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Attualità

Accordo Ue, Bugli (PDCS): «La prudenza di osare» nella politica sammarinese

Lorenzo Bugli (consigliere del PDCS) riflette sul metodo della politica e sulle sfide dell’Accordo di associazione con l’Unione europea: un invito a studiare, ascoltare e scegliere, superando immobilismo e risposte dettate dall’umore del momento. Di seguito il testo integrale.

La prudenza di osare

C’è una parola antica che la politica sembra aver smarrito lungo la strada, e che forse varrebbe la pena di ritrovare. È una parola greca, phrónesis, che noi abbiamo l’abitudine di tradurre con “prudenza”. Una traduzione onesta, ma un po’ avara.

Perché nel linguaggio di ogni giorno la prudenza ha finito per somigliare all’attesa, al rinvio, a quella cautela che preferisce non scegliere piuttosto che rischiare di sbagliare. Aristotele, invece, intendeva qualcosa di più vivo: la saggezza di chi sa leggere le circostanze, di chi si ferma a pensare non per restare fermo, ma per capire da che parte muovere il passo.

È una distinzione sottile, e tuttavia credo che riguardi da vicino la nostra Repubblica.

San Marino vive, talvolta, una curiosa forma di immobilità. Non quella di chi si ferma troppo, ma quella di chi fatica a fermarsi davvero: a prendersi il tempo di riflettere, di studiare, di guardare un po’ più lontano del giorno dopo.

Così ci si ritrova spesso sospesi tra due tentazioni opposte e in fondo somiglianti: quella di non muoversi affatto, e quella di offrire in fretta la risposta più gradita, accompagnando l’umore del momento anziché provare a orientarlo. Sono entrambe comprensibili. Nessuna delle due, però, è davvero politica.

L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea ci pone davanti a questa riflessione con una certa delicatezza, ma anche con una certa fermezza. Non è soltanto un traguardo raggiunto; è piuttosto un invito a crescere.

Ci chiederà, negli anni che verranno, una qualità nuova del lavoro politico e amministrativo, e la capacità di affrontare ogni passaggio con cura, come un navigatore che conosce il mare prima di attraversarlo. Viene in mente Ulisse, che non fu mai né temerario né esitante, e che proprio per questo riuscì a tornare a casa.

Nel mio ultimo intervento in Consiglio Grande e Generale ho provato a dire che forse è giunto il momento di cambiare metodo.

Penso, ad esempio, a quelle procedure che portano ancora con sé un’impronta d’altri tempi, dove la decisione resta affidata più alla discrezionalità del singolo che alla chiarezza di regole condivise.

Penso al modo in cui lavora il nostro Consiglio, che la Commissione per le Riforme Istituzionali potrebbe aiutarci a ripensare: non per lavorare di più, ma per lavorare meglio.

E penso al dialogo con le parti sociali, che meriterebbe di diventare un confronto costante, perché le opportunità che l’Europa ci offre non arrivano da sole: vanno riconosciute, comprese, e poi adattate con pazienza a ciò che siamo.

È questo, in fondo, lo spirito dell’Accordo stesso: custodire la nostra identità e, nel custodirla, migliorarla. Portare il valore dell’essere sammarinesi dentro un orizzonte più ampio, senza smarrirlo e senza chiuderlo in una teca.

Mi torna spesso alla mente la lezione di De Gasperi. Fu un uomo prudente, certo; ma la sua prudenza stava nella misura dei passaggi, mai nella timidezza delle scelte di fondo.

Su quelle seppe essere audace, perché comprendeva che certi momenti della storia non tornano, e che il coraggio, quando è accompagnato dal giudizio, smette di essere un azzardo e diventa una forma di responsabilità.

Vorrei affidare questo pensiero ai colleghi con cui condivido il lavoro in Aula, qualunque sia la loro parte. E vorrei affidarlo anche a quanti, soprattutto tra i più giovani, guardano alla politica e si domandano se valga la pena di farne parte.

A loro direi soltanto che tra il restare fermi e il correre senza meta c’è una terza strada, meno rumorosa e più faticosa: quella di chi studia, riflette, ascolta, e poi sceglie.

Forse la prudenza, quella vera, non è altro che questo. Non l’arte di stare fermi, ma l’arte di muoversi bene.

E forse, davanti al mare aperto che ci attende, è proprio la domanda che vale la pena porci, ciascuno per la propria parte: che genere di navigatori vogliamo essere.

Lorenzo Bugli

Tre volte libertà Lettera aperta alla politica sammarinese, alla ripresa dei lavori – di Lorenzo Bugli