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Scuola, Repubblica Futura boccia la settimana corta alle medie

Repubblica Futura esprime “grande preoccupazione” per il progetto della settimana corta alle scuole medie e chiede al Governo un confronto più ampio sul futuro del sistema scolastico sammarinese. La presa di posizione arriva nel giorno in cui riprende formalmente l’attività dei docenti.

RF parte da un giudizio “più che positivo sulla Scuola sammarinese“, ma richiama l’attenzione sul calo demografico e sulla necessità di una strategia complessiva. “Ci piacerebbe che fosse elaborato un progetto complessivo di valorizzazione delle Scuole dell’Infanzia ed Elementare, invece di interventi estemporanei e talora contraddittori”, si legge nella nota, nella quale viene chiesto anche di riprendere in considerazione il progetto del polo scolastico.

Per quanto riguarda le superiori, il partito sostiene il proseguimento dell’ITI e del Liceo delle Scienze Umane, chiedendo allo stesso tempo maggiori risorse per la promozione del Liceo Classico. Valutazione positiva anche sul percorso di trasformazione del CFP.

Il punto di maggiore distanza riguarda però la settimana corta alle medie. RF solleva dubbi sulla permanenza degli studenti a scuola fino alle 14.30 senza mensa, sulla capacità di attenzione dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e sulle conseguenze per lo studio individuale.

Un modello che sostanzialmente rischia di obliterare in maniera quasi definitiva il lavoro domestico, i ‘compiti a casa’, che sono però fondamentali nell’acquisizione della necessaria autonomia, autogestione e consapevolezza organizzativa degli apprendimenti“, sostiene Repubblica Futura. Secondo il partito, giornate scolastiche più lunghe potrebbero inoltre rendere più difficile conciliare lo studio con attività sportive e culturali.

Critiche anche sul fronte amministrativo e contrattuale. RF afferma di non essere stata coinvolta dal Governo sui temi del reclutamento dei docenti, della valutazione e delle cosiddette 160 ore. Su quest’ultimo punto ribadisce la propria “totale contrarietà alle innovazioni” introdotte e chiede di tornare alle prassi precedenti.

Infine, il partito pone il problema dell’accesso sempre più tardivo alla carriera di insegnante, tra lauree, master e successivo ingresso nel sistema delle supplenze. “Più che dai master la scuola si impari dall’esperienza e dai maestri che possano trasmettere un sano ‘saper insegnare’”, conclude RF, indicando nei tirocini attivi uno degli strumenti su cui puntare.