ia libera definitivo del Parlamento europeo a una delle riforme più discusse degli ultimi anni in materia di immigrazione. L’Eurocamera ha approvato il nuovo Regolamento sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione Europea, introducendo norme più rigide sulle espulsioni e aprendo alla possibilità di utilizzare centri di rimpatrio situati fuori dai confini dell’Ue.
Il provvedimento è passato con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni, grazie soprattutto all’asse formato dal Partito Popolare Europeo e dai gruppi della destra europea.
Tra le novità principali c’è l’obbligo per i cittadini stranieri irregolari destinatari di un provvedimento di espulsione di lasciare il territorio dello Stato membro interessato immediatamente o entro il termine fissato dalle autorità competenti. Il regolamento prevede inoltre la possibilità di trattenere le persone interessate fino a 24 mesi nell’ambito delle procedure di rimpatrio.
Uno dei punti più dibattuti riguarda la creazione dei cosiddetti “centri di rimpatrio” nei Paesi terzi, strutture situate al di fuori dell’Unione Europea dove potranno essere trasferiti i migranti in attesa del completamento delle procedure di espulsione. La misura non si applicherà ai minori stranieri non accompagnati.
Soddisfazione è stata espressa dal commissario europeo alla Migrazione, Magnus Brunner, che ha definito il voto dell’Eurocamera “un passo importante verso il mettere in ordine la nostra casa europea”.
Molto positivo anche il commento del gruppo Patrioti per l’Europa, che rivendica di aver esercitato una forte influenza durante i negoziati. Secondo il gruppo, il nuovo regolamento rappresenta una svolta nella gestione dei flussi migratori perché consente agli Stati membri maggiori margini di azione e rafforza gli strumenti per eseguire i rimpatri.
Tra gli aspetti evidenziati dai sostenitori della riforma vi è anche il fatto che i ricorsi contro i provvedimenti di espulsione non avranno più automaticamente effetto sospensivo, consentendo in determinati casi alle procedure di proseguire anche durante il contenzioso giudiziario.
Il presidente dei Patrioti per l’Europa, Jordan Bardella, ha definito il testo “il regolamento più severo adottato dall’Unione Europea in materia migratoria dalla sua nascita”, sostenendo che ormai all’interno delle istituzioni europee si sia consolidato un consenso favorevole a politiche più restrittive sull’immigrazione.
Il voto di Strasburgo segna così un passaggio politico rilevante nel dibattito europeo sull’immigrazione, un tema che continua a dividere governi, partiti e opinione pubblica in vista delle prossime sfide legate alla gestione dei flussi migratori e delle frontiere esterne dell’Unione.





