Repubblica Futura interviene sul progetto di legge in materia di fine vita, esprimendo forte insoddisfazione per il percorso che ha portato il testo all’esame del Consiglio Grande e Generale dopo il passaggio in Commissione.
Nel comunicato il movimento sostiene che la maggioranza abbia rinunciato alla possibilità di costruire una normativa condivisa su una materia particolarmente delicata. “Anche Repubblica Futura desidera evidenziare – come già fatto dai proponenti del progetto di legge di iniziativa legislativa popolare in materia di ‘Fine Vita’ e come dichiarato nell’aula consiliare dagli stessi commissari di maggioranza – il suo rammarico per l’occasione persa dalle forze politiche di maggioranza di mettere da parte logiche di schieramento e lavorare insieme per concordare un testo unitario su una materia particolarmente delicata, su cui sarebbe stato auspicabile un consenso unanime”, si legge nella nota.
Secondo RF, nei mesi precedenti non vi sarebbe stato un confronto preliminare tra maggioranza e opposizione. Il partito afferma che i gruppi consiliari di minoranza abbiano svolto un intenso lavoro di approfondimento, anche attraverso l’analisi delle normative adottate in altri Paesi europei, ma che i contributi proposti non sarebbero stati presi in considerazione. “In sede di commissione i lavori sono stati ripetutamente interrotti perché la maggioranza su vari aspetti non era concorde e – di fatto – in nessuna considerazione sono stati tenuti gli emendamenti dell’opposizione”, sostiene il movimento.
Pur riconoscendo le finalità originarie del progetto di legge di iniziativa popolare, Repubblica Futura ritiene che il testo sia peggiorato nel corso dell’esame commissionale. “Avevamo apprezzato la volontà dei proponenti di definire un quadro normativo chiaro, che assicurasse certezza giuridica, rispetto della volontà del paziente e responsabilità condivisa tra cittadini, medici e istituzioni”, scrive il partito, aggiungendo che il fine vita rappresenta “una delle questioni più delicate e complesse che una società democratica sia chiamata ad affrontare”.
Tra le principali criticità evidenziate vi è il tema delle Disposizioni anticipate di trattamento (DATS). Secondo RF il testo uscito dalla Commissione non chiarirebbe adeguatamente il valore vincolante delle disposizioni espresse dal paziente. Il movimento contesta inoltre la scelta di eliminare dal progetto di legge l’allegato contenente il modulo per l’espressione delle volontà future del paziente, rinviando la definizione dello strumento a un successivo decreto delegato.
Altre osservazioni riguardano la disciplina relativa ai minori e alle persone incapaci di autodeterminarsi. Repubblica Futura sostiene di aver presentato proposte ispirate alle migliori pratiche europee per rafforzare le tutele in questi casi, ma ritiene che il testo approvato in Commissione sia “ampiamente insoddisfacente”.
Nel comunicato vengono inoltre contestate le modifiche relative ai costi delle DATS. RF ricorda che il progetto iniziale prevedeva l’esenzione totale da imposte, mentre il testo attuale introduce il pagamento dell’imposta minima di 70 euro, oltre ai costi connessi alla registrazione e alle eventuali modifiche successive.
Il partito segnala infine che non sarebbe stato affrontato il tema del fine vita nelle donne in gravidanza, questione sulla quale aveva presentato uno specifico emendamento.
Nelle conclusioni Repubblica Futura torna a criticare il metodo adottato dalla maggioranza, sostenendo che sarebbe stato necessario un confronto più ampio prima dell’arrivo del provvedimento in aula. “Ciò non è avvenuto e ne siamo profondamente dispiaciuti, perché in tal modo la politica non ha certo reso un buon servizio alla nostra comunità”, afferma il movimento, che definisce quanto accaduto “l’ennesima occasione persa da una maggioranza pasticciona, incapace di fare davvero politica e capace solo o di rinviare la soluzione delle questioni spinose o di ‘tirare dritto'”.





