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Attualità

Esami di laboratorio a pagamento, la Commissione apre la porta

Chi vuole ripetere le analisi del sangue più spesso di quanto prevedano i criteri clinici potrebbe presto farlo nel laboratorio dell’Ospedale di Stato, pagando di tasca propria. È il contenuto del punto più discusso dell’ordine del giorno sulla sanità approvato mercoledì mattina dalla Commissione Consiliare Permanente IV con 10 voti favorevoli, 3 contrari e un astenuto: un mandato al Comitato Esecutivo dell’ISS a «valutare e predisporre le condizioni organizzative e normative» per consentire, su base volontaria, l’accesso a pagamento ad alcune prestazioni di laboratorio.

Il documento chiude l’audizione del Comitato Esecutivo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale che si era tenuta il giorno prima. Contiene anche l’impegno a predisporre entro il 31 marzo 2027 le linee di indirizzo del nuovo Piano Sanitario e Sociosanitario e il mandato al Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale Massimo Andrea Ugolini a tornare in Commissione con un quadro completo sul nuovo ospedale. Ma è sul principio delle prestazioni a pagamento che la seduta si è spaccata.

A illustrarlo è stato Andrea Ugolini del Pdcs, che lo ha definito forse lo strumento più innovativo dell’intero documento. «Se, secondo i criteri di appropriatezza, determinati esami devono essere eseguiti una volta ogni sei mesi oppure una volta all’anno, ma una persona, magari perché seguita da un proprio medico di fiducia esterno, desidera effettuare controlli con maggiore frequenza, si può valutare la possibilità di consentirle di utilizzare comunque il nostro laboratorio pagando la prestazione», ha spiegato. Il laboratorio, ha aggiunto, è già una struttura rodata e senza particolari liste d’attesa: «Potrebbe quindi essere il primo ambito nel quale sperimentare una modalità di questo tipo». Secondo Ugolini ci sarebbe anche un doppio beneficio: gli esami fatti fuori territorio non entrano automaticamente nel Fascicolo Sanitario Elettronico e vanno caricati a mano come PDF, mentre ogni laboratorio usa macchinari e tarature diverse, il che rende meno leggibile l’andamento dei valori nel tempo.

La replica più dura è arrivata da Matteo Casali di Repubblica Futura, che aveva chiesto già il giorno prima di lasciar passare almeno una notte prima di introdurre il principio. «Introdurre per la prima volta un principio per cui l’assistito, in determinate condizioni, paga una prestazione rappresenta una variazione importante rispetto al modello tradizionale», ha detto, chiedendo che la questione venga portata in Consiglio Grande e Generale. «Oggi diciamo che si paga il “di più”, ma domani potrebbero cambiare i livelli di appropriatezza e potremmo ritrovarci ad aver sdoganato un principio che poi si espande progressivamente». Il rischio, ha avvertito, è «con un ordine del giorno approvato quasi fra il caffè e l’ammazzacaffè, di toccare per la prima volta il principio fondamentale del 1955 sull’universalità del nostro sistema».

Sulla stessa linea Emanuele Santi di Rete, che ha chiesto la cancellazione del punto. «Oggi l’appropriatezza clinica è definita secondo determinati criteri, ma basta modificare quei criteri e abbassare la soglia di ciò che viene considerato appropriato perché il resto diventi automaticamente a pagamento. Questo potrebbe diventare il grimaldello per introdurre progressivamente altre prestazioni a pagamento», ha affermato. Santi ha contestato anche la parte dell’ordine del giorno sulla razionalizzazione della spesa, ricordando che il Direttore Amministrativo ha annunciato per il 2026 una spesa in aumento: «Oggi invece abbiamo una spesa cresciuta di circa venti milioni e vediamo ancora gli stessi problemi».

A difendere il punto, ma con un avvertimento esplicito, è stato Guerrino Zanotti di Libera. Il testo, ha spiegato, è stato ristretto rispetto alla prima stesura, che estendeva il ragionamento a tutte le prestazioni sanitarie, e ora riguarda solo il laboratorio, dove l’anno scorso sono state fatte «oltre un milione di determinazioni». «Capisco la preoccupazione che questo possa rappresentare una crepa nel nostro sistema sanitario universalistico, gratuito ed egualitario», ha ammesso, per poi raccomandare al Segretario di Stato «la massima cautela»: «Non deve essere un semplice passaggio introdotto quasi automaticamente attraverso un ordine del giorno della Commissione e non deve assolutamente diventare l’apertura verso una sanità a pagamento».

Il ragionamento più politico lo ha fatto Luca Lazzari del Psd, chiamato in causa da Casali sul comunicato di agosto in cui il partito aveva chiesto un tavolo di lavoro sulla sanità. Lazzari ha negato ogni cambio di posizione e ha rovesciato il tema: «Noi continuiamo a raccontarci che San Marino abbia un modello sanitario integralmente pubblico, ma sappiamo tutti che, nella realtà, non è più completamente così da anni». Quando un assistito prende la macchina, va fuori territorio e paga, ha detto, il sistema integralmente pubblico è già finito, e lo stesso vale per prestazioni acquistate all’esterno, convenzioni e consulenti. «Il pubblico non si difende facendo finta che il privato non esista, lo si difende governandolo».

Sul nuovo ospedale Lazzari ha precisato che l’ordine del giorno non ne decreta la partenza: una delibera del Congresso di Stato esisteva già dal settembre 2025, con la finanza di progetto indicata come modalità prioritaria, e la novità è che ora il mandato politico arriva dalla Commissione. Santi ha invece invitato a smettere di rinviare: «Se vogliamo fare il nuovo ospedale, troviamo le risorse e partiamo. Se dopo quattro anni siamo ancora fermi a chiederci che cosa vogliamo metterci dentro, significa semplicemente che non lo volete fare».

Denise Bronzetti di Alleanza Riformista ha chiesto di riconoscere il lavoro svolto senza negare le criticità, distinguendo fra indirizzo politico e gestione amministrativa. Gaetano Troina di Domani-Motus Liberi ha annunciato l’astensione del gruppo, spiegandola così: «È un’astensione che esprime la volontà di vedere se, nel breve periodo, verranno finalmente assunte alcune decisioni che riteniamo non più rinviabili. È, in qualche modo, l’ultimo credito di fiducia che siamo disponibili a concedere a questa gestione della sanità».

Alla fine hanno votato contro Repubblica Futura e Rete, si è astenuta Domani-Motus Liberi, ha votato a favore la maggioranza. Il passaggio successivo tocca ora al Comitato Esecutivo dell’ISS, che dovrà dire se e come quelle condizioni organizzative e normative possono essere costruite.

Esami di laboratorio a pagamento, la Commissione apre la porta