Il PSD ha depositato quattordici domande scritte al Congresso di Stato sulle retribuzioni dei vertici di Banca Centrale, con delibere e tabelle da allegare. Lo ha fatto da dentro la maggioranza, con due segretari di Stato seduti al tavolo che dovrà rispondere. Repubblica Futura, dall’opposizione, ha fatto partire il cronometro; da Palazzo Begni e da via del Voltone, per ora, non è arrivata una sillaba.
L’anomalia è tutta lì. Un partito che sta al governo non ha bisogno di un’interrogazione per sapere quello che sa il proprio governo: ha il telefono e ha due segreterie di Stato. Se sceglie la carta è perché vuole che la risposta esista in una forma citabile. Non si interroga per sapere. Si interroga quando la via breve si è chiusa.
I numeri, per chi arriva adesso: il bilancio 2025 indica 383.975 euro come costo di due figure dirigenziali, erano 363.088 nel 2024, mentre il tetto votato per referendum nel 2016 dice centomila. Come quella somma si divida fra le due posizioni dal bilancio non è ricavabile, ed è la prima cosa che il PSD chiede. Nessuno ha dimostrato che una deroga esista: si chiede se esista e con quale atto. È una domanda, non una sentenza.
Il calendario è la parte interessante.
I compensi sono stati approvati a maggio, insieme al miglior bilancio dal 2010: 11,06 milioni di gestione ordinaria, tutti accantonati. Le domande arrivano a settembre. Quattro mesi non sono una dimenticanza. E non si interroga un’istituzione che va male: si interroga quella che va bene, perché è allora che il controllo su di essa torna a valere qualcosa.
RF ci ha messo la sua traduzione: le proprie interrogazioni si sono sempre schiantate contro il muro alzato da Palazzo Begni a difesa di via del Voltone. Notare la geografia — il bersaglio non è la banca, è chi dovrebbe presidiarne il rapporto.
Quanto al «basta esperti arrivati da fuori», piccolo problema di cronaca: il direttore generale è sammarinese dal marzo 2023.
Intanto Finanze e presidenza tacciono, e da queste parti il silenzio non è assenza di risposta: significa non ora, non qui, non per iscritto.
La frase migliore l’ha scritta il PSD, e non riguarda gli stipendi: la soluzione peggiore è tenere una regola per tranquillizzare l’opinione pubblica e intanto trovare il modo di aggirarla nella pratica.
Benissimo. Allora il test è uno solo: o le quattordici risposte arrivano per iscritto e pubbliche, oppure abbiamo scoperto qualcosa di più grosso degli stipendi, cioè che qui non ottieni risposte nemmeno stando al governo.
E la domanda di Repubblica Futura andrà riscritta: non «si muove qualcuno in maggioranza», ma serve a qualcosa muoversi?
