Nessun nuovo assalto alla frontiera di Ceuta nel giorno di Ferragosto. Il tentativo, annunciato nei giorni precedenti sui social, non si è concretizzato grazie al massiccio dispositivo messo in campo dalle autorità marocchine.
Sulle alture di Fnideq, a circa due chilometri dal confine, le forze di Rabat hanno disperso diversi gruppi di migranti con cariche, lacrimogeni, droni, elicotteri e unità cinofile. Quasi 300 persone sono state fermate, in gran parte provenienti dall’Africa subsahariana, e trasferite lontano dalla frontiera. Altre centinaia sarebbero rimaste nascoste nei boschi.
La situazione appare molto diversa rispetto a quanto accaduto tra il 30 e il 31 luglio, quando decine di migliaia di persone erano riuscite a raggiungere Ceuta, soprattutto via mare. Questa volta il Marocco ha impedito il passaggio, mentre sul lato spagnolo era stato predisposto un imponente schieramento di sicurezza.
L’emergenza, però, resta dentro l’exclave. Secondo le stime, tra 5mila e 9mila migranti si troverebbero ancora a Ceuta, molti dei quali accampati in condizioni precarie sulla spiaggia di El Trampolin. Mancano servizi igienici, acqua e strutture adeguate.
Le autorità sanitarie hanno segnalato casi di gastroenterite, tubercolosi e aggressioni sessuali, mentre il governo spagnolo sta lavorando ai rimpatri e alla gestione delle richieste di asilo. Particolarmente delicata la posizione dei quasi 1.900 minori non accompagnati già identificati.
Intanto alcune decine di migranti hanno inscenato un sit-in pacifico, chiedendo protezione internazionale e opponendosi al rischio di espulsioni collettive. Sullo sfondo restano anche le tensioni politiche tra Madrid e altri Paesi europei sulla gestione della crisi migratoria.
