Read in English
Attualità

Unione dei risparmi, la bufala della confisca dei conti correnti: cosa ha detto davvero Von der Leyen sui diecimila miliardi degli europei

Il 27 agosto, a Parigi, davanti agli industriali francesi del Medef, Ursula von der Leyen ha detto che in Europa ci sono diecimila miliardi di euro di risparmi delle famiglie fermi sui conti bancari, che quei risparmi sono “pigri” e che vanno messi al lavoro per le imprese europee.

La frase è autentica ed è verificabile nel testo del discorso. Da tre giorni gira tradotta in decine di post che la presentano come l’annuncio mascherato di una confisca dei conti correnti, e uno dei testi più condivisi usa proprio quella parola.

La citazione è vera. La confisca non esiste.

In mezzo c’è un lavoro di montaggio che vale la pena guardare da vicino, perché è lo stesso identico schema che si ripete su ogni dossier europeo.

Partiamo da quello che è vero, che è parecchio.

Il progetto si chiama Unione del risparmio e degli investimenti, esiste dal marzo 2025, ed è una delle bandiere di questa Commissione. La cifra dei diecimila miliardi è reale: secondo i dati della Commissione circa il 70% della ricchezza finanziaria delle famiglie europee è ferma in depositi bancari. L’obiettivo dichiarato è convincere una parte di quel denaro a finire nelle imprese europee invece che nei mercati americani, dove oggi va buona parte del risparmio del continente. Von der Leyen vuole chiudere la partita entro fine 2026, con tutti e ventisette o “con chi c’è”, e stima 470 miliardi di investimenti aggiuntivi. E sì, tutto questo nasce dal rapporto Draghi del settembre 2024, che calcolava un fabbisogno di 750-800 miliardi di euro all’anno.

Ora la parte che nei post non c’è.

Non esiste alcun meccanismo per prelevare denaro dai conti.

Non è proposto, non è scritto da nessuna parte, non è in discussione.

Le misure concrete adottate finora sono tre, e sono tutte volontarie.

La prima è una raccomandazione agli Stati membri, cioè un atto che non obbliga nessuno, perché creino conti di risparmio e investimento con qualche vantaggio fiscale, sul modello degli ISA inglesi o degli ISK svedesi. La seconda è un regolamento per rilanciare le cartolarizzazioni, che riguarda le banche e non i correntisti. La terza è un pacchetto sull’integrazione dei mercati e sulla vigilanza. Nessuna delle tre tocca il vostro conto. Per spostare un euro serve la vostra firma, esattamente come l’anno scorso.

Detto in modo che si capisca senza laurea in economia: è come se il sindaco dicesse che in paese ci sono trecento garage pieni di biciclette che nessuno usa e che sarebbe meglio se la gente ci andasse a fare un giro. Poi apre le piste ciclabili, toglie il bollo alle bici, fa un po’ di pubblicità. Nei garage non entra. Se la bici volete lasciarla lì ad arrugginire, resta lì ad arrugginire.

C’è poi un dettaglio che ribalta completamente uno dei passaggi più citati.

Il testo che gira sostiene che l’Unione potrebbe “smettere di garantire la sicurezza dei depositi”.

Sta succedendo il contrario: la direttiva UE 2026/804, entrata in vigore quest’anno, ha rafforzato la garanzia, confermando la copertura di centomila euro per depositante e per banca e aggiungendo una protezione temporanea che in certi casi arriva a due milioni e mezzo, per esempio dopo la vendita di una casa. I depositi sotto i centomila euro restano esclusi per legge da qualsiasi perdita, anche se la banca salta.

Vale la pena smontare il pezzo pezzo per pezzo, perché lo schema è sempre lo stesso e riconoscerlo serve più di qualunque smentita.

Si parte da una citazione autentica, che regge tutto il resto. Si aggiunge un’intenzione che nessuno ha mai dichiarato, e la si fa passare con una formula che sembra prudente: “naturalmente la parola confisca non è stata pronunciata”. Si inventa poi il meccanismo, smettere di indicizzare i tassi, togliere la garanzia sui depositi, obbligare all’acquisto di titoli “come nell’URSS”, presentandolo come ipotesi ma scrivendolo al futuro indicativo. Si aggiunge lo scopo, che deve fare paura: finanziare la guerra. E si chiude con una fonte autorevole storpiata.

Nel testo Mario Draghi viene definito “ex presidente della Commissione europea per la sicurezza finanziaria”, carica che non esiste e che ovviamente lui non ha mai avuto, essendo stato presidente della Bce e presidente del Consiglio italiano. Alla fine il lettore si ritrova in mano una cosa vera e cinque false, tutte incollate insieme.

E poi c’è la riga che tradisce tutto. A un certo punto l’autore scrive che i risparmi verranno confiscati per finanziare “una guerra contro di noi”. Contro chi? Quel “noi” non è europeo. Il pezzo parla di russofobia, cita il primo ministro Mishustin, e ragiona dall’interno di un punto di vista che non è quello del lettore italiano a cui il testo arriva già tradotto. Non è un’accusa a chi lo condivide. È una cosa che sta scritta lì e che basta leggere.

Il che non significa che si debba stare zitti. Le obiezioni serie all’Unione dei risparmi esistono e stanno in piedi da sole, senza bisogno di confische immaginarie. Il senso politico dell’operazione è spostare il risparmio dal rischio zero al rischio: i depositi rendono poco ma non perdono, gli investimenti rendono di più ma possono perdere, e la differenza la paga il risparmiatore, non Bruxelles. Il rilancio delle cartolarizzazioni riporta in circolo strumenti che nel 2008 non hanno dato una gran prova di sé. La Commissione raccomanda agli Stati di valutare l’adesione automatica ai fondi pensione integrativi, quelli in cui si entra per default e bisogna attivarsi per uscire, e si può discutere se sia una spinta gentile o una piccola furbizia. E il primo beneficiario di diecimila miliardi che si mettono in movimento è l’industria del risparmio gestito, che infatti tifa apertamente. Tutta roba discutibile, documentata, vera.

Per chi legge da San Marino la faccenda non è distante quanto sembra.

Quei post arrivano negli stessi feed, spesso dalle stesse pagine che qui commentano l’Accordo di associazione, e trovano un Paese senza fact-checking, senza nessuno che vigili sulle campagne online e con un corpo elettorale abbastanza piccolo da poter essere spostato da poche centinaia di convinzioni sbagliate.

Chi vuole criticare l’Europa ha argomenti veri in abbondanza. Il problema è che quelli falsi rendono di più.