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Attualità

Regolamento del Consiglio, la mediazione fa passi avanti ma sulla “tagliola” resta il muro delle opposizioni

L’intesa completa non c’è. Il nodo resta la “tagliola”, vale a dire il meccanismo che, dopo 25 ore di esame degli articoli, permetterebbe di mettere fine alla discussione e votare insieme gli emendamenti rimasti sul tavolo. Per la maggioranza è uno strumento contro le lungaggini. Per le opposizioni rischia invece di diventare un modo per chiudere il confronto quando la discussione si fa scomoda.

È il punto su cui continua a girare lo scontro politico nella seconda lettura del progetto di legge che modifica il Regolamento del Consiglio grande e generale. La seduta di venerdì mattina ha comunque segnato un cambio di passo rispetto alla prima lettura, quando il testo era stato accolto da una valanga di critiche e definito dalle minoranze una sorta di “legge bavaglio”.

Manuel Ciavatta (PDCS) spiega che la maggioranza intende cercare “quanta più convergenza possibile” sulle modifiche al Regolamento consiliare e chiarisce che i punti principali rimasti sul tavolo sono due: l’introduzione delle Commissioni in sede redigente come percorso ordinario e la cosiddetta “tagliola” sugli emendamenti. Sul primo aspetto, Ciavatta spiega che, dopo la prima lettura e l’esame dell’articolato in Commissione, il Consiglio tornerebbe in seconda lettura a esaminare soltanto gli articoli sui quali sono ancora presenti emendamenti, senza dover rivotare uno per uno quelli già definiti. Porta come esempio la recente legge sulla famiglia, composta da una quarantina di articoli: con il nuovo sistema, sostiene, l’Aula avrebbe affrontato “al massimo i dieci articoli che avevano emendamenti” per poi passare all’approvazione complessiva della legge. Per Ciavatta il meccanismo “accelera sensibilmente l’approvazione delle norme” senza togliere centralità al Consiglio, che mantiene il voto finale e la possibilità di intervenire attraverso gli emendamenti. Il secondo punto è la “tagliola”, che consentirebbe, con una maggioranza qualificata di 30 consiglieri, una votazione unica sugli emendamenti che si decide di non discutere ulteriormente, così da “mettere un termine alle lungaggini che spesso si verificano o che possono essere create qualora si volessero rallentare i lavori attraverso una serie infinita di emendamenti”. La maggioranza propone inoltre di sostituire il riferimento ai due giorni inizialmente previsto con un limite più preciso di 20 ore di dibattito e analisi dell’articolato. Ciavatta annuncia anche l’intenzione di prevedere un periodo di sperimentazione della sede redigente e ricorda che la maggioranza ha presentato gli emendamenti necessari a eliminare le modifiche precedentemente ipotizzate sui tempi degli interventi: “I tempi rimarranno esattamente gli stessi per tutti. Visto che si è detto che volevamo fare la ‘legge bavaglio’, penso che questo, a questo punto, non si possa più dire”. Resta però, sottolinea, l’obiettivo di rendere più efficiente l’attività consiliare: “Vogliamo però che quest’Aula sia operativa e che non si perda tempo”. Ciavatta apre infine alla possibilità di sospendere i lavori per consentire un ulteriore confronto con le opposizioni sugli emendamenti. Un’apertura raccolta da Nicola Renzi (RF), che conferma la disponibilità della minoranza: “Come opposizione non ci siamo sottratti e non ci sottraiamo al confronto su questa tematica”. I lavori vengono quindi temporaneamente sospesi.

