San Marino, esplode il caso mammografie: “Vogliono ridurre gli screening?” Scoppia la bufera in Commissione

da | 16 Giu 2026

Il comma comunicazioni della seduta odierna (martedì 16 giugno 2026) della IV Commissione Permanente si trasforma in un ampio confronto sul tema della prevenzione oncologica e, in particolare, sul futuro dello screening mammografico a San Marino. Il dibattito nasce dopo la diffusione di notizie che ipotizzano il passaggio da uno screening annuale a uno biennale per il tumore della mammella e l’assegnazione di obiettivi di riduzione delle mammografie all’interno dell’ISS. 

Ad aprire il confronto è Miriam Farinelli (RF), che richiama il valore degli screening come strumento fondamentale della prevenzione secondaria e sottolinea come i dati raccolti a San Marino dimostrino l’efficacia del modello attuale. La consigliera evidenzia che il percorso senologico sammarinese presenta livelli di adesione superiori agli standard italiani ed europei e avverte che una riduzione della frequenza dei controlli rischierebbe di compromettere risultati costruiti nel tempo. Per Farinelli, modificare oggi questo sistema significa assumersi “la responsabilità della salute delle donne”. Toni ancora più duri arrivano da Emanuele Santi (Rete), che si dice “indignato” e “furibondo” per l’ipotesi di una riduzione degli screening e per la notizia, da lui riferita, secondo cui alla Radiologia sarebbe stato assegnato l’obiettivo di diminuire del 25% il numero delle mammografie. Santi denuncia il rischio che si stia cercando di risparmiare proprio sulla prevenzione e arriva a ipotizzare un progressivo indebolimento della sanità pubblica a favore del settore privato. “Non si può risparmiare sulla prevenzione”, afferma con forza, chiedendo la convocazione del Comitato Esecutivo dell’ISS davanti alla Commissione per chiarire gli indirizzi futuri della sanità sammarinese.

Dalla maggioranza arrivano rassicurazioni. Nessuno ha l’intendimento di penalizzare la sanità pubblica per favorire quella privata – garantisce Aida Maria Adele Selva (PDCS).  -. Non ci passa neanche per la mente. Mi permetto di ricordarlo anche perché, insieme alla collega Mariella Mularoni, quando è stato predisposto il Piano sanitario e sociosanitario, è stato fortemente voluto il rafforzamento di questi aspetti, proprio anche alla luce delle esperienze personali che abbiamo vissuto”. Selva, pur comprendendo l’allarme suscitato dalla vicenda, invita a distinguere tra le notizie circolate e le decisioni effettivamente assunte. Anche Francesca Civerchia (PDCS) difende il ruolo centrale della prevenzione, sostenendo che investire negli screening sia il modo migliore per contenere i costi sanitari futuri. Ricorda che il Comitato Esecutivo ha già precisato pubblicamente che non vi sarà alcuna riduzione dello screening mammografico e si spinge addirittura a suggerire una riflessione sull’abbassamento dell’età di accesso ai controlli per ampliare ulteriormente la platea delle donne coinvolte. “La prevenzione non può diventare terreno di risparmio”, afferma Guerrino Zanotti (Libera), sostenendo che eventuali cambiamenti debbano essere fondati esclusivamente su evidenze medico-scientifiche e non su esigenze di contenimento della spesa. Secondo Zanotti, se il dibattito fosse partito fin dall’inizio da dati scientifici e non da indiscrezioni, probabilmente avrebbe assunto toni molto diversi.

A fare chiarezza interviene il Segretario di Stato Marco Gatti, che smentisce l’esistenza di qualsiasi decisione già assunta dal Comitato Esecutivo. Gatti spiega che è in corso soltanto una riflessione tecnica sulla possibilità di affiancare o sostituire in futuro l’attuale screening con strumenti capaci di garantire gli stessi risultati riducendo l’esposizione alle radiazioni. “Ad oggi non è stata presa alcuna decisione”, precisa il Segretario, sottolineando che l’attuale modello ha prodotto risultati soddisfacenti e che eventuali modifiche potranno essere prese in considerazione soltanto dopo approfondimenti scientifici e solo se in grado di garantire lo stesso livello di tutela. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) e Giulia Muratori (Libera) invitano a evitare allarmismi, pur riconoscendo che le notizie diffuse abbiano generato comprensibile preoccupazione tra i cittadini. Entrambe ribadiscono che la prevenzione rappresenta un valore fondamentale della sanità sammarinese e sostengono l’opportunità di convocare il Comitato Esecutivo per approfondire ulteriormente la questione. 

Matteo Casali (RF) chiede chiarezza sugli obiettivi assegnati alla Radiologia e sul ruolo del Comitato Esecutivo. Ricorda che il nuovo organismo era stato presentato come elemento di forte cambiamento rispetto al passato e sostiene che oggi sia necessario capire se esistano realmente indicazioni per ridurre il numero delle mammografie. “È vero oppure no che quegli obiettivi di budget sono stati assegnati?”, domanda, chiedendo che vengano resi pubblici gli atti e chiarita la posizione della politica sulla vicenda. Andrea Ugolini (PDCS) invita a evitare allarmismi e ricorda che il Piano sanitario individua nella prevenzione il primo pilastro del sistema sanitario. Sottolinea inoltre che lo stesso Comitato Esecutivo ha promosso screening importanti come quelli per l’epatite C e il tumore del colon-retto, ribadendo che “lo screening e la prevenzione sono un investimento sulla salute dei cittadini”. Il Segretario di Stato Marco Gatti precisa che non risulta alcuna decisione assunta per ridurre lo screening mammografico e che la prevenzione rappresenta il miglior strumento per contenere la spesa sanitaria. “A me non risulta che sia stato assegnato alcun obiettivo di budget in questo senso”, afferma, spiegando che potrebbe essersi trattato di una discussione preliminare interpretata come una scelta già presa. Gatti assicura che qualsiasi eventuale modifica potrà essere valutata soltanto se garantirà gli stessi risultati ottenuti oggi in termini di prevenzione.

Alle 13.00 i lavori della Commissione terminano.

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