Donald Trump torna all’attacco sui visti degli studenti stranieri. La sua amministrazione ha presentato ricorso alla Corte d’Appello del Nono Circuito contro una sentenza che aveva fermato le espulsioni degli universitari internazionali motivate dalle loro posizioni politiche.
Ad agosto la giudice federale Noël Wise aveva bocciato i provvedimenti del Dipartimento della Sicurezza Interna, ritenendoli contrari al Primo Emendamento della Costituzione americana, che tutela la libertà di espressione, e alle garanzie del giusto processo.
La vicenda era partita nel 2025, quando il giornale studentesco della Stanford University aveva fatto causa al governo, denunciando pressioni contro gli studenti stranieri, soprattutto quelli coinvolti nelle proteste sulla guerra in Medio Oriente.
Secondo i ricorrenti, la paura di perdere il visto ed essere espulsi dagli Stati Uniti aveva spinto diversi giovani a rinunciare a firmare articoli, seguire manifestazioni o collaborare con le redazioni universitarie.
Nella sua decisione, la giudice aveva richiamato anche precedenti della Corte Suprema che riconoscono agli stranieri regolarmente presenti negli Usa le tutele costituzionali sulla libertà di parola.
La Casa Bianca contesta questa interpretazione, rivendicando i propri poteri in materia di immigrazione e sicurezza nazionale.
La questione passa ora ai giudici d’appello, chiamati a stabilire fino a che punto il governo possa intervenire sui permessi di soggiorno degli studenti stranieri per le opinioni espresse nei campus.
