presidente dell’Autorità Garante per l’Informazione