Il diesel russo annunciato da Donald Trump per frenare il caro carburanti non è ancora arrivato negli Stati Uniti. A quasi un mese dall’intesa presentata il 9 ottobre con Vladimir Putin, le forniture restano incerte e alcune petroliere hanno modificato i propri itinerari.
L’accordo avrebbe dovuto rendere disponibili oltre 300mila tonnellate di gasolio, ma al momento non risultano consegne confermate nei porti americani.
Secondo i dati delle società di monitoraggio marittimo Kpler e MarineTraffic, due petroliere partite dal porto russo di Primorsk, inizialmente dirette verso la costa orientale degli Stati Uniti, hanno cambiato destinazione. Una ha puntato verso il Brasile, l’altra verso il Mediterraneo.
Una terza nave, ancora nell’Atlantico settentrionale, ha cancellato New York come porto di arrivo, indicando una destinazione ancora da definire.
Sul piano politico si è aperto uno scontro. Mikie Sherrill, governatrice democratica del New Jersey, ha chiesto agli operatori portuali di respingere eventuali carichi di carburante russo, sostenendo che l’amministrazione Trump non possa aggirare il divieto di importazione introdotto dal Congresso nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.
Il Dipartimento del Tesoro americano ha invece autorizzato temporaneamente alcune operazioni commerciali attraverso una deroga alle sanzioni, difendendone la legittimità. La questione non è ancora stata risolta in tribunale.
Le perplessità arrivano anche dal Congresso, dove esponenti di entrambi i partiti temono che l’acquisto di carburante russo possa garantire nuove entrate economiche a Mosca mentre prosegue la guerra in Ucraina.
