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Attualità

Segreto d’ufficio in Bcsm, RF: “Decreto pericoloso, va ritirato”

Repubblica Futura chiede il ritiro del Decreto delegato 7 settembre 2026 numero 134, che introduce le disposizioni attuative sul segreto d’ufficio relativo alle informazioni e ai dati in possesso della Banca Centrale della Repubblica di San Marino. Secondo il partito, il provvedimento limiterebbe le prerogative dei membri del Consiglio Grande e Generale e sarebbe stato adottato senza un adeguato confronto politico.

RF sottolinea anzitutto il momento scelto per l’emanazione del decreto. “Il decreto delegato è stranamente emesso all’avvio dell’attività di una commissione d’inchiesta dedicata al tentativo di acquisto di una banca, a poche settimane dall’inizio di un procedimento penale con al centro lo stesso tema e all’avvio di un arbitrato internazionale sempre sullo stesso argomento” – si legge nel comunicato –.

Il partito ritiene inoltre che il contenuto del provvedimento sia distante dalle richieste formulate in una precedente interrogazione dai consiglieri del Psd Matteo Bacciocchi, Mara Merlini e Nicola Rossini. “Cosa c’è dietro questa improvvisa richiesta di segretezza sull’attività di Banca Centrale? Perché il governo e la maggioranza dopo il colpo al regolamento consiliare assestano un’altra pesante tegola sul Consiglio Grande e Generale?”, domanda Repubblica Futura.

Il decreto motiva le nuove disposizioni con la necessità di accrescere la conformità della disciplina agli standard internazionali, al quadro giuridico dell’Unione europea e agli orientamenti delle autorità europee di vigilanza. RF solleva tuttavia dubbi sulla coerenza complessiva del sistema, richiamando la posizione del segretario di Stato per le Finanze all’interno del Comitato per il Credito e il Risparmio e le partecipazioni pubbliche nel settore bancario.

“Lo Stato possiede il 100% di una banca a San Marino, il 100% di una banca in Croazia e l’88% della Banca Centrale e ora, con questo decreto, viene apposto il segreto alle informazioni relative a tutti questi soggetti”, sostiene il partito.

Nel comunicato viene citato l’articolo 3 del decreto, secondo cui “le informazioni e i documenti forniti restano soggetti al regime di secretazione, anche ai fini dell’articolo 377 del Codice Penale, fintanto che permangano le esigenze di riservatezza previste dalla normativa vigente”. Per Repubblica Futura questa disposizione “chiude la serranda alla possibilità dei consiglieri eletti dai cittadini di svolgere con pienezza il proprio mandato in Commissione Consiliare Permanente Finanze e Bilancio”.

“Deve essere chiaro che dal 7 settembre tutto ciò che riguarda le banche diventa segreto e se poi succede qualcosa in società di proprietà dello Stato o con lo Stato che deve pagare magari per garanzie o finanziamenti forniti a una banca, c’è il Segreto di Stato punibile per una violazione del codice penale”, afferma RF, che domanda: “È normale? Cui prodest? All’Unione europea? A Banca Centrale? Al governo? Alle banche?”.

“Repubblica Futura pensa che sia una scelta pericolosa, soprattutto considerando come il provvedimento sia stato emesso alla chetichella senza nessuna apparente motivazione. In più è evidente come il segreto riguardi solo i membri del Consiglio Grande e Generale e non il governo che ha mani libere sulle banche e continuerà a rimestare nel torbido”, prosegue la nota.

Il partito considera il contenuto del decreto “gravemente lesivo dei diritti dei membri del Consiglio Grande e Generale” e contesta il ricorso a un decreto delegato per intervenire sullo statuto della Banca Centrale e sul Regolamento consiliare. “Se ci sono problemi o interessi statuali da difendere, anche in vista di quanto può accadere nei prossimi mesi, il governo deve avere la serietà di parlare chiaro e a carte scoperte, ai consiglieri e a tutti i cittadini della Repubblica”.

“Se invece, come pare, è in atto un goffo tentativo di nascondere i disastri che in questi anni di governo l’inquilino del piano terra di Palazzo Begni sta portando avanti, allora siamo pronti a dare battaglia perché la trasparenza vale sempre, soprattutto quando si governa”, conclude Repubblica Futura.