In attesa della visita di Papa Leone XIV a San Marino e nel Montefeltro, in programma sabato 22 agosto, cresce l’attesa anche nelle comunità religiose del territorio. Tra le voci che possono aiutare a leggere il significato spirituale e culturale dell’evento c’è quella di suor Maria Gloria Riva, monaca, scrittrice e studiosa di arte e Sacra Scrittura.
Nata a Monza nel 1959, suor Maria Gloria Riva è entrata nel 1984 tra le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Alla passione per l’arte ha affiancato negli anni lo studio della Bibbia, con particolare attenzione all’ebraico biblico e alla tradizione rabbinica, della Patristica e della spiritualità di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, fondatrice dell’Ordine. Dal 1996 tiene lezioni e incontri dedicati al rapporto tra Bibbia, arte e spiritualità ed è autrice di numerose pubblicazioni. Dal 2007 vive nella Diocesi di San Marino-Montefeltro, dove ha fondato una comunità monastica che, accanto all’Adorazione Eucaristica, ha tra i propri obiettivi quello di educare lo sguardo alla Bellezza. Le Monache dell’Adorazione Eucaristica hanno ricevuto nel 2009 l’approvazione diocesana.
Suor Maria Gloria, come si sta preparando la vostra comunità alla visita di Papa Leone XIV?
«Ci stiamo preparando innanzitutto con molta preghiera, perché in occasioni come questa passa sempre una grazia particolare. Ed è una grazia che riguarda tutti, non soltanto i credenti, ma anche coloro che vivono nel territorio, perché la presenza del Papa porta con sé qualcosa che va oltre la dimensione strettamente religiosa. Abbiamo lavorato anche dietro le quinte, collaborando con le segreterie per contribuire alla preparazione dell’evento. Il tempo a disposizione è stato piuttosto breve, perché l’annuncio è arrivato relativamente tardi rispetto alla data del 22 agosto, ma credo che sia stato fatto tutto il possibile affinché la visita possa svolgersi nel migliore dei modi».
Sono trascorsi quindici anni dall’ultima visita di un Pontefice a San Marino. Si percepisce una grande attesa anche nel territorio. Lei ha avuto modo di conoscere personalmente Leone XIV: che impressione ne ha ricavato?
«C’è certamente un grandissimo entusiasmo, anche perché Leone XIV è un Papa di grande equilibrio e possiede già un legame con il nostro territorio attraverso il mondo agostiniano. Io stessa lo avevo incontrato in diocesi prima ancora che diventasse vescovo in Perù, sia a Pennabilli sia a Urbino, in due occasioni legate alle Agostiniane.
Ho poi avuto modo di incontrarlo nuovamente il 9 giugno dello scorso anno, quando ho tenuto una meditazione davanti a lui e alla Curia romana. È stato un incontro molto bello. Se dovessi descriverlo attraverso due caratteristiche, sceglierei modestia e solennità. Da una parte è una persona amabile, semplice, molto alla mano; dall’altra, incontrandolo, si percepisce qualcosa che va oltre la persona e che rimanda al Mistero. Credo che proprio questa capacità di tenere insieme semplicità e solennità sia uno degli aspetti che maggiormente colpiscono».
Papa Leone XIV ha mostrato una particolare attenzione verso le piccole realtà. Che significato assume allora la scelta di visitare una realtà come San Marino?
«Credo sia un aspetto molto importante. Quando ebbi occasione di incontrarlo, richiamai proprio il valore delle piccole comunità e dei piccoli Stati, come San Marino e lo stesso Vaticano. Sono realtà che hanno la possibilità di mantenere vive tradizioni antiche e di custodire quelle radici che, in un mondo sempre più globalizzato, rischiano invece di andare perdute.
La tutela delle piccole realtà significa anche tutela delle minoranze. Significa riconoscere uno spazio a tutti e difendere il valore della multilateralità, che è un tema particolarmente caro a Papa Leone. In questo senso anche realtà territorialmente molto piccole possono avere un significato che va ben oltre le loro dimensioni e possono contribuire a rilanciare un messaggio di speranza».
In questo scenario, cosa può offrire San Marino, con la sua storia e la sua identità, alla Chiesa e a un’Europa che sta attraversando profondi cambiamenti?
«Credo che sia evidente anche agli occhi di chi visita San Marino. Vivendo in un territorio turistico abbiamo spesso occasione di parlare con persone provenienti da realtà molto diverse e molti visitatori rimangono colpiti dal clima che si respira, dall’apertura e dalla cordialità con cui San Marino accoglie chi arriva da fuori.
Accanto a questa apertura esiste però una forte identità legata alla storia e alle tradizioni, che non deve essere perduta. Credo che proprio questo possa essere il grande contributo di San Marino: custodire istituzioni che affondano le loro radici nel Medioevo e, per alcuni aspetti, ancora più indietro nel tempo, senza per questo rinunciare alla capacità di confrontarsi con il presente. Conservare le proprie radici non significa chiudersi, ma avere una base solida dalla quale affrontare i cambiamenti di un’Europa che oggi sta attraversando una fase di profonda trasformazione».
Mancano ormai pochi giorni alla visita. Quale atteggiamento suggerirebbe ai sammarinesi, credenti e non, per vivere pienamente questa giornata?
«Direi innanzitutto di aprire il cuore e di accogliere questa visita come una grazia per la propria vita, indipendentemente dal proprio credo o dal livello della propria fede. È un avvenimento che può parlare a tutti e che merita di essere vissuto con disponibilità e apertura.
Allo stesso tempo sarà importante rispettare l’organizzazione predisposta dalle istituzioni. San Marino è una realtà territorialmente piccola e una visita di questa portata comporterà inevitabilmente qualche disagio. Per questo credo sia importante mantenere cordialità, calma e serenità anche nei momenti in cui le cose potranno risultare meno semplici. L’obiettivo dovrebbe essere quello di contribuire tutti a creare un clima di accoglienza, facendo sentire a proprio agio non soltanto il Santo Padre, ma anche tutte le persone, sammarinesi e italiane, che saranno impegnate nell’organizzazione e nella gestione della visita».