Il dibattito riprende dopo il confronto tra maggioranza e opposizione e Manuel Ciavatta (PDCS) in apertura spiega che l’incontro si è svolto in un clima “molto costruttivo e positivo” e che ha portato ad alcuni aggiustamenti alla proposta. Sulla cosiddetta “tagliola” viene accolta la richiesta di prevedere un’alternanza tra maggioranza e opposizione nella presentazione degli emendamenti, mentre per le sedute pubbliche delle Commissioni la trasmissione radio potrà essere richiesta da almeno tre consiglieri, anziché da un terzo dei componenti. Si ragiona inoltre sulla sperimentazione della nuova procedura, da richiamare in un ordine del giorno o nella relazione, e sull’aumento del tempo prima dell’attivazione della “tagliola”: “Noi proporremmo 25 ore invece di 30. Su questo cerchiamo di metterci d’accordo”. Ciavatta annuncia quindi che le modifiche saranno predisposte mentre prosegue il dibattito, con l’obiettivo, se possibile, di arrivare a “un testo definito e condiviso”. Su questa impostazione Oscar Mina (PDCS) sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra il diritto delle forze politiche a esprimersi e l’esigenza di rendere più ordinati ed efficaci i lavori. Mina giudica positivamente anche le nuove regole sull’ammissibilità degli emendamenti, la trasparenza attraverso lo streaming delle sedute, l’introduzione dei membri supplenti nelle Commissioni e la necessità di organizzare in maniera più ordinata il futuro recepimento della normativa europea legato al percorso di associazione con l’Unione Europea. Michele Muratori (Libera) insiste soprattutto sulla necessità di snellire un’attività consiliare che negli anni si è progressivamente allungata e nella quale, sostiene, spesso si sovrappongono più passaggi sullo stesso provvedimento. Difende quindi il passaggio sperimentale dalla sede referente alla sede redigente, ricordando che le Commissioni sono comunque composte da membri del Parlamento, e valuta positivamente anche la possibilità per tre commissari di chiedere la diretta radio e l’introduzione dei sostituti, particolarmente importante per i gruppi più piccoli. Anche Matteo Rossi (PSD) evidenzia il cambio di clima rispetto alla prima lettura e sostiene che il confronto abbia consentito di trovare “il giusto confronto e i giusti punti di caduta”. Rossi rivendica il mantenimento degli attuali tempi del dibattito generale e concentra l’attenzione sulla “tagliola”, che dovrebbe intervenire dopo 25 ore di esame dell’articolato, garantendo però un ordine di discussione degli emendamenti che dia spazio sia alla maggioranza sia all’opposizione. Per Rossi si tratta di “un giusto punto di compromesso che garantisca tutti”, insieme alla sperimentazione della sede redigente e all’introduzione dei commissari sostituti. Nicola Renzi (RF) riconosce i passi avanti compiuti rispetto alla proposta iniziale ma contesta soprattutto l’idea che le difficoltà del Governo nel portare avanti i propri provvedimenti dipendano dai tempi del Consiglio. “Rispetto alla bozza che ci avevate consegnato in aprile, che era obbrobriosa, oggi sono stati fatti degli importanti passi avanti”, afferma, giudicando positivamente in particolare il ripristino dei precedenti tempi di intervento e l’abbandono del vaglio preventivo sugli emendamenti. RF resta però contraria alla “tagliola”. Renzi sposta infine il confronto sul recepimento dell’acquis communautaire, sostenendo che maggioranza e opposizione avrebbero dovuto dedicare maggiore attenzione a questo tema e confrontarsi con largo anticipo sulle scelte che accompagneranno l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. La valutazione di RF sul Regolamento resta quindi negativa, pur riconoscendo le aperture arrivate durante il confronto e le modifiche apportate rispetto alla proposta originaria.

