Un quadro preciso delle leggi che San Marino dovrà adottare in vista dell’entrata in vigore dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, con tempi, priorità e un confronto politico prima che i provvedimenti arrivino già definiti. È uno dei punti centrali dell’intervento di Nicola Renzi (Repubblica Futura) in Commissione Esteri.
Renzi richiama in particolare l’esperienza di Andorra, dove era stato presentato un elenco delle norme necessarie per recepire l’acquis comunitario, e chiede che anche a San Marino venga seguito un percorso chiaro. Nel suo intervento affronta inoltre il mercato del lavoro, le modalità di recepimento della normativa europea e il ruolo che Commissione Esteri e Commissione per le Riforme Istituzionali potranno avere nel percorso.
Di seguito l’intervento integrale di Nicola Renzi (RF), senza variazioni.
“Purtroppo abbiamo passato l’ultimo anno sostanzialmente a parlare dei bulgari, degli arbitrati, e non abbiamo utilizzato questo tempo per altro. Anzi, in alcuni momenti si percepiva quasi la sensazione che forse meno si parlava di Unione Europea meglio era, perché altrimenti si portava dietro tutto il resto. E a me questo è dispiaciuto. Quindi, cosa mi sarei aspettato io? Finalmente arriviamo qui e ce lo diciamo. Quando sono andato in visita ad Andorra con la Commissione parlamentare, loro ci hanno proiettato sul muro le settanta leggi che pensavano di dover utilizzare e adottare per recepire l’acquis comunitario e ci hanno detto: di queste settanta, sessantacinque, sessantasette, non ricordo, noi le abbiamo confezionate. Il Presidente era con me, quindi si ricorderà lui i numeri. Io mi sarei aspettato una cosa simile, cioè uno schema che dicesse: quando arriverà l’entrata in vigore provvisoria noi dovremo fare, non tutte insieme ma magari scadenzionate nel tempo, tre mesi, sei mesi dopo, nove mesi dopo e così via, cinquanta-settanta leggi, delle quali siamo già a buon punto su queste. Questa era l’intelaiatura fondamentale. Dopodiché può essere che voi ce l’abbiate già, ma se non la condividiamo noi non lo sappiamo e quindi vi chiediamo: di cosa stiamo parlando? Perché parliamo degli emendamenti al regolamento consiliare? Io invece avrei voluto partire dalla radice, dalla base fondamentale. Quindi: ci servono queste settanta leggi, facciamo l’esempio. Dopodiché, in base a quello che abbiamo ottenuto in fase negoziale, perché non dimentichiamoci che dobbiamo sempre dimostrare la bontà di questo Accordo, le leggi che noi andremo a implementare avranno determinate caratteristiche. Faccio un esempio: la legge sul mercato del lavoro per quanto riguarda il sistema privato ha queste guarentigie che noi abbiamo ottenuto, però dovremo adattarla in questo modo rispetto alla normativa attuale. Io, scusatemi, dopo perdo anche la pazienza. Ho sentito in una serata pubblica un Segretario di Stato dire che, per quanto riguarda la normativa del lavoro, con l’Accordo di associazione non cambia niente. Alzo le mani: bandiera bianca, mi arrendo. Se l’affrontiamo così, certamente non lei, Segretario, quindi certamente non lei, ma se l’affrontiamo così, andando a dire alla gente che con l’Accordo di associazione all’Unione Europea sul mercato del lavoro non cambia niente, credo che stiamo dicendo delle bugie alla gente. Perché se uno è davvero convinto, come input politico, che non cambia niente, io sono terrorizzato, perché cambia enormemente la questione. Può non cambiare in peggio, può aumentare la concorrenza, può darci tante opportunità e così via. Allora, a quel punto, negli ultimi due anni che cosa mi sarei aspettato? Mi sarei aspettato, in questa sede, nella Commissione parlamentare competente per materia o dove volete, secondo me questa era la sede migliore, di dire: signori, focus sulle tematiche del lavoro. Le tematiche del lavoro noi le recepiremo con tre leggi: una che riguarda il pubblico impiego, una che riguarda il lavoro privato, una che riguarda altre cose secondarie, magari per i cittadini e così via, che poi si va a innestare su quella delle residenze. E