Nuova escalation in Medio Oriente. L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il recente accordo di pace dopo gli attacchi americani contro alcune postazioni sulla costa meridionale del Paese. Teheran sostiene che i raid abbiano colpito strutture di sorveglianza costiera e afferma di aver risposto con attacchi contro obiettivi militari statunitensi, rivendicando il diritto alla legittima difesa.
Il vicepresidente americano JD Vance ha difeso l’operazione con parole dure: “Alla violenza risponderemo con la violenza”, ribadendo che, secondo Washington, l’Iran aveva violato gli impegni assunti nel cessate il fuoco. Anche le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno confermato di aver colpito postazioni militari statunitensi nella regione come rappresaglia ai raid Usa.
Sul piano diplomatico, intanto, Israele e Libano hanno firmato a Washington un accordo quadro che punta a riaprire il dialogo e a favorire un percorso verso la pace. Il segretario di Stato americano Marco Rubio lo ha definito “un primo passo”, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo considera “un colpo all’Iran”. Di diverso avviso Hezbollah, che respinge l’intesa giudicandola una minaccia alla sovranità del Libano.
La tensione resta elevata anche lungo il confine israelo-libanese. Nella notte, secondo media libanesi, sono stati segnalati bombardamenti israeliani nei pressi di Markaba, mentre a Beirut sostenitori di Hezbollah sono scesi in piazza contro l’accordo, con l’intervento dell’esercito per contenere le proteste.





