Dopo l’approfondimento pubblicato da Insider, oggi anche il Resto del Carlino accende i riflettori sulla protesta delle cooperative taxi di Rimini, Riccione e Ravenna. Pulazza: «Servono controlli e rispetto delle regole»
L’inchiesta pubblicata ieri da Insider sui taxi e NCC sammarinesi che operano lungo la Riviera romagnola ha rapidamente oltrepassato il confine ed è approdata anche sulla stampa italiana. Oggi il tema è stato infatti ripreso dal Resto del Carlino, che ha dedicato ampio spazio alla segnalazione presentata dalle cooperative taxi di Rimini, Riccione e Ravenna alle autorità italiane e sammarinesi.
Una vicenda che sta facendo discutere da settimane tra gli operatori del settore e che ora è finita ufficialmente sul tavolo della Polizia Stradale, dell’Urat, il registro automezzi e trasporti della Repubblica di San Marino, e del Dipartimento Economia e Finanze del Titano.
L’approfondimento di Insider aveva acceso i riflettori sul fenomeno dei cosiddetti vettori “di confine”: taxi e NCC con targa sammarinese che vengono avvistati quotidianamente nei principali punti di attrazione turistica della Riviera, dalle stazioni ferroviarie agli alberghi, passando per il lungomare, la Fiera di Rimini, il Palacongressi, l’aeroporto Fellini e il porto di Ravenna.
Secondo le cooperative firmatarie dell’esposto, il problema non riguarda i servizi da e per San Marino, che nessuno contesta, ma la presunta presenza stabile di alcuni operatori sammarinesi sul territorio italiano. Una situazione che, a loro giudizio, rischierebbe di alterare il mercato e di creare una concorrenza non equilibrata rispetto ai tassisti italiani.
Nell’articolo pubblicato oggi dal Carlino trova spazio anche l’intervento di Stefano Pulazza, presidente della Cooperativa Taxisti Riminesi, che ribadisce la posizione della categoria.
«Nessuno mette in discussione il diritto di effettuare servizi da e per San Marino, ma il problema nasce quando alcuni mezzi scendono stabilmente sul territorio italiano e lavorano come se avessero una licenza rilasciata dai Comuni della Riviera», afferma Pulazza.
Secondo il presidente della cooperativa riminese, i mezzi sammarinesi verrebbero frequentemente notati nei luoghi dove si concentra la maggiore domanda di trasporto. «Questi mezzi stazionano spesso nei luoghi dove c’è maggiore richiesta di trasporto: aeroporto, stazioni, alberghi, lungomare, Fiera, Palacongressi di Rimini, ma anche Riccione e Ravenna, compresa l’area del porto. Se un operatore sammarinese viene a prelevare una persona per portarla sul Titano o arriva da San Marino con un cliente, nessuno ha nulla da contestare. Il problema è quando l’attività diventa continuativa e si trasforma di fatto in un servizio svolto stabilmente nelle nostre città».
Da qui la richiesta di verifiche avanzata dalle cooperative. «Noi siamo soggetti a regole precise, controlli, tariffe e obblighi stabiliti dalla normativa italiana. Chiediamo semplicemente che le stesse regole vengano rispettate da tutti», sottolinea Pulazza, che rivolge anche un appello alle istituzioni sammarinesi affinché sensibilizzino gli operatori sul rispetto delle norme che regolano i servizi transfrontalieri.
La vicenda è destinata a far discutere ancora. Se da una parte le cooperative taxi italiane chiedono maggiori controlli e l’applicazione rigorosa delle regole, dall’altra emerge anche il tema opposto, con segnalazioni che riguarderebbero tassisti italiani che salirebbero sul Titano per effettuare servizi di trasporto. Un quadro complesso che ora attende le verifiche delle autorità competenti dei due Paesi.





