Nel pomeriggio di mercoledì 28 ottobre 2026, durante la seduta della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione, il direttore generale di San Marino RTV, Roberto Sergio, ha risposto alle domande dei commissari.
Di seguito la seconda parte del suo intervento, riportata integralmente.
Direttore generale Roberto Sergio: Intanto ringrazio per i vari apprezzamenti ricevuti negli interventi precedenti. Evidentemente avete apprezzato una serie di azioni che ho cercato di descrivervi nella mia relazione.
Do alcune risposte: quella sul piano industriale l’abbiamo già data. Mentre parlava il presidente mi sono arrivati i dati puntuali sul personale, quindi posso fornirvi un dato preciso.
Il personale contava 64 unità alla data del mio insediamento, nel novembre 2024. Oggi, a seguito dei pensionamenti e del successivo bando pubblico di selezione, siamo a 71 dipendenti.
Non soltanto non abbiamo licenziato, ma abbiamo sostituito chi andava in pensione e aumentato la forza lavoro a 71 persone.
Gli attuali dipendenti di San Marino RTV sono 45 sammarinesi e 26 italiani. Credo che questa fosse la risposta che vi aspettavate.
Per quanto riguarda la mia persona, vi prego di tenere conto che chi è qui oggi ha trascorso ventidue anni all’interno della RAI e ha ricoperto tutti i ruoli di responsabilità possibili nell’azienda: è stato contemporaneamente presidente e amministratore delegato e, successivamente, direttore generale.
Quello che vi dico oggi deriva quindi da una profonda conoscenza di una realtà che a volte viene rappresentata in maniera sbagliata e non corretta anche dagli organi di stampa italiani.
Non vi sfuggirà che le nomine nel consiglio di amministrazione della RAI, come in molti consigli di amministrazione pubblici, sono politiche. Significa che i rappresentanti nei consigli sono in quota a determinati partiti. Le dinamiche tra i partiti portano spesso a dibattiti e prese di posizione che non sono coerenti con ciò che poi accade.
Faccio un esempio: la conferma della mia designazione. Ricordo che la RAI non nomina: la RAI designa, RTV nomina ed è RTV che può far venir meno un ruolo che non ha scadenza temporale, a norma di statuto e di patti parasociali.
La designazione è stata votata con una maggioranza di cinque a due, con il parere positivo dei tre membri del collegio sindacale e del magistrato della Corte dei conti. Per la conferma hanno votato tre rappresentanti di opposizione e due di maggioranza.
Questo significa che, nelle dinamiche politiche italiane, due partiti di maggioranza hanno ritenuto di esprimersi negativamente, pur sapendo tutti, io per primo, che sarei comunque rimasto nella designazione. Lo sapevano tutti, salvo quei giornali che volevano lasciare intendere che ci fossero dubbi sulla mia permanenza.
Essendo nominato da RTV, non poteva essere la RAI a decidere se cambiarmi: avrebbe dovuto deciderlo RTV nella sua autonomia, sfiduciandomi con motivazioni che, alla luce di quello che ci stiamo raccontando, credo non siano attuali. Quindi io intendo rimanere.
La delibera del consiglio di amministrazione della RAI dice che sarà il prossimo consiglio a occuparsi nuovamente della designazione. L’attuale consiglio scade nel giugno 2027: significa che un nuovo consiglio potrebbe insediarsi prima dell’estate o, più probabilmente, dopo le elezioni che si saranno tenute in Italia, quindi nell’ottobre-novembre 2027.
Ragionevolmente, non avendo intenzione di dimettermi, penso di poter rimanere in carica almeno per tutto il 2027. Quello che accadrà a quella data lo vedremo allora, perché francamente non vorrei imporre né a me stesso né a voi il fatto di dover continuare a essere presente.
Il rapporto con la RAI è un rapporto, non un vincolo. Come San Marino RTV non abbiamo nessun vincolo.
Abbiamo un azionista al 50% che esprime tre consiglieri di amministrazione, pariteticamente a ERAS, la società dello Stato di San Marino. Il presidente ha un voto doppio in caso di parità, quindi la Repubblica di San Marino, attraverso ERAS, ha sostanzialmente una maggioranza in consiglio.
Non esistono vincoli, esistono rapporti importanti, da tenere in grande considerazione.
Posso rassicurarvi anche su un altro fatto. È vero che il mio duplice ruolo può aver contribuito ai migliori risultati ottenuti in questo percorso.
Posso però assicurarvi che i risultati rimarranno tali anche nel percorso successivo, pur non avendo più il duplice ruolo, perché tutto quello che è accaduto è soprattutto figlio di una storia, di un percorso e di relazioni all’interno dell’azienda e nel mondo italiano complessivo, che hanno creato opportunità che abbiamo messo in campo.
Qual è la sfida? Far diventare strutturali queste opportunità, nate in un’epoca in cui avevo il doppio ruolo e potevo incidere, a prescindere dalla mia persona. Fare in modo che la solidità dell’azienda possa proseguire anche di fronte a un ricambio, quando dovesse esserci, auspicabilmente con una persona che abbia competenze analoghe.
Se tornassimo ad avere competenze esclusivamente giornalistiche e non manageriali, è chiaro che potremmo tornare a situazioni non auspicabili.
Io ho, ahimè, la fortuna o la sfortuna di essere sia manager sia giornalista. Ormai tutti teniamo molto a questa televisione.
