Diciassette anni separano il primo bronzo ai Giochi del Mediterraneo dall’ultimo conquistato pochi giorni fa a Taranto. In mezzo ci sono quattro Olimpiadi, la prima storica medaglia olimpica di San Marino, un altro podio a Tokyo, vittorie internazionali, record e una carriera trascorsa stabilmente ai vertici del tiro a volo mondiale. Alessandra Perilli, a 38 anni, è ancora lì. Tra le migliori. E forse è proprio questo, ancora più dell’ennesima medaglia, a raccontare la dimensione raggiunta dalla tiratrice sammarinese.
Il bronzo di Taranto 2026 è la quarta medaglia della Perilli ai Giochi del Mediterraneo: bronzo a Pescara 2009, ancora bronzo a Mersin 2013, oro a Tarragona 2018 e adesso un altro terzo posto. Quattro podi distribuiti nell’arco di diciassette anni. Un dato che da solo racconta la continuità di una campionessa capace di attraversare generazioni diverse senza mai uscire davvero di scena.
La sua storia internazionale comincia giovanissima. Perilli si avvicina al tiro seguendo una tradizione di famiglia e in pochi anni arriva ai massimi livelli. Il grande salto arriva all’inizio dello scorso decennio, quando le vittorie in Coppa del Mondo la portano verso il primo appuntamento olimpico.
Londra 2012 è probabilmente il momento in cui San Marino scopre fino in fondo quanto possa essere grande Alessandra Perilli. Ha 24 anni, è portabandiera del Titano e arriva a giocarsi una medaglia olimpica. Finisce quarta dopo lo spareggio, a un passo da quel podio che avrebbe rappresentato qualcosa di mai visto prima per la Repubblica. È una delle giornate più amare della sua carriera, ma anche quella che la consacra definitivamente sulla scena internazionale.
Quella medaglia sfiorata non diventa un punto d’arrivo. Diventa l’inizio di una rincorsa lunga nove anni.
Perilli continua a vincere e a raccogliere risultati. Arrivano podi in Coppa del Mondo, il bronzo ai Giochi europei di Baku, la vittoria nella finale di Coppa del Mondo del 2015 e la seconda partecipazione olimpica a Rio 2016. Nel 2018 firma un altro passaggio importante della sua carriera: il record mondiale con 122 piattelli su 125 e l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona. Nel 2020 raggiunge anche il numero uno del ranking mondiale del trap femminile.
Poi arriva Tokyo.
Il 29 luglio 2021 è una data che lo sport sammarinese difficilmente potrà dimenticare. Nella finale del trap femminile Alessandra Perilli conquista il bronzo e consegna a San Marino la prima medaglia olimpica della sua storia. Quello che era sfuggito per un soffio nove anni prima a Londra diventa finalmente realtà.
E non finisce lì. Pochi giorni più tardi Perilli torna sulla pedana insieme a Gian Marco Berti e arriva un’altra impresa: argento nel trap mixed team. Due medaglie nella stessa Olimpiade per un’atleta proveniente da uno degli Stati più piccoli del mondo.
È probabilmente qui che la carriera di Alessandra Perilli supera definitivamente il confine del risultato sportivo. Perché da quel momento il suo nome non appartiene più soltanto agli albi d’oro del tiro a volo. Diventa parte della storia di San Marino. La prima medaglia olimpica non si cancella e non si supera: resta per sempre associata a chi l’ha conquistata.
Ci sarebbe già abbastanza per considerare chiusa una carriera straordinaria. Perilli, invece, continua.
Arriva fino a Parigi 2024, la quarta Olimpiade della sua carriera, continuando nel frattempo a confrontarsi con le migliori tiratrici del mondo. Cambiano le avversarie, passano le stagioni, ma il suo nome continua a comparire nelle gare che contano.
Ed eccoci a Taranto.
A 38 anni, diciassette anni dopo quella prima medaglia mediterranea conquistata a Pescara, Perilli si ritrova ancora una volta a giocarsi un podio. Nelle qualificazioni chiude a 113 piattelli e deve passare dallo shoot-off per entrare in finale. Quando ogni errore può significare eliminazione, riesce ancora una volta a restare fredda. Supera lo spareggio, entra tra le migliori e si prende il bronzo.
È questo che rende particolare l’ultima medaglia.
Non è la più importante del suo palmarès e probabilmente non sarà quella che verrà ricordata per prima quando si ripercorrerà la sua carriera. Ma racconta qualcosa che le medaglie olimpiche, prese da sole, non possono spiegare: la capacità di restare competitiva per quasi vent’anni.
Nel tiro a volo il talento non basta. Servono concentrazione, tecnica, gestione della pressione e soprattutto una continuità difficilissima da mantenere stagione dopo stagione. Perilli lo fa da quando era giovanissima. Ha conosciuto il quarto posto olimpico, è arrivata in cima al ranking mondiale, ha stabilito record, ha vinto nel Mediterraneo e soprattutto ha aperto a San Marino una porta che fino a Tokyo nessuno era mai riuscito ad attraversare.
Per questo oggi definirla semplicemente una delle più grandi atlete sammarinesi rischia quasi di essere riduttivo.
Alessandra Perilli è già nella leggenda dello sport di San Marino. Non soltanto per quello che ha vinto, ma per quanto a lungo è riuscita a farlo. E per aver dimostrato che anche partendo da una Repubblica di poco più di trentamila abitanti si può arrivare sul podio più importante del mondo.
Il bronzo di Taranto aggiunge un’altra medaglia alla collezione. Ma soprattutto aggiunge un altro anno, un’altra finale e un altro podio a una storia che sembrava già completa.
E che, evidentemente, non ha ancora finito di essere scritta.
