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Attualità

Cimiteri, via libera al decreto sulle estumulazioni: meno di 200 posti liberi in tutta San Marino. Il Consiglio ratifica le nuove regole per recuperare loculi e ossari

Meno di 200 posti liberi nei cimiteri di tutta San Marino, a fronte di circa 300 decessi ogni anno. E in alcuni castelli trovare un loculo è ormai diventato impossibile.

Per affrontare l’emergenza, il Consiglio Grande e Generale dà il via libera al decreto delegato n. 118 sulle disposizioni in materia di polizia mortuaria, che rivede le scadenze delle concessioni di loculi e ossari e apre la strada a nuove estumulazioni per recuperare spazi.

Il provvedimento, ratificato mercoledì 4 novembre con 24 voti favorevoli, 5 contrari e un astenuto, divide maggioranza e opposizione, soprattutto sulla possibilità per lo Stato di rientrare in possesso di loculi assegnati molti decenni fa.

A fotografare la situazione è il segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi, che porta in aula i numeri dell’emergenza. «Abbiamo una situazione estremamente critica. A Faetano non abbiamo loculi liberi e ci sono solo 17 sepolture a terra.

A Serravalle non ci sono né sepolture a terra né loculi liberi. A Montalbo abbiamo 80 posti liberi a terra e non abbiamo loculi disponibili».

Una situazione che riguarda ormai quasi tutto il territorio, con Montegiardino e Chiesanuova unici cimiteri senza particolari criticità. Ogni anno nella Repubblica si registrano circa 300 decessi: in 200 casi le famiglie chiedono una sepoltura tradizionale, mentre in un centinaio si ricorre direttamente alla cremazione.

Una scelta, quest’ultima, che secondo Belluzzi in alcuni casi viene fatta proprio per consentire al defunto di riposare nel cimitero del proprio castello, dove altrimenti non ci sarebbe posto.

Il decreto punta quindi a recuperare spazi all’interno dei cimiteri esistenti, intervenendo sulle concessioni più vecchie. Il riferimento è il 1957, individuato come primo spartiacque per riorganizzare le scadenze.

Dal 2027 potranno essere liberati d’ufficio anche alcuni loculi concessi in quell’anno e mai utilizzati. Una misura che, secondo il governo, permetterà di recuperare posti soprattutto a Faetano e Montalbo.

«Entro tre anni dobbiamo fare in modo che in tutti i nostri cimiteri ci siano posti liberi per dare sepoltura ai nostri concittadini dovunque lo desiderino. Oggi questo non è possibile», spiega Belluzzi. Il segretario assicura che la questione viene affrontata con delicatezza, ma ribadisce che non è più possibile rinviare gli interventi.

Le estumulazioni rappresentano uno dei passaggi più delicati dell’intera operazione. La consigliera Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) riferisce che è già stata individuata la ditta che dovrebbe occuparsi delle operazioni e chiede di rafforzare il personale dello Stato civile, chiamato a gestire le pratiche e i rapporti con le famiglie.

Belluzzi annuncia incontri informativi nei castelli e una formazione specifica per gli operatori incaricati di contattare i parenti prima degli interventi.

Resta inoltre la possibilità, nei casi previsti, di rinnovare le concessioni e di riunire resti o ceneri di più familiari nello stesso loculo.

È proprio sul diritto delle famiglie a mantenere i loculi assegnati in passato che si concentra lo scontro politico. Fabio Righi (D-ML) osserva che per anni molti cittadini sono stati convinti di acquistare un loculo e non semplicemente il diritto a utilizzarlo per un determinato periodo.

Antonella Mularoni (RF) sostiene di aver visto documenti nei quali si parla espressamente di vendita e avverte che intervenire sulle assegnazioni precedenti al 2010, senza trovare un accordo con i familiari, potrebbe aprire una lunga serie di contenziosi. C’è poi il problema dei sammarinesi residenti all’estero, che potrebbero tornare in Repubblica e scoprire che i resti dei propri cari sono stati spostati senza averne avuto notizia.

Sulla stessa linea Nicola Renzi (RF), secondo cui in passato ci sarebbero state vere e proprie compravendite, con loculi acquistati dallo Stato e successivamente rivenduti tra privati. «A nostro avviso non è tollerabile l’esproprio di diritti acquisiti», afferma.

Belluzzi replica ricordando che la riforma del 2010 ha chiarito la natura delle assegnazioni, qualificandole come concessioni e non come vendite. Il segretario annuncia comunque ulteriori verifiche sulle cessioni avvenute negli anni, sulle trascrizioni mancanti e sull’esatta individuazione dei loculi.

