Giulia Muratori, Segretaria di Libera, sulle priorità di Governo e maggioranza per l’autunno
Segretaria Muratori, dopo la pausa estiva si aprirà una fase importante per Governo e maggioranza. Quali devono essere le priorità?
Ci aspetta un autunno importante nel quale credo sia necessario concentrarsi su alcuni obiettivi concreti, portando a compimento il lavoro già avviato.
Partiamo dall’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Siamo vicini a un passaggio storico, quello della firma, che dobbiamo accogliere con grande soddisfazione. Ma contemporaneamente inizia una fase nuova, con una sfida interna e una esterna.
Dobbiamo preparare il Paese e soprattutto la Pubblica Amministrazione alla mole di lavoro che accompagnerà l’attuazione dell’Accordo, investendo in organizzazione, formazione e competenze. Questa deve essere anche l’occasione per valorizzare le professionalità sammarinesi e quelle che abbiamo già all’interno della PA. Abbiamo persone preparate, che conoscono profondamente l’Amministrazione e il nostro Paese e che devono poter crescere, assumersi maggiori responsabilità e concorrere anche per le posizioni apicali.
Per questo riteniamo importante, a partire dalle dirigenze, rafforzare il ricorso ai bandi di concorso come strumento ordinario di selezione, attraverso procedure trasparenti, criteri chiari e pari possibilità di accesso. Dobbiamo avere maggiore consapevolezza del valore e delle competenze che San Marino è in grado di esprimere.
Sul fronte esterno dovremo invece continuare con determinazione il lavoro diplomatico nei confronti degli Stati membri. L’Accordo ha natura mista e il percorso non termina con la firma, occorrerà accompagnare il successivo iter europeo e le ratifiche nazionali.
Sul fronte economico quali sono le priorità?
Dobbiamo continuare a sostenere uno sviluppo economico capace di attrarre investimenti di qualità, innovazione e occupazione qualificata. In questo quadro assume sempre maggiore importanza anche il tema energetico: sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti, efficienza energetica e fonti rinnovabili significano maggiore autonomia e competitività.
Parallelamente dobbiamo continuare a occuparci del potere d’acquisto, soprattutto dei redditi medio-bassi. Le tariffe sociali per energia, gas e acqua sono strumenti importanti e dobbiamo valutarne costantemente l’efficacia.
Ma il costo della vita non si affronta soltanto con i bonus. Un nido accessibile, servizi pubblici efficienti, politiche abitative e la possibilità di conciliare famiglia e lavoro incidono concretamente sul bilancio delle persone.
Sulla sanità si parla molto del nuovo ospedale. È questa la priorità?
È una scelta strategica per il futuro, ma prima dell’edificio dobbiamo definire con chiarezza il modello sanitario che vogliamo, quali servizi rafforzare e dove costruire collaborazioni più strutturate con le realtà sanitarie che ci circondano.
Rafforzare gli accordi con l’Emilia-Romagna e con i territori limitrofi, sviluppando collaborazione e reciprocità nelle prestazioni, rappresenta un’opportunità importante.
Nel frattempo, però, le priorità immediate sono altre: ridurre concretamente le liste d’attesa e rafforzare la medicina territoriale. I servizi territoriali sono un patrimonio da preservare e vanno messi nelle condizioni di lavorare. I cittadini giudicano la sanità dalla capacità di ottenere una risposta quando ne hanno bisogno.
A settembre è attesa anche la legge a sostegno della famiglia. Alcune mamme hanno raccolto firme chiedendone l’approvazione. Cosa ne pensa?
È una richiesta che va ascoltata con rispetto e che testimonia quanto questo provvedimento sia atteso. La legge arriverà in Consiglio a settembre e credo che la maggioranza debba portare a compimento questo lavoro.
È un provvedimento costruito attraverso il contributo di Governo, maggioranza e parti sociali.
Come Libera siamo soddisfatti del contributo che abbiamo dato, ma soprattutto del metodo con cui siamo arrivati alle nostre proposte: siamo partiti dall’ascolto.
Parliamo continuamente di giovani, di denatalità, del perché si fanno meno figli. Forse dovremmo parlare un po’ meno dei giovani e molto di più con i giovani, cercando di capire quali siano davvero le loro esigenze, le loro aspettative e le difficoltà che incontrano quando pensano di costruire una famiglia.
Molte delle proposte che abbiamo portato in questa legge nascono proprio dal confronto con giovani mamme e giovani famiglie. Donne con figli piccoli che vogliono occuparsene ma che, giustamente, tengono anche al proprio lavoro, alla propria autonomia e al percorso professionale che hanno costruito. E padri che chiedono di poter essere maggiormente presenti nella cura dei propri figli.
La politica non dovrebbe chiedere ai giovani di adattare le proprie vite a un modello deciso da altri. Dovrebbe ascoltarli e provare a costruire intorno alle loro vite condizioni, servizi e tutele che rendano più libera la scelta di avere un figlio.
E cosa è emerso da questo ascolto?
Una questione molto forte riguarda il rapporto tra maternità e lavoro. Gli aiuti economici sono importanti, ma per molte giovani donne c’è anche la paura che avere un figlio significhi rallentare o compromettere il proprio percorso professionale.
Per questo abbiamo sostenuto due misure molto concrete. La prima riguarda la carriera: i periodi di maternità e di aspettativa saranno riconosciuti come periodi lavorati ai fini della progressione, anche per le situazioni pregresse previste dalla legge.
La seconda riguarda la pensione: chi sceglie il part-time per occuparsi dei figli avrà i contributi pensionistici riconosciuti come se avesse lavorato a tempo pieno. In questo modo, aver ridotto l’orario di lavoro per dedicarsi alla cura dei figli non significherà ritrovarsi domani con una pensione penalizzata.
Una donna non deve pagare sulla propria carriera e sulla propria pensione il tempo che ha dedicato alla cura dei figli.
Non possiamo chiederle di scegliere tra essere madre, lavorare e costruire la propria autonomia. Dobbiamo provare ad agire su ciò che le sta intorno: il lavoro, i congedi, i servizi per l’infanzia e una maggiore condivisione del lavoro di cura.
Abbiamo tantissime giovani donne preparate e competenti. Perché dovremmo chiedere loro di scegliere tra il proprio percorso professionale e la possibilità di avere dei figli? La politica dovrebbe creare, per quanto possibile, le condizioni perché possano fare entrambe le cose.
Ed è dentro questa stessa impostazione che si collocano le altre misure della legge: il congedo di paternità che passa da 10 a 20 giorni, il rafforzamento del congedo parentale (ex aspettativa post partum), i permessi retribuiti per le visite mediche dei figli, le maggiori tutele in caso di malattia del figlio, gli interventi sulle rette di nidi e refezione e il riconoscimento della figura del caregiver.
Non dobbiamo limitarci a chiedere ai giovani di fare più figli. Dobbiamo prima ascoltarli e costruire un Paese nel quale scegliere di averne sia un po’ meno difficile.
