Un presunto circuito di fatture false e denaro contante, con passaggi dall’Italia a San Marino e il possibile impiego della casa da gioco di Rovereta per ripulire i proventi illeciti. È il quadro dell’indagine sulla Giochi del Titano descritto da L’Informazione di San Marino, che riferisce nuovi particolari sul procedimento.
Secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, le giocate avrebbero consentito di trasformare il contante in somme accompagnate da una giustificazione formale: la vincita da gioco. Un passaggio che, nell’ipotesi degli investigatori, sarebbe servito a ostacolare l’identificazione dell’origine del denaro e a reimmetterlo nel circuito finanziario legale.
Gli apparecchi, riferisce il giornale, restituivano mediamente ai giocatori una quota compresa tra il 92% e il 95% degli importi inseriti. La parte persa sarebbe stata quindi considerata dai promotori del presunto sistema un costo accettabile per ripulire le somme. Non sarebbe stato necessario recuperare tutto il denaro impiegato: la perdita di una percentuale ridotta avrebbe rappresentato il prezzo dell’operazione.
A completare il meccanismo sarebbero state le modalità di pagamento. La casa da gioco avrebbe liquidato gli importi delle vincite mediante oltre un migliaio di assegni, recanti la relativa giustificazione, oppure attraverso ricariche su carte di pagamento prepagate. Proprio questa conversione, dal contante ai pagamenti formalmente riconducibili al gioco, costituisce uno dei punti centrali della ricostruzione investigativa illustrata da L’Informazione.
Il procedimento coinvolge sette persone: Elio Marino e la compagna Aizada Chokoeva, oltre a cinque figure tra funzionari e dipendenti della casa da gioco di Rovereta, fra le quali il direttore e il vicedirettore. Risulta indagata anche la Giochi del Titano come persona giuridica. Le contestazioni riportate dal quotidiano riguardano ipotesi di autoriciclaggio e riciclaggio.
L’indagine sammarinese ha preso impulso da una rogatoria trasmessa dalla Procura di Ravenna nel gennaio 2026. A monte delle giocate ci sarebbe un circuito di società italiane utilizzate per emettere e impiegare fatture per operazioni inesistenti, dalle quali sarebbero derivati i flussi di denaro successivamente trasferiti sul territorio della Repubblica.
Secondo quanto riferito dal giornale, Marino avrebbe gestito direttamente quattro società cartiere, formalmente intestate a familiari: Beta Costruzioni, Gamma Montaggi, Montaggi Service e Geo Impianti. Attraverso queste imprese sarebbero stati trasferiti oltre sette milioni e mezzo di euro ad altre società, descritte come prive di dipendenti, strutture e utenze.
Dopo i bonifici, il denaro sarebbe stato prelevato integralmente in contanti in Lombardia, grazie ad accordi con referenti delle società destinatarie. Le somme sarebbero poi giunte a San Marino, dove sarebbero state impiegate per effettuare massicce giocate alle slot.
Un ulteriore fronte degli accertamenti riguarda la possibile manomissione degli apparecchi per consentire le vincite. Si tratta di una circostanza ancora da verificare che, qualora trovasse riscontro, potrebbe portare anche alla contestazione di truffa. Il quadro descritto resta una ricostruzione investigativa: le responsabilità delle persone e della società coinvolte dovranno essere accertate nel procedimento.