Silvia Cecchetti (PSD) osserva che, qualora dovessero nascere controversie sulla proprietà, spetterà ai tribunali risolverle, mentre alla politica compete garantire la possibilità di una sepoltura.

L’opposizione contesta anche la scelta di puntare soprattutto sul recupero dei posti esistenti, anziché costruire nuovi cimiteri. Maria Katia Savoretti (RF) presenta un ordine del giorno per individuare un’area destinata a un nuovo cimitero, eventualmente monumentale e memoriale, con spazi dedicati alle ceneri e alle sepolture attraverso capsule biodegradabili.

La proposta chiede inoltre di tutelare i diritti acquisiti, aumentare il contributo alla cremazione e riferire in Consiglio entro sei mesi.

Gaetano Troina (D-ML) domanda perché, a sedici anni dalla riforma del 2010, non si sia ancora provveduto ad ampliare i cimiteri dove esistono terreni adatti. Righi invita a valutare anche il coinvolgimento dei privati, qualora mettessero a disposizione aree utilizzabili.

La maggioranza difende invece la necessità di intervenire subito. Matteo Rossi (PSD) condivide la scelta di limitare gli ampliamenti e sfruttare meglio gli spazi già disponibili. «Bisogna cercare una soluzione per ricavare spazi all’interno dei cimiteri esistenti», sottolinea, ricordando che il problema è conosciuto da anni e che anche diversi esponenti dell’opposizione hanno ricoperto incarichi di governo.

Tommaso Rossini (PSD) osserva che costruire un nuovo cimitero richiederebbe tempo e non risolverebbe necessariamente il problema di chi desidera essere sepolto nel proprio castello. Anche Ilaria Baciocchi (PSD) difende il decreto, considerandolo il risultato di un percorso avviato nelle legislature precedenti.

Sul fronte dei lavori, a Fiorentino gli interventi dovrebbero concludersi nei primi mesi del 2027, mentre a Domagnano il cantiere partirà nello stesso anno, consentendo però di recuperare soltanto un numero limitato di posti.

Il segretario di Stato Matteo Ciacci indica proprio il 2027 come l’anno in cui concretizzare gli interventi previsti a Fiorentino, Faetano, Domagnano e Acquaviva. «L’obiettivo principale che ci siamo dati come Governo e come maggioranza è fare sì che i nostri concittadini possano essere sepolti nel castello di residenza», chiarisce.

Nel dibattito trova spazio anche il tema della cremazione, con il contributo pubblico passato da 1.000 a 500 euro. Renzi e Mularoni contestano il dimezzamento dell’aiuto economico, osservando che la carenza di loculi rischia di condizionare una decisione che dovrebbe restare personale. Sara Conti (RF) sollecita inoltre l’introduzione della Capsula Mundi, una capsula biodegradabile sopra la quale viene piantato un albero.

Ciacci riferisce che su questa soluzione è in corso una sperimentazione.

Mirko Dolcini (D-ML) chiede invece di rivedere i tempi delle esumazioni delle sepolture a terra, valutando una durata di venti o venticinque anni anziché dieci. «Procedere all’esumazione dieci anni dopo un’inumazione mi sembra veramente troppo poco», osserva.

Belluzzi si dice disponibile ad approfondire la questione.

Tra le altre richieste, Vladimiro Selva (Libera) propone di riconoscere una precedenza al coniuge superstite quando accanto al familiare già sepolto esiste un posto disponibile. Manuel Ciavatta (PDCS) invita a finanziare gli ampliamenti già progettati, mentre Dolcini richiama anche le difficoltà dei cittadini che, per motivi religiosi, sono costretti a cercare una sepoltura fuori dalla Repubblica.

Si discute inoltre delle condizioni della camera ardente, giudicata inadeguata da Sara Conti anche per le cerimonie di commiato civile.

In chiusura Belluzzi torna sulle responsabilità politiche di un’emergenza che, a suo giudizio, si trascina da troppo tempo. «Se proprio vogliamo essere intellettualmente onesti, allora bisogna dire che la responsabilità è collettiva, di una classe politica che non si è posta la questione dell’emergenza dei cimiteri e che non ha sciolto un nodo importante».

Il decreto viene quindi ratificato con 24 voti favorevoli, 5 contrari e un astenuto, aprendo la strada all’applicazione delle nuove scadenze e alle operazioni di recupero dei loculi a partire dal 2027.

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