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Attualità

Sanità, qualcosa si muove: Ugolini mette mano a liste d’attesa e medicina territoriale, apre agli acquisti con l’Emilia-Romagna e annuncia la delibera che rimette in moto il nuovo ospedale

Alla Festa dell’Amicizia il Segretario di Stato alla Sanità Massimo Andrea Ugolini ha risposto uno per uno ai rilievi arrivati da politica e sindacati: attività ospedaliere distribuite anche al pomeriggio e turnazioni riviste per accorciare le attese, medicina territoriale e COT da riorganizzare, ampliamento della RSA La Fiorina, nuove entrate per l’ISS tra Farmacia Internazionale e accreditamento dei servizi verso le regioni italiane.

Ma il passaggio che pesa di più è un altro: in tempi brevi arriverà una delibera per rivedere l’impostazione della finanza di progetto e cercare i soggetti capaci di elaborare una proposta per il nuovo ospedale, perché la struttura attuale è degli anni Settanta, ha criticità statiche e sismiche e il ragionamento «non è più rimandabile». Sullo sfondo, i circa 90 milioni di euro che quest’anno il bilancio dello Stato trasferisce alla sanità.
Detta così sembra un elenco. Il punto è un altro: si è parlato di sanità con date e atti, non con formule. E l’asticella non era altissima, visto che da mesi il settore viene descritto in Aula, bipartisan, come un malato in attesa di cure urgenti. Ugolini l’ha alzata nel modo più semplice: prendendo i problemi che tutti conoscono e dicendo cosa si sta facendo, quando e con quale atto.
Sulle attese, i correttivi sono già partiti. L’idea è banale e per questo funziona: se le sale operatorie e le tecnologie dell’ISS restano ferme dal primo pomeriggio, il problema non è solo il personale, è l’orologio. Distribuire le attività tra mattina e pomeriggio, intervenire sulle turnazioni, recuperare capacità già pagata dai contribuenti. L’obiettivo dichiarato è impedire che il cittadino, non trovando risposta nel pubblico, finisca a pagare due volte: una con le imposte, l’altra alla clinica privata fuori territorio. È la stessa logica con cui il Segretario ha aperto al tema della libera professione: «occorre valutare soluzioni che trattengano a San Marino prestazioni e risorse oggi indirizzate verso il privato fuori territorio».
Sui conti, il confronto più duro è arrivato da Fabio Righi di Domani-Motus Liberi, che ha richiamato disavanzo, crescita dei costi e sostenibilità complessiva. La risposta di Ugolini è stata una scelta di campo: la sanità non si giudica solo mettendo in fila entrate e uscite. «È un costo, ma è un investimento.» Con una precisazione che evita il romanticismo: la sostenibilità resta un problema, e per affrontarla la Segreteria non lavora sui tagli ma sulle entrate. Due strade concrete. La Farmacia Internazionale, per cui sono in preparazione un nuovo sito e un CRM. E l’accreditamento dei servizi sanitari sammarinesi, per invertire un rapporto che oggi è a senso unico: non solo comprare prestazioni dalle regioni italiane, ma vendere quelle in cui il Titano è competitivo. Sulla stessa linea il capogruppo PDCS Manuel Ciavatta, che ha indicato l’uso più intenso delle sale operatorie e l’attrazione di pazienti da fuori.
Nella stessa direzione va il protocollo operativo con la Regione Emilia-Romagna e l’agenzia Intercent-ER, perfezionato all’inizio di agosto: l’ISS può ora aderire, caso per caso, alle gare aggregate della centrale unica per farmaci e dispositivi medici, mantenendo la propria autonomia gestionale. Volumi più grandi, prezzi migliori. Non è una rivoluzione, è un percorso atteso da anni che qualcuno ha finalmente chiuso.
Resta il nodo dei medici. La capacità dell’ISS di attrarre e trattenere professionisti è il tema su cui l’intera serata è tornata più volte, ed è qui che l’ospedale smette di essere una questione edilizia. Un professionista sceglie dove lavorare guardando le tecnologie, i volumi e le prospettive di carriera, non il panorama. Da qui i due binari: rendere efficiente la struttura di oggi e progettare quella di domani, senza usare il secondo come alibi per rinviare il primo.
Il contrappunto più serio è arrivato da Matteo Zeppa di RETE: la nuova struttura deve essere la conseguenza di una visione sanitaria, non il punto di partenza. È un’obiezione legittima, e curiosamente non è distante da quello che Ugolini ha detto. La differenza la faranno i tempi. La delibera sulla finanza di progetto è la prima scadenza verificabile: quando arriverà, e cosa ci sarà scritto, diranno se questo è l’inizio di un percorso o l’ennesimo cronoprogramma da mettere in cornice.
Per ora, qualcosa si muove. Non è poco.