Il 19 ottobre, lo stesso giorno in cui San Marino firmava a Bruxelles l’Accordo di associazione con l’Unione europea, cento scuole italiane ricevevano mail che annunciavano bombe inesistenti. Coincidenza, quasi certamente.
Ma da qui alla ratifica il Titano entra nella stagione in cui i piccoli Paesi che si avvicinano all’Europa diventano interessanti per chi fa la guerra senza dichiararla.
E per colpire San Marino basta pochissimo.
Il precedente da studiare non è l’Ucraina, è la Moldavia.
Tra il 2022 e il 2023 ha contato oltre quattrocento falsi allarmi bomba, e il suo primo ministro disse che a coordinarli dall’estero era chi voleva fermare l’integrazione europea del Paese. San Marino non è la Moldavia: non ha confini contesi né truppe straniere in casa.
Ma ha due cose in comune che contano: è piccolo, e sta andando verso Bruxelles. Per Mosca, del resto, il Titano è ufficialmente un Paese ostile dal marzo 2022, quando finì nella stessa lista dell’Italia e di tutta l’Unione.
Il resto è aritmetica.
Con circa 34mila abitanti, cento profili falsi in un gruppo Facebook sono lo 0,3 per cento della popolazione: per avere lo stesso peso in Italia ne servirebbero oltre 170mila.
Una sola mail può svuotare tutte le scuole della Repubblica in una mattina, e una voce falsa fa il giro del Paese prima di pranzo. La guerra ibrida ragiona come un’azienda: massimo effetto, minima spesa. Sul Titano la spesa è quasi zero.
Gli attrezzi, poi, sono già passati di qui.
La Banca Centrale ha dovuto smentire video falsi, costruiti con l’intelligenza artificiale, in cui la sua presidente invitava a investire.
Nel febbraio 2025 un attacco attribuito agli hacker filorussi ha mandato offline il sito del Comune di Rimini, a pochi chilometri dal confine.
E le mail delle ultime settimane partivano anche da caselle compromesse: quella di una ditta sammarinese con la password di dieci anni fa vale quanto quella di un ministero.
La buona notizia è che anche la difesa costa poco. Serve un’unica regia che in dieci minuti dica a una scuola o a un ufficio se una minaccia è credibile.
Serve un filo diretto con chi in Italia vede le stesse mail nello stesso momento, perché l’Accordo apre a San Marino il mercato europeo, non le stanze dove l’Europa si scambia gli allarmi. Servono aziende che smettano di credersi troppo piccole per interessare a qualcuno. E serve un’informazione che verifichi prima di rilanciare, soprattutto nei mesi in cui il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a ratificare.
Sull’Accordo i sammarinesi hanno tutto il diritto di dividersi, e di farlo a viso aperto. L’importante è che a decidere siano loro, non cento profili nati la settimana prima.
La neutralità protegge San Marino dai carri armati. Dalla posta, no.
Osservatorio Strategic.sm
