«Che le nazioni imparino di nuovo a cercare ciò che unisce per risolvere quello che divide». Tra le tante parole pronunciate ieri per la festa del 3 settembre, quelle del cardinale Matteo Maria Zuppi meritano di essere rilette anche dopo che cerimonie, cortei e celebrazioni sono terminati.
Perché Zuppi, parlando di San Marino, ha toccato un punto che riguarda direttamente la storia della Repubblica. Ha parlato di libertà, ma non l’ha associata all’isolamento o alla semplice difesa della propria indipendenza. Al contrario: «È la libertà che viene dallo stare insieme, pensarsi insieme».
Detto a San Marino non è un concetto banale.
La Repubblica ha difeso per secoli la propria indipendenza, la propria sovranità e la propria diversità. Ma lo ha fatto vivendo nel cuore di un altro Paese, costruendo relazioni, cercando equilibri e facendo della diplomazia uno degli strumenti della propria sopravvivenza.
Essere indipendenti, insomma, non ha mai significato essere soli.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del messaggio lanciato dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Soprattutto oggi, mentre nei rapporti internazionali sembra tornare con forza l’idea che per difendere se stessi sia necessario allontanarsi dagli altri, alzare muri e individuare prima di tutto ciò che divide.
San Marino non può certamente indicare al mondo la soluzione ai suoi conflitti. Sarebbe retorico attribuire a una piccola Repubblica un ruolo che non può avere. Ma la sua storia qualcosa può ancora raccontarlo: identità e apertura non sono necessariamente opposte.
Si può custodire gelosamente ciò che si è senza considerare una minaccia tutto ciò che sta fuori. Per un Paese delle dimensioni di San Marino, del resto, questa è stata spesso una necessità prima ancora che una virtù.
Ecco perché la frase di Zuppi, «cercare ciò che unisce per risolvere quello che divide», va oltre il significato religioso della giornata. È una questione politica e riguarda gli Stati, ma riguarda anche le comunità.
Perché una Repubblica non vive soltanto delle proprie istituzioni, delle proprie leggi o dei propri confini. Vive anche della capacità dei cittadini di riconoscersi come parte di qualcosa di comune, pur avendo idee, interessi e visioni differenti.
È forse questo il messaggio che può rimanere del 3 settembre quando si spengono le celebrazioni ufficiali.
La libertà sammarinese ha attraversato i secoli perché generazioni diverse hanno continuato a considerarla un patrimonio collettivo.
In un tempo nel quale sembra diventato molto più semplice sottolineare ciò che divide che lavorare su ciò che unisce, Zuppi ha ricordato a San Marino qualcosa che appartiene profondamente alla sua storia. E che forse vale la pena non ricordare soltanto una volta all’anno.