Quanto alla comunicazione sindacale, alla denuncia di cui abbiamo appena parlato, poco dopo ho incontrato i firmatari, abbiamo parlato a lungo e ho preteso un atteggiamento assolutamente indipendente e plurale. Nel momento in cui mi raccontavano i fatti non ho riscontrato, nelle stesse persone che avevano firmato il comunicato, il medesimo livello di tensione.
Hanno poi fatto un discorso più generale: quando arriva un comunicato si pretende che venga pubblicato subito, oppure un titolo non va bene e si vorrebbe cambiarlo. Ho quindi chiesto: è un’invasione di campo della maggioranza o anche dell’opposizione? Perché a volte succede anche con comunicati dell’opposizione.
Pretendo dai giornalisti che siano indipendenti e che non debbano dipendere da nessuno. C’è da dire anche che alcune persone, per rapporti personali e storici, magari tendono a favorire qualcuno rispetto a qualcun altro.
Questo è ciò che non amo: che persone che, nella storia di questa azienda, fanno riferimento anche a partiti politici possano farsi carico delle istanze di quei partiti prescindendo dalla propria autonomia giornalistica. Questo non mi piace.
Per il resto, sto dando esclusivamente indicazioni affinché ci sia una totale indipendenza e il pluralismo sia sempre garantito. In Italia, in RAI, c’è un famoso detto: 30% al governo, 30% alla maggioranza, 30% all’opposizione. Significa che il 60%, in qualche misura, fa riferimento alla maggioranza.
Io pretendo invece pari dignità, tant’è vero che tutti i programmi che stiamo facendo, anche quelli nuovi che stiamo mettendo in onda, devono avere rappresentanza di maggioranza e opposizione. Devono esserci sempre entrambe le voci, perché ci sia un dibattito plurale.
Certo, il governo, quando esprime contenuti o accadono cose che devono essere comunicate, aggiunge minutaggio rispetto alla maggioranza tradizionale. Farò una verifica puntuale dei secondaggi all’interno di San Marino RTV, ma non credo nemmeno che il rapporto sia sessanta a trenta.
Credo che l’equilibrio tra opposizione e maggioranza sia migliore. Lo verificheremo, così da potervi dare una risposta più precisa e puntuale nella prossima occasione.
Venendo a milioni di contatti per il San Marino Song Contest. Non parlo di like, parlo delle misurazioni Auditel, delle certificazioni che arrivano da enti certificatori e che dicono quante persone, in quel momento, hanno ascoltato quel messaggio, visto quella trasmissione o ascoltato Carlo Conti parlare del San Marino Song Contest durante il Festival di Sanremo. Non sto parlando di like, che sono un’altra cosa.
Sto parlando di contatti pubblicitari, quelli che poi portano ricavi commerciali. A volte si parla di like o di Instagram, come ho fatto io parlando del Papa, ma quando parliamo del San Marino Song Contest stiamo parlando di un’altra cosa, che ha un valore certificato, serio, forte.
Ho appena detto che devo realizzare prodotti e cose importanti, perché facciamo servizio pubblico senza gravare sullo Stato. Devo quindi rivolgermi al mondo della comunicazione e della pubblicità per coprire i costi.
Ma non lo faccio soltanto io. Quando il Santo Padre è andato al Meeting dell’amicizia e le riprese, sia nostre sia della RAI, hanno raccontato la visita, abbiamo visto un mondo di pubblicità attorno al Papa: Banca Intesa per prima, poi Enel, Eni. Tutti gli sponsor del Meeting erano visibilissimi nel momento in cui passava il Papa.
È accaduto anche con BYD, con cui abbiamo un rapporto commerciale per sostenere questa televisione ed evitare ulteriori richieste di contributi. Non le voglio, perché credo che questa televisione debba autosostenersi.
Nel caso specifico, durante il passaggio del Papa, un’immagine ha mostrato uno sponsor collocato in un angolo. Fa parte delle dinamiche commerciali di una televisione che non vive soltanto di contributi pubblici, ma deve vivere anche di ricavi commerciali.
Non mi pare che il Vaticano si sia risentito, come non si è risentito per la visibilità degli sponsor al Meeting. Ritengo quindi che sia una politica commerciale che ha un senso e che meriti di essere approfondita.
Posso confermare che l’accordo con BYD non aveva nulla a che fare né con la segreteria agli Esteri né con il segretario Fabbri. Nasce da un mio rapporto personale con l’amministratore delegato, che ho voluto coinvolgere non soltanto in questo progetto: sarà coinvolto anche nel San Marino Song Contest e come sostenitore di tante altre iniziative.
Che cosa manca? Ah, non ho stipendio. Lo faccio gratis.
I miei predecessori non venivano pagati dalla RAI, ma da RTV. RTV rimborsava alla RAI i 240.000 euro dello stipendio di Vianello: lo pagava RTV. Non è mai stato a carico della RAI lo stipendio del direttore generale di RTV: la RAI lo erogava e RTV rimborsava l’importo.
Nel mio caso, essendo anche direttore generale della RAI, il valore massimo rimborsato è stato quello di una mensilità, circa 20.000 euro a bilancio. Ho fatto sì che fosse conteggiato un unico mese, visto che non ero presente quotidianamente qui, ma potevo lavorare anche da remoto, utilizzando le strutture della RAI.
