Giovagnoli (Psd): “Se la Bulgaria blocca l’accordo per difendere un suo imprenditore è una guerra diplomatica a San Marino, ora serve compattezza”

da | 18 Giu 2026

Nel dibattito del Consiglio Grande e Generale del 17 giugno 2026 è intervenuto il consigliere Gerardo Giovagnoli (Psd).

Gerardo Giovagnoli (Psd): Ci ritroviamo in questo comma comunicazioni a valutare l’affare bulgaro, ma questa volta in presenza di un’espressione chiara del Tribunale, dato che sono arrivati dei rinvii a giudizio. Nei giorni scorsi c’erano molti dubbi sulla portata del “piano parallelo” o sulle vicende dell’acquisizione di BSM, ma ora sappiamo che, dal punto di vista del nostro Tribunale del quale ci fidiamo, ci sono elementi per dire che i responsabili qui e in Bulgaria non hanno agito secondo le regole. È un fatto rilevante che mette la Repubblica in un contesto in cui alcuni in quest’aula non hanno ancora capito la portata della sfida. Apprezzo gli interventi dei consiglieri Matteo Zeppa e Silvia Cecchetti che hanno messo al centro il fatto che questa battaglia non riguarda le nostre solite beghe di periferia o di partito, ma un problema esterno in cui noi siamo la parte che non provoca la guerra. Qualcuno ha detto erroneamente che San Marino fa la guerra alla Bulgaria, ma è il contrario: se un Paese intende bloccare un accordo internazionale a causa di un problema di un suo imprenditore, allora è quel Paese che dichiara guerra diplomatica a San Marino. Quello che succede viene rimbalzato verso Bruxelles e coinvolge tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea e anche il Principato di Andorra, impedendo il viaggio verso l’accordo di associazione. Noi dobbiamo farci forti di quanto siamo cambiati in questi anni; in altri periodi non avremmo avuto le stesse armi per dire che non siamo noi a sbagliare. Dal punto di vista delle regole internazionali e della separazione dei poteri, spero che nessuno qui dentro voglia usare questi fatti per sabotare il Paese. Nelle prossime settimane, se la Bulgaria dovesse confermare ufficialmente che il problema è quello, dovremo essere tutti compatti come sistema Paese, non per difendere un partito o il governo, ma San Marino in quanto tale. Su questa sfida internazionale non possiamo inciampare, è una prova di maturità. Dobbiamo dimostrare di saper stare al gioco multilaterale facendo forza sui fatti e sulle analisi altrui. In questi quindici anni, da quando siamo usciti dalla blacklist, abbiamo fatto molti passi avanti sotto un occhio investigativo che non è a pagamento; se il Fondo Monetario in passato ci dava valutazioni negative, non era perché non avevamo pagato abbastanza. Le valutazioni positive di oggi del Consiglio d’Europa, del Fondo Monetario e delle agenzie di rating su questo settore specifico ci dicono che San Marino è diversa. Dobbiamo essere orgogliosi e convinti di questi effetti; poi, se ci sono responsabilità politiche faremo luce con la commissione d’inchiesta, ma ora il punto è portare a casa il risultato per il Paese. Non dobbiamo bilateralizzare il rapporto ma multilateralizzarlo: quando saremo nell’accordo di associazione avremo a che fare con una moltitudine di Stati e con l’Unione Europea, che è un organismo complicato. Questa fase è un esercizio utile per il futuro, per imparare a non risolvere tutto in “baruffe” ma aumentando la nostra qualità. Ritengo che questa fase debba essere per tutti noi ricostituente, per reagire alle pressioni esterne in modo diverso dal passato e aumentare la qualità dell’operato del Consiglio e del governo. Non si tratta di fare rivoluzioni, ma di fare l’ultimo passo per avere davvero gli anticorpi necessari; non siamo lontani, in altre epoche questi casi sarebbero stati insabbiati o la politica avrebbe interferito con la magistratura, ma oggi non è andata così perché siamo cambiati.

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