condividere insieme, prima di scriverle, quali fossero le strade sulle quali si poteva andare. Poi magari avremmo discusso, avremmo litigato e, in quel caso, è chiaro che il Governo e la maggioranza portano avanti la loro visione e noi avremmo potuto dare i nostri input dicendo: scusate, ma sul mercato del lavoro, che ne so, la domanda la facciamo online? La facciamo in presenza? Adottiamo dei moduli fatti in un certo modo? Ecco, secondo me questo era il lavoro da fare per i macrosettori. Poi c’è l’altro tema, quello del recepimento dell’acquis comunitario. Quando sento parlare della Commissione per le Riforme Istituzionali mi arrabbio ancora di più, perché è stata ferma per quattro mesi, non per mia volontà, perché il comma non è mai arrivato in Consiglio. Si dice che ci doveva essere l’input del Consiglio. Io non avrei utilizzato neanche quella modalità, ma l’ha scelta la maggioranza. Io sarei andato avanti in maniera diversa. La Commissione per le Riforme Istituzionali ha scritto una lettera a tutti i Segretari di Stato, e giustamente lei, Segretario, ha subito riscontrato, nella quale dicevamo che eravamo a disposizione anche per input relativi alle tematiche dell’Unione Europea. Quindi, se quella doveva essere la sede per confrontarci anche su queste cose, bastava dirlo e finalmente, una volta sbloccati i lavori consiliari con l’ordine del giorno, lo si poteva fare lì. Ma queste sono tutte discussioni che mi interessano pochissimo, mettiamole da parte, chi se ne frega. Abbiamo avuto alcune audizioni che secondo me sono state preziose, così come il lavoro che è stato fatto e adottato con l’ordine del giorno, quello tecnico. Ma quel lavoro tecnico di recepimento dell’acquis lasciava aperte varie biforcazioni da scegliere. Nella Commissione Riforme Istituzionali ci sono stati alcuni esperti che sono venuti a dirci che forse è necessario cambiare la nostra Carta dei Diritti per arrivare ad automatismi più immediati e più fruibili. Io non lo so, riflettiamoci, però saranno questi i temi da affrontare, i temi fondamentali. È venuto l’onorevole De Luca, ci ha fatto un’esposizione secondo me bellissima, molto utile, che era proprio un’esposizione di diritto non solo europeo, ma anche comparato, su come l’Italia, ad esempio, procede. Lì è venuto fuori lo spunto della legge di recepimento, del mandato, diciamo così, parlamentare dal basso verso l’alto, che dice quali sono le politiche che ci vogliamo tenere, quali sono quelle che vogliamo delegare, quali sono le attenzioni che abbiamo, e dall’altro la legge di recepimento. Quindi sarà questo uno strumento? La legge di recepimento? Parliamone, con i pro e i contro che può avere. Però questo è, a mio avviso, il modo di affrontare la questione se si vuole un confronto serio. Altrimenti non abbiamo un quadro di riferimento nel quale ci muoviamo, non abbiamo delle tempistiche e stiamo qui a parlare del tutto e del niente. Poi magari ci troviamo un testo di legge confezionato e dobbiamo prenderlo o lasciarlo, in base anche alle modalità di recepimento che verranno decise, e anche per quelle sarà un prendere o lasciare. Noi siamo molto chiari: felicissimi che si firmi, felicissimi dell’entrata in vigore provvisoria. Non ci avete mai visto fare una polemica pretestuosa sull’Accordo di associazione all’Unione Europea o contro il Segretario che gestiva l’Accordo di associazione all’Unione Europea. Sono stato l’unico che si è alzato in quest’Aula per difendere il Segretario personalmente rispetto ad accuse ridicole, se non insulti, che ha avuto dai soliti cialtroni che ogni tanto si aggirano per la Repubblica. Adesso decidete voi come ci volete ripagare, fermo restando che nulla è dovuto. Noi le cose che abbiamo fatto le abbiamo fatte perché siamo convinti. Allora, se ci vogliamo mettere a lavorare sul serio, ci mettiamo a lavorare. Se no, e questa è un’altra strada che è lecita per una maggioranza e un Governo, ci dite: facciamo da soli. E andate avanti così. Noi cerchiamo di disturbare il meno possibile, però certe cose poi le dobbiamo dire.”
