Dopo 26 anni di attività, il ristorante Diana di Riccione chiude le porte. L’annuncio arriva direttamente da Claudio e dallo staff del locale di viale Ceccarini, che affidano ai social un lungo messaggio rivolto ai clienti. Un saluto carico di ricordi, ma anche una presa di posizione sul cambiamento del centro di Riccione, sulle difficoltà delle attività e sul modello turistico della città.
“Dopo 26 anni, per noi è arrivato il momento di chiudere le porte. Non è semplice scriverlo, perché dentro questo locale non ci sono stati soltanto tavoli, piatti e servizio. Ci sono 26 anni di lavoro, sacrifici, soddisfazioni, incontri e amicizie. Ci sono generazioni di clienti che abbiamo visto tornare, estate dopo estate, e persone che negli anni sono diventate parte della nostra storia”.
Il Diana saluta così una lunga esperienza nel cuore della città e rivendica il legame costruito negli anni con viale Ceccarini. “Siamo orgogliosi di aver fatto parte di quella Riccione che per tanti anni è stata sinonimo di accoglienza, eleganza, turismo e qualità. E siamo orgogliosi di aver lavorato nel cuore della città, in quel Viale Ceccarini che tutti abbiamo sempre chiamato il ‘salotto di Riccione'”.
Proprio sul futuro del centro si concentra la parte più critica del messaggio. “Ma un salotto, per rimanere tale, va curato. Va tutelato. Va fatto vivere”. Per i gestori del Diana, negli ultimi anni sono cambiate sia la città sia le condizioni nelle quali si trovano a lavorare le imprese: “È cambiato il turismo, è cambiata la frequentazione della città e sono diventate sempre più difficili le condizioni per quelle imprese che, per decenni, hanno investito, creato lavoro e contribuito a costruire l’immagine di Riccione”.
Un cambiamento che, secondo Claudio e lo staff, non può essere spiegato soltanto con il passare del tempo. “E crediamo che tutto questo non sia semplicemente ‘il segno dei tempi’. Le imprese vanno ascoltate e sostenute. Una destinazione turistica va governata con una visione precisa, scegliendo quale turismo attrarre e quale identità costruire e difendere. Perché non basta chiamare Viale Ceccarini ‘il salotto’: bisogna creare le condizioni perché possa continuare ad esserlo”.
Nel post arriva quindi una riflessione sulle attività che negli anni hanno lasciato Riccione e il suo centro. “Quando attività storiche abbassano le serrande una dopo l’altra, forse qualche domanda è giusto farsela. Noi ce la siamo fatta”.
Il Diana chiude così un capitolo durato oltre un quarto di secolo, lasciando anche un messaggio rivolto a chi dovrà decidere quale direzione dare alla città nei prossimi anni. “E oggi salutiamo con amarezza una Riccione molto diversa da quella nella quale abbiamo iniziato 26 anni fa, con la speranza che chi ha la responsabilità di immaginare il suo futuro torni ad ascoltare chi questa città l’ha fatta vivere ogni giorno, stagione dopo stagione”.
Infine il ringraziamento a chi ha accompagnato il ristorante durante la sua storia: “Grazie per questi 26 anni. Grazie per aver fatto parte della nostra storia. Le porte si chiudono. I ricordi, quelli, restano”.
