Ventiquattr’ore dopo, il pilota parla. E lo fa senza alzare la voce: nessun attacco all’organizzazione, nessuna vittima da recitare. Solo un uomo che spiega, con un certo fastidio elegante, come si arriva a rinunciare alla propria gara di casa — venti edizioni dal 2007 — per una questione di vinile adesivo.
Racconta le gomme già accettate, gli asterischi proposti al posto delle lettere, il no secco arrivato dall’altra parte. E il clamore che nemmeno lui si aspettava: «Adesso non dipende più da me». Le iscrizioni chiudono il 10 settembre. A Serravalle, per ora, continuano a leggere.
L’intervista esclusiva di insider:
Quanto pesa questa rinuncia al Rallylegend?
«Mi pesa tanto. Sarei bugiardo se dicessi il contrario, perché è una gara a cui tengo davvero. La considero la mia gara di casa e credo di aver partecipato praticamente a tutte le edizioni dal 2007. Saranno una ventina di presenze. È normale che mi dispiaccia molto non esserci.»
Il sostegno dei tifosi è stato impressionante. Se l’aspettava?
«No, sinceramente non mi aspettavo un clamore del genere. Da una parte mi dispiace per tutta la situazione che si è creata, dall’altra però sono contento perché ho ricevuto una dimostrazione di affetto incredibile. I tifosi mi hanno sempre fatto sentire il loro calore lungo le prove speciali, ma stavolta lo stanno facendo anche attraverso i messaggi e i commenti. È qualcosa che mi ha colpito davvero.»
Quando avete capito che sarebbe stato difficile trovare un accordo?
«All’inizio pensavo che il problema fosse soltanto quello delle gomme. Già l’anno scorso c’era stata qualche discussione, poi avevamo risolto direttamente durante la manifestazione. Quest’anno ho voluto muovermi in anticipo proprio per evitare di ritrovarmi nella stessa situazione.»
Lei aveva già dato disponibilità a utilizzare le Pirelli previste dal regolamento?
«Assolutamente sì. Mi hanno detto che avrei dovuto montare obbligatoriamente le Pirelli e ho parlato con Kumho. Loro hanno capito la situazione e mi hanno dato l’autorizzazione. Per me quella questione era chiusa.»
Il problema, quindi, è nato dopo?
«Esatto. Dopo mi è stato comunicato che avrei dovuto togliere anche tutti gli adesivi Kumho dalla macchina. A quel punto mi è sembrata una richiesta eccessiva.»
Perché?
«Perché io ho un contratto importante con Kumho. Sono loro ambassador e rappresento quel marchio. Non era una situazione nuova: era già successo quest’anno al Rally delle Canarie, nel Mondiale, dove il fornitore unico era Hankook. Anche lì mi avevano chiesto la stessa cosa e sono tornato a casa senza correre.»
Avete cercato comunque un compromesso?
«Sì. Kumho mi era già venuta incontro accettando il cambio delle gomme, cosa che da contratto non era nemmeno scontata. A quel punto abbiamo cercato un’altra soluzione. Ho detto agli organizzatori che ero interessato a fare il Rallylegend e volevo trovare un punto d’incontro.»
Quale proposta avete avanzato?
«Avevamo proposto di modificare il logo, togliendo alcune lettere e sostituendole con degli asterischi, in modo che il marchio non comparisse integralmente. Pensavamo potesse essere una soluzione ragionevole.»
Ma non è stata accettata.
«No. Mi hanno risposto che comunque sarebbe stato riconoscibile e che la gente avrebbe continuato ad associarlo a Kumho. A quel punto mi hanno ribadito che gli adesivi andavano eliminati completamente.»
Lei ha mai preso in considerazione questa possibilità?
«No. Togliere completamente il marchio non l’ho mai preso in considerazione. Per me non sarebbe stato corretto nei confronti di chi mi sostiene e con cui ho un rapporto professionale.»
In sostanza si è trovato tra due obblighi contrattuali.
«Esattamente. Loro devono rispettare gli accordi con Pirelli, io devo rispettare quelli con Kumho. Ho cercato in tutti i modi di venirgli incontro, ma oltre un certo limite non potevo andare.»
Le iscrizioni chiudono il 10 settembre. C’è ancora spazio per riaprire la partita?
«Quello che potevo fare l’ho fatto. Kumho è già stata molto disponibile accettando il discorso delle gomme proprio perché si trattava della gara di casa. Più di così, sinceramente, non mi sembrava giusto chiedere. Adesso non dipende più da me.»
Alla luce della grande reazione del pubblico, pensa che qualcosa possa cambiare?
«Non lo so. È venuto fuori un clamore enorme che nemmeno io mi aspettavo. Se cambierà qualcosa non posso dirlo. Credo che, una volta presa una linea, sia difficile tornare indietro. Però nel motorsport non si può mai sapere. Io, da parte mia, ho fatto tutto quello che ritenevo possibile. E’ davvero un dispiacere non partecipare alla gara che mi ha permesso di farmi conoscere da tutti e che quindi sentivo come la “mia gara di casa”».
