Abusi sui minori, la relazione che mette a nudo le falle del sistema arriva in Consiglio: «Servono nuove regole e controlli»
Il documento Burgagni-Cherubini sarà discusso nella sessione del Consiglio Grande e Generale convocata dal 7 al 23 settembre. Al centro il caso del sammarinese condannato in Italia, le criticità nei controlli e una serie di proposte: misure preventive, verifiche sulle autocertificazioni, giurisdizione extraterritoriale e stop agli incarichi pubblici per chi è condannato per reati sessuali contro minori
Una relazione di 55 pagine che parte da un caso giudiziario particolarmente grave e arriva a mettere sotto la lente norme, controlli, comunicazioni tra San Marino e Italia e procedure della pubblica amministrazione. Il documento della Commissione tecnica-amministrativa composta dagli avvocati Gianna Burgagni e Daniele Cherubini approderà ora in Aula: è infatti inserito tra i punti all’ordine del giorno della prossima sessione del Consiglio Grande e Generale, convocata per il 7, 8, 9, 15, 16, 17, 18, 21, 22 e 23 settembre 2026. Il tema figura al comma 17, con la voce “Relazioni della Commissione Tecnica/Amministrativa sulla vicenda di abusi sessuali su minori in attuazione dell’Ordine del Giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale nella seduta del 18 settembre 2025 e successivo dibattito”.
L’esame era già stato inserito nelle precedenti sessioni consiliari, ma era stato rinviato sia a giugno sia a luglio. Il sito istituzionale del Consiglio indica infatti che le relazioni, presentate il 10 giugno 2026, erano ancora “in attesa di esame” dopo i rinvii delle sessioni precedenti. Ora il dossier torna quindi formalmente davanti ai consiglieri.
Il lavoro nasce dall’ordine del giorno approvato dal Consiglio il 18 settembre 2025 e affronta le conseguenze istituzionali del caso del cittadino sammarinese condannato definitivamente in Italia per reati sessuali commessi ai danni di minori e successivamente arrestato. Ma l’obiettivo va oltre la singola vicenda: capire dove il sistema abbia mostrato dei punti deboli e come evitare che situazioni analoghe possano ripetersi.
Il mandato affidato alla Commissione era ampio: verificare la possibilità di introdurre misure amministrative di prevenzione a tutela della collettività durante le procedure di estradizione; valutare le sanzioni per chi rende dichiarazioni false o omette informazioni rilevanti per accedere a posti nella pubblica amministrazione; studiare l’estensione della giurisdizione sammarinese ai reati sessuali commessi all’estero da cittadini sammarinesi; ricostruire l’intero percorso amministrativo e informativo del caso e valutare il divieto di lavorare nella Pa per chi sia stato condannato per reati sessuali contro minori.
Il punto più delicato della vicenda riguarda ciò che accadde mentre il procedimento italiano era ancora in corso. La condanna, secondo quanto ricostruito dalla Commissione, riguarda fatti avvenuti durante un football camp svoltosi a Carpegna tra il 27 giugno e il 2 luglio 2021. Le vittime erano quattro minori di 14 anni provenienti da Ancona. Al camp partecipavano anche 22 bambini della Repubblica di San Marino, che però pernottavano in una struttura ricettiva e non nelle camere della zona dove alloggiavano le vittime.
La sentenza italiana divenne definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione. La pena indicata nella relazione è di 4 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a una serie di pene accessorie e misure di sicurezza. Tra queste figurano l’interdizione perpetua da incarichi nelle scuole e nelle strutture frequentate prevalentemente da minori, l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e, dopo l’esecuzione della pena, il divieto per un anno di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati da minori e di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con loro.
La richiesta di estradizione e l’arresto
La ricostruzione dei passaggi tra Italia e San Marino occupa una parte consistente della relazione. Nel giugno 2025 arrivò attraverso i canali istituzionali la documentazione relativa alla condanna e alla richiesta italiana di procedere all’arresto ai fini dell’estradizione.
Qui emerge uno dei nodi centrali. San Marino non concede l’estradizione dei propri cittadini sulla base delle dichiarazioni formulate al momento della ratifica della Convenzione europea di estradizione. Il cittadino interessato, inoltre, attraverso il proprio legale manifestò l’intenzione di scontare la pena sul Titano.
