Il nome di San Marino sulle maglie e nelle denominazioni sportive diventa terreno di scontro in Consiglio.
A far discutere è il decreto per tutelare l’immagine della Repubblica, ratificato a maggioranza nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre dopo una serie di modifiche.
Al centro del confronto c’è il San Marino Calcio, con la liquidazione dell’associazione che detiene la matricola per partecipare ai campionati italiani e le contestazioni sui poteri affidati al Comitato olimpico nazionale sammarinese.
La domanda che attraversa il dibattito è concreta: come si protegge il nome dello Stato senza creare problemi alle società che operano correttamente? E come si può chiedere a una squadra di cambiare denominazione mentre la stagione è già in corso?
Gian Matteo Zeppa, di Rete, parte dalla scelta del governo di ricorrere alla decretazione d’urgenza.
Collega il provvedimento alla vicenda del presidente del San Marino Calcio e solleva il rischio di una norma costruita contro una persona. Contesta inoltre il regolamento del Cons, che nella versione originaria estendeva la disciplina anche alle società sportive estere, e richiama le difficoltà pratiche di un cambio di nome a campionato iniziato.
Critiche anche da Luca Della Balda, consigliere di Libera ed ex presidente del San Marino Calcio. Della Balda mette in discussione l’urgenza e alcuni aspetti della procedura di liquidazione dell’associazione sportiva collegata alla squadra che milita nell’Eccellenza italiana.
«Siamo consiglieri della Repubblica e il potere legislativo appartiene al Consiglio Grande e Generale, non al Congresso di Stato», afferma, annunciando il voto contrario alla ratifica.
Il segretario di Stato Rossano Fabbri respinge la lettura di un intervento contro Montanari.
L’urgenza, spiega, deriva dalla liquidazione coatta dell’associazione che detiene la matricola necessaria per partecipare ai campionati italiani, confermata da una sentenza d’appello.
Fabbri distingue la posizione dell’associazione da quella della società per azioni: due soggetti che, nel ragionamento illustrato all’aula, vanno tenuti separati.
Le spiegazioni spostano il confronto. «Il ragionamento cambia. Cambia completamente», riconosce Zeppa, che continua però a chiedere garanzie sull’applicazione delle regole.
Sull’obiettivo di proteggere il nome della Repubblica le distanze sono più contenute.
Oscar Mina, del Pdcs, difende il provvedimento, ma avverte che la tutela dello Stato deve convivere con quella delle associazioni sportive. «La tutela del nome della Repubblica e la tutela dell’associazionismo non sono due obiettivi contrapposti», osserva, chiedendo di non penalizzare le società dilettantistiche e le realtà che lavorano correttamente.
Paolo Crescentini, del Psd, sostiene l’impostazione del decreto, pur chiedendo di chiarire quali circostanze abbiano reso necessario intervenire con urgenza. Ribadisce che «Non si debbano mai fare leggi contro le persone», distinguendo questo principio dalla legittima protezione del nome dello Stato.
Il nodo diventa quindi come rendere applicabile la disciplina. Giovanni Maria Zonzini, di Rete, propone di circoscriverla alle società di diritto sammarinese e di salvaguardare le stagioni sportive già avviate. Chiede di «conciliare lo spirito del decreto con una formulazione normativa che sia sensata e soprattutto applicabile».
Un’apertura arriva da Andrea Ugolini, del Pdcs, favorevole al provvedimento e disponibile a correggerlo. «La tutela del nome e dell’immagine della Repubblica è un obiettivo importante, ma dobbiamo perseguirlo attraverso norme che siano coerenti con le regole sportive», afferma.
Durante l’esame degli articoli il governo accoglie la precisazione che limita la disciplina alle associazioni, federazioni e società sportive di diritto sammarinese. Fabbri conferma inoltre che il regolamento del Cons è già stato modificato nella parte relativa alle società estere. È il passaggio che consente un avvicinamento tra le posizioni e porta Rete a ritirare gli emendamenti soppressivi.
Restano però le perplessità sul termine di trenta giorni previsto per il cambio di denominazione e sul sistema delle sanzioni. Il problema sollevato riguarda soprattutto il rapporto tra gli obblighi introdotti a San Marino e le regole delle competizioni alle quali partecipano le squadre.
Una parte del Consiglio chiede anche di allargare il campo. Nicola Renzi, di Rf, contesta il ricorso frequente alla decretazione, parla di «fiera del decreto legge» e sollecita una disciplina organica sul nome e sui simboli della Repubblica. Iro Belluzzi, di Libera, condivide la necessità di un intervento complessivo, senza fermarsi allo sport.
Emanuele Santi, di Rete, porta invece l’attenzione sui controlli all’ingresso: i requisiti delle persone che acquisiscono partecipazioni societarie. «Se vogliamo costruire una tutela efficace, dobbiamo intervenire a monte», sostiene, chiedendo verifiche preventive più rigorose.
Il decreto viene infine ratificato a maggioranza con modifiche in diversi articoli, dopo il chiarimento sull’ambito di applicazione e il ritiro degli emendamenti soppressivi di Rete.
