Quasi 2.000 miliardi di dollari di deficit in un solo anno. I conti pubblici degli Stati Uniti chiudono il 2026 con un disavanzo di 1.992 miliardi, 217 miliardi in più rispetto all’anno precedente. È il terzo peggior risultato della storia americana, superato soltanto dai livelli raggiunti durante la pandemia.
A pesare soprattutto gli interessi sul debito pubblico, cresciuti del 12% fino alla cifra record di 1.360 miliardi di dollari. Una spesa ormai inferiore soltanto a quelle per previdenza sociale e sanità.
Nel frattempo, il debito complessivo americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari, rendendo sempre più costoso per Washington finanziarsi.
A complicare i conti del primo anno fiscale completo del secondo mandato di Donald Trump è arrivata anche la bocciatura di una parte dei dazi da parte della Corte Suprema. La sentenza ha costretto il Tesoro a restituire circa 145 miliardi di dollari, mentre gli incassi doganali sono diminuiti dell’11%.
Eppure, le entrate fiscali sono aumentate del 3%, raggiungendo 5.400 miliardi di dollari. Non abbastanza per coprire le uscite federali, salite del 6% fino a 7.400 miliardi.
In crescita anche le spese militari, arrivate a 917 miliardi di dollari, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.
Il deficit rappresenta ora il 6,2% del Pil americano, una percentuale ancora nettamente superiore ai livelli precedenti alla pandemia. Soltanto a settembre, ultimo mese dell’anno fiscale, Washington ha registrato un disavanzo di 27 miliardi, contro un avanzo di 198 miliardi nello stesso periodo del 2025.