La Commissione sottolinea però un aspetto importante: prima dell’arrivo della richiesta di estradizione, nessuna autorità sammarinese risultava formalmente notificata della pendenza del procedimento penale italiano. E la natura riservata delle informazioni trasmesse nell’ambito della cooperazione internazionale impediva inoltre di utilizzare liberamente quei dati per iniziative diverse da quelle per cui erano stati comunicati.
Il 23 agosto 2025 il condannato venne infine arrestato sul territorio italiano. La Gendarmeria sammarinese, in collaborazione con le autorità italiane, ne aveva monitorato gli spostamenti e collaborò all’arresto. Il 27 agosto, pochi giorni dopo, l’Ufficio per il Lavoro e le Politiche Attive presentò un esposto al Giudice Inquirente per le dichiarazioni rese dall’interessato nelle procedure amministrative.
Il nodo del lavoro pubblico
Ed è proprio qui che la relazione entra in uno degli aspetti più controversi della vicenda.
Il 12 luglio 2023 l’uomo aveva presentato domanda per iscriversi alle liste di avviamento al lavoro per il pubblico impiego, dichiarando attraverso autocertificazione l’assenza di carichi penali e carichi pendenti.
L’Ufficio competente chiese successivamente al Tribunale sammarinese le verifiche. Dal certificato dei carichi pendenti risultava allora un procedimento per percosse, relativo a fatti avvenuti a Murata nell’aprile 2021. La documentazione relativa al procedimento italiano per i reati contro i minori, invece, non risultava ancora iscritta nei certificati sammarinesi.
La situazione si ripeté nel settembre 2024, quando l’interessato tornò a iscriversi alle liste di avviamento e presentò un’altra dichiarazione sostitutiva.
Nel frattempo svolse diversi incarichi. La relazione ricostruisce occupazioni nel 2023, compreso un periodo come aiuto cuoco, e successivamente incarichi nella pubblica amministrazione.
Il passaggio più sensibile arriva nel 2025. Dal 24 aprile al 22 giugno il soggetto prestò servizio prevalentemente nella cucina dell’Asilo Nido di Cailungo, con alcune giornate di sostituzione nelle cucine degli asili nido di Dogana e Città. Dal 23 giugno al 6 agosto lavorò invece al Plesso di Dogana.
La Commissione precisa tuttavia un elemento rilevante: in quel periodo avrebbe lavorato esclusivamente nelle cucine, come aiuto cuoco, e non risulta che avesse mansioni all’interno degli asili né che avesse avuto contatto diretto con i bambini.
Perché dai certificati non emergeva la condanna italiana
È uno dei passaggi che meglio spiegano il cortocircuito.
Quando nell’agosto 2025 venne nuovamente richiesto il certificato sammarinese dei carichi pendenti, il documento riportava ancora la dicitura «nulla emerge», nonostante nel frattempo in Italia esistesse una condanna definitiva.
La relazione dedica numerose pagine a spiegare la differenza tra Casellario giudiziale e Carichi pendenti. Il primo riguarda essenzialmente le condanne definitive; il secondo i procedimenti ancora in corso presso il Tribunale sammarinese.
La Commissione evidenzia inoltre una criticità strutturale nello scambio delle informazioni giudiziarie tra Italia e San Marino. I due Paesi non dispongono, allo stato descritto nella relazione, di un sistema informatico centralizzato comune che permetta l’immediata condivisione delle informazioni. Le iscrizioni relative alle condanne definitive vengono trasmesse periodicamente, mentre i procedimenti ancora pendenti all’estero non confluiscono automaticamente nei carichi pendenti sammarinesi.
È proprio su questo fronte che la relazione sollecita un salto di qualità: intensificare e potenziare lo scambio di informazioni tra i due Stati, soprattutto sui procedimenti penali e sulle condanne definitive.
Misure preventive prima ancora dell’estradizione
La Commissione non si limita alla ricostruzione. Formula proposte concrete.
La prima riguarda la possibilità di intervenire prima che una procedura di estradizione sia conclusa, soprattutto quando sono coinvolti reati contro minori.
