Nel corso della seduta odierna del Consiglio Grande e Generale, durante il dibattito sul progetto di legge che modifica il Regolamento consiliare, è intervenuto il consigliere Enrico Carattoni (Repubblica Futura). Di seguito l’intervento integrale, riproposto senza variazioni né modifiche.
Enrico Carattoni (Rf): Io parto da una considerazione preliminare che si lega strettamente anche al dibattito di ieri. In sostanza, vedo il tentativo continuo di trovare degli escamotage per abbassare costantemente il livello e la qualità del confronto democratico in quest’aula. La proposta che è emersa ieri, e che stiamo vivendo ancora oggi, è sintomatica: qual è stata la sostanza del ragionamento? Quella di appaltare a dei tecnici lo studio e l’esame dei progetti di riforma del nostro ordinamento. Ma sapete qual è l’unico vero scopo? È quello di evitare ciò a cui quest’aula è naturalmente deputata, ovvero il dibattito e il confronto democratico preliminare rispetto all’approvazione dei progetti di legge. Questo è il ruolo principe di questo Consiglio, un ruolo al quale però, ogni tanto, si vanno ad erodere fette di funzioni perché ci si è annoiati di voler aumentare la qualità e il livello del confronto. Non si capisce che tante volte proprio da questo confronto possono nascere molte iniziative positive. Lo dimostra il progetto di legge approvato ieri: tra il deposito e l’approvazione definitiva sono passati appena due mesi e mezzo per un testo di sessanta articoli. Questa è la riprova che, se esiste la volontà politica di arrivare a un obiettivo, l’obiettivo si può perseguire tranquillamente senza bisogno di queste scorciatoie procedurali. Pensiamo anche all’approvazione della legge di bilancio, sulla quale abbiamo voluto inserire con testardaggine alcuni emendamenti che sono stati approvati con estrema fatica. Abbiamo dovuto utilizzare dei metodi estremi, se volete, come l’ostruzionismo o gli interventi a oltranza per costringere la maggioranza ad approvare qualcosa che non tornasse in tasca a noi, ma che fosse utile alla popolazione. Mi riferisco alla questione delle rette degli asili nido, alla questione dei centri estivi o alla tutela dei lavoratori che non si vedono versati i contributi previdenziali. Sarebbe questo il crimine commesso? È questo il crimine per il quale oggi si sta cercando di comprimere in maniera anormale i tempi del dibattito in questo Paese? Certo che ci sono delle distorsioni, ma la Commissione per le riforme istituzionali — che è stata affossata dal governo e da quei “pasdaran” che non vogliono il confronto — aveva proprio lo scopo di risolverle. Banalmente, a questa forma si sarebbe potuto arrivare prevedendo uno statuto delle opposizioni, un tema sul quale non vi siete mai voluti confrontare seriamente e sul quale non avete mai avuto la dignità di mettere una parola chiara. Avete sempre voluto parlare di altro e ora arrivate con un provvedimentino di legge scritto talmente male da non capire neanche che quella legge doveva essere una legge qualificata e non una legge ordinaria; questa è la vostra capacità e la competenza che dimostrate. E poi accusate l’opposizione di non saper fare il proprio lavoro. Ho sentito delle affermazioni della consigliera Ilaria Bacciocchi che mi fanno accapponare la pelle quando dice che bisogna presentare gli emendamenti in un certo modo. Abbiamo visto degli emendamenti in passato che non c’entravano nulla con il progetto di legge in discussione. È come se noi presentassimo oggi degli emendamenti totalmente estranei, ma vi ricordate quando il Partito dei Socialisti e dei Democratici ha fatto una battaglia, per carità legittima, inserendo e innovando un intero capitolo del codice penale introducendo i reati contro gli animali all’interno di un progetto di legge che riguardava i reati finanziari come l’appropriazione indebita? Abbiamo dovuto cambiare il titolo di quella legge perché altrimenti, cercandola sul motore di ricerca del Consiglio, nessuno l’avrebbe mai trovata. Vi rendete conto che ci accusate delle stesse cose che fate voi? Qui la competenza emerge a fiotti proprio perché oggi si decide di attribuire a un organismo come quello dell’Ufficio di Segreteria un potere del tutto innaturale: quello di decidere sulla legittimità degli emendamenti proposti solo dai parlamentari, solo dai consiglieri. Badate bene, non si parla degli emendamenti del governo, che spende milioni di euro in consulenze come le ultime che abbiamo visto; no, solo quelli del Consiglio Grande e Generale. Quando la Commissione di controllo sulla finanza pubblica appena dice una parola viene subito “silenziata”, si cambiano i membri perché guai a sindacare sulle spese del Congresso di Stato; però sugli emendamenti per le rette degli asili o i centri estivi, lì invece l’opposizione deve essere fermata. Allora si inserisce un Ufficio di Segreteria arricchito di due persone che godono della mia massima stima, come il dirigente della Ragioneria Generale dello Stato e dell’Avvocatura dello Stato. Sono due persone che stimo incondizionatamente, ma che non sono parlamentari di questa Repubblica. Come possono due persone che non sono state elette poter intervenire e dire se degli emendamenti hanno o meno la copertura finanziaria? Vi rendete conto della follia? In Italia la Ragioneria Generale dello Stato esprime comunque un parere perché nessuno può mettersi in contrasto con il volere del Parlamento che è sovrano. Se non capite questo, allora non è una questione di scrivere leggi o chiamare consulenti: qui mancano proprio le basi della cultura democratica di un Paese, basi che vanno riscritte completamente, e il livello asfittico che stiamo vivendo in questo dibattito ne è la riprova.