Gaetano Troina (D-ML) riconosce che il testo sulla riforma del Regolamento è migliorato rispetto alla proposta iniziale, ma contesta l’idea che i ritardi dei lavori consiliari siano dovuti all’opposizione e ai tempi degli interventi. “Non potete attribuire sempre all’opposizione il fatto che il Consiglio non riesca a lavorare”, afferma, ricordando che in questa legislatura, a suo giudizio, non si è praticamente mai fatto ostruzionismo. Sul recepimento dell’acquis communautaire accoglie invece con favore il ritiro dell’emendamento previsto, chiedendo un confronto più ampio sulle modalità con cui San Marino dovrà adeguarsi alla normativa europea. Maria Luisa Berti (AR) apprezza il nuovo clima di collaborazione e concentra il suo intervento sulla necessità di rendere più efficienti i lavori. Per Berti la riforma rappresenta quindi un passo utile, anche se restano altri aspetti sui quali intervenire, a partire dalle Istanze d’Arengo e dal comma comunicazioni, soprattutto in vista del lavoro che comporterà l’adeguamento all’acquis communautaire. Il segretario di Stato Andrea Belluzzi esprime soddisfazione per il punto d’incontro raggiunto tra le forze politiche e invita a mantenere aperto il dialogo anche dopo l’approvazione della riforma. “Bisogna prendere atto che il modo di fare politica, anche perché la comunicazione è diventata importantissima, è cambiato e questo modo di fare politica confligge in maniera fortissima con la produttività” osserva il Segretario. Belluzzi interviene inoltre sul recepimento dell’acquis communautaire, precisando che “è il Parlamento che decide e pianifica come e con quali strumenti, e anche con quali velocità, si andranno ad approvare le norme”. Lorenzo Bugli (PDCS) mette al centro soprattutto il metodo e il rapporto tra maggioranza e opposizione, sostenendo che le “regole del gioco” debbano essere il più possibile condivise. A suo giudizio il confronto di queste ore dimostra che una sintesi è possibile quando cambia l’approccio politico. Difende la necessità di uno strumento che permetta, dopo un determinato tempo, di chiudere l’esame dell’articolato, ma insiste anche sulla responsabilità dei singoli consiglieri nell’evitare interventi ripetitivi e nel rendere più efficace il lavoro dell’Aula. Paolo Crescentini (PSD) richiama invece il “buon senso”, ricordando di essere stato critico in prima lettura perché riteneva il testo troppo sbilanciato verso la maggioranza. Per Crescentini è necessario snellire i lavori, evitando la ripetizione degli stessi dibattiti nelle diverse fasi dell’iter legislativo, ma le regole devono essere condivise il più possibile tra maggioranza e opposizione. Antonella Mularoni (RF) respinge l’idea che l’allungamento delle sedute sia responsabilità dell’opposizione e attribuisce parte dei ritardi all’organizzazione dei lavori da parte di Governo e maggioranza. Riconosce che il testo è stato ridimensionato rispetto alla versione iniziale, ma chiede un metodo diverso: “Nei Paesi democratici le regole del gioco si decidono insieme”. Il nodo principale resta per RF il recepimento dell’acquis communautaire, sul quale Mularoni sollecita un coinvolgimento preventivo del Consiglio e conclude ribadendo “la nostra massima disponibilità a ragionare insieme”. Carlotta Andruccioli (D-ML) riconosce il netto cambio di impostazione rispetto alla prima lettura e dà atto alla maggioranza di avere corretto diversi punti contestati dalle opposizioni. Cita in particolare il mantenimento dei tempi degli interventi, l’eliminazione del vaglio dell’Ufficio di Segreteria sull’ammissibilità degli emendamenti e l’introduzione del membro supplente nelle Commissioni. Resta invece aperto il confronto sulla “tagliola”, sulla quale auspica di “trovare una soluzione equilibrata”. Andruccioli sottolinea però che per rendere più efficiente il Consiglio non basta intervenire sui tempi: serve soprattutto più confronto nelle fasi preparatorie, perché “quando c’è un dialogo, quando le posizioni delle singole forze politiche vengono approfondite prima del dibattito” diminuiscono anche i rallentamenti. 

Denise Bronzetti (AR) pone al centro il rapporto tra efficienza del Consiglio e responsabilità dei singoli consiglieri, ricordando che anche i cittadini si aspettano risposte dalla politica . Per Bronzetti non basta però cambiare le regole: “Se non si usa il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere l’azione politica e il ruolo istituzionale che ciascuno di noi ha, possiamo continuare a scrivere, ma non coglieremo mai il risultato migliore”. Serve quindi più confronto prima di arrivare in Aula, perché “quando si arriva qui, la maggior parte del lavoro dovrebbe essere già stata fatta”. Enrico Carattoni (RF) contesta invece il metodo seguito dalla maggioranza e sostiene che prima si sarebbe dovuto intervenire attraverso la Commissione per le Riforme Istituzionali e soltanto dopo sul Regolamento. A suo giudizio la priorità della maggioranza è soprattutto la “tagliola” in vista della prossima legge di bilancio: “Se voi oggi non approvate queste modifiche al Regolamento Consiliare, non siete capaci di riuscire a portare a casa il bilancio che dovrà essere approvato il prossimo dicembre”. Emanuele Santi (Rete) ricostruisce la genesi del provvedimento e torna a criticare duramente la versione presentata in prima lettura, soprattutto per la riduzione dei tempi degli interventi. Sul nuovo testo riconosce però il cambio di passo: “Noi prendiamo atto che questo Regolamento, così come modificato, rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto alla prima stesura, che era vergognosa, e questo ve lo riconosciamo”. Il principale punto di dissenso resta la “tagliola”, perché secondo Santi l’ostruzionismo e il confronto sugli emendamenti hanno consentito in passato alle opposizioni di incidere sui provvedimenti e, in alcuni casi, di fermare scelte considerate sbagliate. “La tagliola mette un limite alla democrazia e noi non lo possiamo accettare, assolutamente”, afferma, ricordando anche il lungo scontro sul DES nella precedente legislatura. Santi affronta infine il nodo dell’acquis communautaire, contestando i ritardi nella preparazione dei provvedimenti necessari e giudicando positivamente il ritiro dell’emendamento presentato sul tema. 