Secondo la relazione dovrebbe essere valutata l’introduzione, attraverso una legge, di misure amministrative di prevenzione applicabili dall’Autorità giudiziaria quando sia pendente un procedimento per reati contro minori o una procedura di estradizione.
Tra le ipotesi indicate figurano il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati da minori e la sospensione da particolari attività lavorative che comportino contatti con bambini.
Il principio è quello di non dover attendere necessariamente la conclusione di tutto l’iter giudiziario internazionale per poter adottare strumenti amministrativi di tutela. La Commissione richiama però espressamente la necessità che ogni intervento sia disciplinato dalla legge e accompagnato dalle relative garanzie.
False autocertificazioni, controlli più rigidi
Secondo fronte: le dichiarazioni rese per accedere al lavoro pubblico.
La Commissione propone di rafforzare il sistema dei controlli e delle conseguenze per chi dichiara il falso o omette fatti rilevanti nelle procedure della pubblica amministrazione.
Una delle modifiche suggerite riguarda la verifica d’ufficio delle autocertificazioni. Il controllo, secondo la relazione, dovrebbe diventare obbligatorio non soltanto per i vincitori dei concorsi pubblici, ma anche al momento dell’iscrizione e dell’accesso alle graduatorie pubbliche.
Viene inoltre prospettato un irrigidimento delle conseguenze amministrative: chi presenta dichiarazioni o documenti falsi potrebbe non soltanto perdere il beneficio ottenuto, ma essere escluso per un determinato periodo dall’accesso ad altri benefici.
Reati sessuali all’estero, San Marino potrebbe procedere
Un’altra proposta tocca direttamente il Codice penale.
La Commissione affronta infatti il tema della giurisdizione extraterritoriale, cioè della possibilità per San Marino di perseguire propri cittadini per determinati reati commessi fuori dai confini della Repubblica.
La relazione propone di inserire anche l’articolo 173 del Codice penale, relativo agli atti di libidine su minori o incapaci consenzienti, tra le fattispecie per le quali possa operare la legge sammarinese anche quando il fatto sia stato commesso all’estero.
La Commissione suggerisce inoltre una riflessione più ampia sull’estensione del principio agli altri reati sessuali commessi ai danni di minori, richiamando gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Lanzarote.
Condannati per reati sessuali sui minori fuori dalla Pa
L’ultimo grande capitolo riguarda l’accesso alla pubblica amministrazione.
La Commissione ritiene possibile introdurre espressamente il divieto di assumere incarichi o impieghi pubblici per chi sia stato condannato per reati sessuali contro minori.
Per farlo vengono indicate modifiche alla normativa sui requisiti di ammissione ai concorsi e ai rapporti di pubblico impiego, oltre a possibili interventi sulle liste di avviamento al lavoro.
L’obiettivo sarebbe rendere esplicita una barriera che oggi, secondo l’analisi della Commissione, necessita di essere meglio definita sul piano legislativo, coordinandola con le norme sulle condanne, sulle interdizioni e sui requisiti necessari per lavorare nella Pa.
Ora il confronto passa all’Aula
Il quadro che emerge dalle 55 pagine, dunque, non si limita alla responsabilità di un singolo soggetto. Il caso diventa il punto di partenza per evidenziare una serie di zone grigie: informazioni giudiziarie che non circolano automaticamente tra due Stati, differenze tra casellario e carichi pendenti, autocertificazioni che richiedono controlli più stringenti, limiti derivanti dalla disciplina sull’estradizione dei cittadini sammarinesi e strumenti preventivi ritenuti insufficienti.
La Commissione mette quindi sul tavolo una sorta di pacchetto di interventi: più controlli, maggiore scambio di informazioni con l’Italia, misure preventive per proteggere i minori, revisione delle norme sulle false dichiarazioni, ampliamento della giurisdizione sammarinese e regole più nette sull’accesso al pubblico impiego.
Dopo i rinvii delle precedenti sessioni, questa volta il confronto è nuovamente fissato nell’agenda consiliare. Il comma 17 della sessione di settembre prevede infatti non soltanto l’esame delle relazioni, ma anche il “successivo dibattito”. Sarà dunque il Consiglio Grande e Generale a confrontarsi sulle conclusioni della Commissione e sulle eventuali risposte legislative e amministrative da mettere in campo.
