Sale la tensione tra i medici di medicina generale dell’Emilia-Romagna. Lo SNAMI regionale ha proclamato lo stato di agitazione dei medici convenzionati, chiedendo l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione davanti alla Prefettura di Bologna. In caso di mancato accordo, il sindacato si riserva di arrivare anche alla proclamazione dello sciopero.
Al centro della protesta c’è l’applicazione dell’Accordo integrativo regionale, che lo SNAMI non aveva sottoscritto. Il sindacato denuncia difficoltà diffuse nelle Aziende sanitarie e una carenza di informazioni sul nuovo modello organizzativo. Tra i punti contestati figurano il funzionamento delle équipe di Aggregazione funzionale territoriale, il rapporto con il numero 116117, l’organizzazione delle centrali operative e le deroghe che, secondo lo SNAMI, verrebbero concesse senza criteri uniformi.
Il fronte è anche economico. Vengono segnalati mancati pagamenti di alcune prestazioni, decurtazioni e maggiori costi a carico dei professionisti, oltre alle conseguenze del nuovo sistema sulle medicine di gruppo. Lo SNAMI solleva inoltre problemi relativi a ferie, riposi, maternità e paternità, assistenza familiare, tutela dei medici con problemi di salute e parità di genere. Alcuni aspetti, sottolinea il sindacato, sarebbero già al centro di segnalazioni e iniziative giudiziarie.
Per ora non è stato proclamato alcuno sciopero. Lo SNAMI chiede infatti di riaprire il confronto e, durante la procedura di conciliazione, si impegna ad astenersi da iniziative unilaterali. Se il tentativo dovesse fallire, il sindacato si riserva però di procedere con l’astensione dal lavoro e altre forme di protesta previste dalla legge.
