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Attualità

Fine vita, San Marino sceglie la dignità e il diritto di decidere. Ora la sfida è dare concretezza alla legge

Il Consiglio Grande e Generale ha approvato la legge sul fine vita e sul testamento biologico, con 39 voti favorevoli, 5 astenuti e nessun contrario.

È l’approdo di un percorso nato dalla società civile: il testo è infatti un progetto di legge di iniziativa popolare, la cui prima firmataria è Patricia Busignani, presidente dell’Associazione Emma Rossi.

Anche Rete aveva depositato una propria proposta, poi ritirata per far confluire il lavoro in un testo unico.

Il cuore della legge è il principio di autodeterminazione. Nessun trattamento sanitario potrà essere avviato o proseguito senza il consenso della persona, che ha diritto a un’informazione completa sulle proprie condizioni e può rifiutare o interrompere le cure, comprese nutrizione e idratazione artificiali.

Le cure palliative diventano un diritto esigibile, a domicilio come in hospice, ed è prevista la possibilità della sedazione palliativa profonda.

Lo strumento operativo sono le DATS, le disposizioni anticipate di trattamento, con cui ogni maggiorenne potrà indicare per tempo le proprie volontà nel caso in cui non fosse più in grado di esprimerle.

Un emendamento chiesto dalle minoranze esclude qualsiasi imposta per chi le deposita. Il testo, va sottolineato, non introduce né l’eutanasia né il suicidio assistito.

La relazione di maggioranza è stata affidata ad Andrea Ugolini del PDCS, che ha parlato di una sintesi matura ed equilibrata.

La Democrazia Cristiana ha rivendicato il lavoro di mediazione sul testo e ha ricordato il peso delle cure palliative già oggi: tra gennaio 2025 e giugno 2026 sono state accompagnate nel fine vita 102 persone, per lo più a casa propria.

Il PSD ha insistito sull’inviolabilità della libertà di scelta, Libera sul diritto di non subire trattamenti non voluti e sul sollievo per le famiglie, AR sul valore delle leggi di iniziativa popolare, Rete sulla necessità di superare ritardi culturali sui diritti civili.

Non sono mancate le voci critiche.

Repubblica Futura, con la relatrice di minoranza Myriam Farinelli, ha giudicato il testo insufficiente e un’occasione persa per una legge davvero condivisa, sollevando dubbi su nutrizione artificiale, tutela dei minori e delle persone fragili e sul modulo delle DATS.

Domani Motus Liberi ha ribadito la centralità della tutela della vita, chiedendo che lo Stato verifichi che le dichiarazioni non nascano da condizioni di depressione o di particolare vulnerabilità.

Soddisfatta, ma vigile, la promotrice.

Busignani ha parlato di un passo importante atteso dai cittadini, apprezzando l’assenza di voti contrari ma osservando che le modifiche introdotte in aula non hanno migliorato il testo originario, che conteneva già un modello di DATS poi rinviato a un decreto.

Il Segretario alla Sanità Massimo Andrea Ugolini ha annunciato l’avvio a breve del confronto con l’Istituto per la Sicurezza Sociale sul decreto attuativo, atteso entro sessanta giorni, e un secondo provvedimento sulla donazione degli organi, insieme all’impegno a completare l’hospice.

Resta la sostanza politica di una giornata non scontata.

Su un tema che altrove divide e paralizza, il Consiglio ha trovato una larga convergenza, scegliendo la strada della dignità della persona e del rafforzamento delle cure palliative senza varcare la soglia dell’eutanasia.

Ora però la legge vale quanto i suoi decreti: sarà la loro tempestività a dire se il diritto scritto diventerà un diritto vissuto.