Oscar Mina (PDCS) interviene al comma 21 del Consiglio Grande e Generale, dedicato alla variazione al bilancio di previsione dello Stato e degli enti pubblici per l’esercizio finanziario 2026. Di seguito l’intervento integrale.
Oscar Mina (PDCS): Intervengo anch’io per fare alcune considerazioni su questa variazione di bilancio che approda in seconda lettura, con un approccio che credo sia equilibrato, senza limitarci alla lettura delle singole cifre, ma cercando di comprendere che cosa ci dicano sull’andamento dei conti pubblici e sulle priorità del Paese. Vorrei evidenziare alcuni aspetti.
Il primo riguarda l’andamento delle entrate tributarie. Dai dati emerge un incremento complessivo di circa 20,6 milioni di euro e tra le principali voci troviamo l’imposta generale sui redditi, con un aumento previsto di 5 milioni e mezzo, e l’imposta sulle merci importate, con un incremento di 9 milioni e mezzo. Sono sicuramente cifre significative, ma meritano di essere considerate con attenzione.
Da un lato rappresentano un aggiornamento positivo delle previsioni di gettito, dall’altro ci ricordano quanto sia importante monitorare costantemente l’andamento dell’economia, dei consumi e delle attività delle imprese, cercando di evitare che l’equilibrio dei conti pubblici dipenda esclusivamente dall’aumento del prelievo fiscale.
Il secondo aspetto riguarda il debito pubblico e la gestione delle risorse finanziarie. I dati evidenziano, come ricordavano i colleghi, una riduzione di 50 milioni di euro della previsione relativa ai finanziamenti attraverso i titoli del debito pubblico. Anche sul fronte del rimborso dei titoli pubblici è prevista una rimodulazione delle poste, mi pare di aver letto.
È un elemento che, nel quadro complessivo della finanza dello Stato, va in qualche modo a ridurre il fabbisogno di finanziamento. Quando le condizioni lo consentono, credo che questo sia certamente un obiettivo importante.
Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che la sostenibilità del debito non si misura soltanto attraverso una variazione annuale: richiede una strategia di medio periodo, una programmazione rigorosa e la capacità di mantenere credibilità nei confronti dei mercati e degli interlocutori internazionali.
Un terzo elemento riguarda la destinazione delle risorse e le esigenze concrete del Paese. Questa variazione interviene su diversi ambiti della vita pubblica: penso, per esempio, al sostegno delle attività economiche, agli interventi sul territorio, alle manutenzioni, alle politiche abitative, all’Università, al turismo e allo sport.
In particolare, ritengo che le risorse destinate al sistema economico e agli investimenti debbano essere accompagnate da obiettivi chiari e verificabili. Non basta stanziare fondi: dobbiamo essere nelle condizioni di valutarne l’effettiva ricaduta, la capacità di generare sviluppo e benefici per l’intera collettività.
Lo stesso vale per gli interventi sul territorio e sul patrimonio pubblico. La manutenzione, la sicurezza e la valorizzazione dei beni dello Stato non devono essere considerate soltanto spese, ma anche strumenti per preservare il valore del patrimonio comune e prevenire costi maggiori in futuro.
C’è un altro dato che credo debba essere affrontato con trasparenza, ovvero il disavanzo. Come ricordavano alcuni colleghi, dai dati emerge che il risultato del primo assestamento del 2026 è un disavanzo di circa 5,68 milioni di euro, un miglioramento rispetto ai 7,87 milioni indicati nella fase della prima lettura.
È un miglioramento di poco più di 2 milioni, ma non dobbiamo confondere una riduzione del disavanzo con il raggiungimento dell’equilibrio dei conti.
Questo risultato ci invita a proseguire sulla strada della prudenza, del controllo della spesa e soprattutto della verifica puntuale delle previsioni. Ogni scelta di bilancio deve essere valutata considerando non soltanto la necessità immediata, ma anche le conseguenze che potrà avere sugli esercizi successivi.
Una politica finanziaria deve essere seria, ma non può essere nemmeno una semplice operazione ragionieristica: deve mettere lo Stato nelle condizioni di rispondere ai bisogni della comunità e di programmare il futuro.
Non voglio entrare nel merito dei dati, perché ho sentito diverse interpretazioni, però credo sia necessario, anche in conclusione, ribadire un altro aspetto: il nostro compito non è soltanto approvare cifre, ma garantire che le risorse pubbliche siano utilizzate nell’interesse generale dello Stato, con trasparenza e con una visione che vada oltre la contingenza.
Con questo spirito considero questa variazione un passaggio utile nell’aggiornamento della gestione finanziaria dello Stato e confermo un orientamento favorevole, nella convinzione che la responsabilità di questo governo richieda serietà nelle scelte, un orientamento verso i cittadini e soprattutto la capacità di guardare al futuro della Repubblica.