Giovanni Francesco Ugolini (PDCS) sottolinea il clima positivo del confronto tra maggioranza e opposizione: “Il clima è stato costruttivo, un clima sereno nel quale si è trovata una soluzione sugli emendamenti proposti”. Per Ugolini la riforma serve a rendere più efficienti i lavori senza limitare il confronto: “Non si tratta di comprimere il dibattito democratico, ma, al contrario, di renderlo più incisivo”. Maria Katia Savoretti (RF) apprezza l’apertura arrivata in Aula, ma critica il metodo seguito nei mesi precedenti: “C’era tutto il tempo necessario per fare un confronto con le forze di opposizione, ma questo confronto in questi mesi non c’è stato”. Riconosce comunque che “un passo in avanti da parte della maggioranza è stato fatto” e auspica un Regolamento “giusto, corretto ed equilibrato, indipendentemente da chi sia in quel momento maggioranza”. Fabio Righi (D-ML) riconosce che la maggioranza “ha fatto un discreto passo indietro, anzi molteplici passi indietro” rispetto al testo iniziale, ma resta fortemente critico sul metodo seguito e sul mancato confronto preventivo con le opposizioni. Valuta positivamente alcuni correttivi, come l’introduzione del membro supplente nelle Commissioni, mentre sulla “tagliola” chiede un meccanismo più graduale, che lasci prima spazio alla mediazione. Righi concentra poi buona parte dell’intervento sul recepimento dell’acquis communautaire, ribadendo che D-ML non è contraria all’integrazione europea: “Noi non abbiamo mai detto di essere contro. Abbiamo sempre detto che il problema non è l’Europa, il problema siamo noi, sono le modalità con cui viene portato avanti il negoziato, le modalità con cui si ragiona dell’implementazione, le modalità con cui si sta affrontando alla cieca questo percorso”. Critica quindi l’assenza, a suo giudizio, di una strategia chiara per l’attuazione dell’Accordo e rilancia anche il tema del referendum. 

Matteo Casali (RF) riconosce il forte ridimensionamento della proposta iniziale, ma definisce il risultato raggiunto al massimo un “meno peggio”. Critica in particolar modo due aspetti, sede redigente e “tagliola”, sostenendo che il Parlamento non possa essere valutato soltanto sulla quantità delle norme prodotte: “Io capisco e riconosco le ragioni dell’efficienza, ma sono contro una visione produttivistica del Parlamento. Oltre alla quantità, noi dobbiamo fare attenzione alla qualità”. Chiede quindi che il tema torni nell’ambito della Commissione per le Riforme Istituzionali. Andrea Menicucci (RF) considera l’aumento degli interventi dei consiglieri anche “uno sviluppo del dibattito democratico” e giudica pericoloso comprimere i tempi di parola. Pur riconoscendo che la proposta “è stata in qualche modo addolcita”, resta contrario all’impostazione e sostiene che la discussione avrebbe dovuto svolgersi nella Commissione per le Riforme Istituzionali. La priorità, afferma, deve essere un’altra: “Io sono per privilegiare la qualità rispetto alla quantità della produzione normativa del nostro piccolo Parlamento”. Giovanna Cecchetti (Indipendente) giudica il testo più equilibrato rispetto alla versione iniziale e valuta positivamente il mantenimento degli attuali tempi di intervento e l’allungamento del limite previsto per la “tagliola”, pur condividendo parte delle preoccupazioni delle opposizioni. “Il confronto non è un ostacolo al funzionamento, è una delle ragioni per cui il Consiglio esiste”, sottolinea.La sintesi, per Cecchetti, è che “non dobbiamo scegliere tra efficienza e democrazia” e che l’obiettivo deve essere “non quello di parlare meno, ma di parlare meglio”.

Alle 13.30 i lavori vengono interrotti. Riprenderanno lunedì alle ore 14.00.