Due droni lanciati dall’Iran hanno preso di mira nella notte obiettivi istituzionali nel Kurdistan iracheno, aumentando ulteriormente la tensione in Medio Oriente proprio mentre giunge a scadenza il cessate il fuoco degli ultimi due mesi.
Secondo quanto riferito dai media locali, si tratterebbe di due droni Hadid-110 diretti contro l’ufficio del primo ministro della regione del Kurdistan, Masrour Barzani, e la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza nel distretto di Pirmam, nella provincia di Erbil. Non risultano vittime.
La Direzione generale per l’Antiterrorismo del Kurdistan ha condannato duramente l’azione, definendola “del tutto inaccettabile” e avvertendo che i responsabili dovranno assumersi “la piena responsabilità delle conseguenze”.
Intanto, secondo il Wall Street Journal, Teheran avrebbe sfruttato i circa 60 giorni trascorsi dalla firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti non per preparare una nuova fase diplomatica, ma per rafforzare le proprie capacità militari in vista di una possibile ripresa dei combattimenti.
Il quotidiano americano, citando funzionari iraniani e arabi, riferisce che l’Iran avrebbe aumentato la produzione di missili e droni e affidato incarichi strategici a esponenti considerati più intransigenti.
Alla base di questa strategia ci sarebbe la convinzione di Teheran che Washington stia utilizzando la tregua per guadagnare tempo in vista di un possibile nuovo attacco. Uno scenario che, con la scadenza del cessate il fuoco, alimenta i timori di una nuova escalation nella regione.
